Se l'Europa resta in ritardo
di Massimo Giordano , di Massimo GiordanoÈ una crisi di competitività al rallentatore quella che L’Europa sta vivendo da vent’anni a questa parte. Una crisi che ne sta compromettendo le prospettive di crescita e che affonda le radici soprattutto nel divario tecnologico, in primis nei confronti degli Stati Uniti. In gioco, da qui al 2040, ci sono dai 2.000 ai 4.000 miliardi di euro l’anno di valore aggiunto che non avvantaggerebbero solo le aziende, ma si tradurrebbero in reddito, occupazione, investimenti e sviluppo economico. Un valore pari al 30-70% della crescita del Pil prevista per l’Europa tra il 2019 e il 2040. La stima emerge dal nuovo studio del McKinsey Global Institute “Securing Europe’s future beyond energy: Addressing its corporate and technology gap”, che mostra come tra le dieci tecnologie che permeeranno sempre più settori economici – dall’intelligenza artificiale alle biotecnologie, passando per il cloud e la connettività &ndas…
È una crisi di competitività al rallentatore quella che L’Europa sta vivendo da vent’anni a questa parte. Una crisi che ne sta compromettendo le prospettive di crescita e che affonda le radici soprattutto nel divario tecnologico, in primis nei confronti degli Stati Uniti. In gioco, da qui al 2040, ci sono dai 2.000 ai 4.000 miliardi di euro l’anno di valore aggiunto che non avvantaggerebbero solo le aziende, ma si tradurrebbero in reddito, occupazione, investimenti e sviluppo economico. Un valore pari al 30-70% della crescita del Pil prevista per l’Europa tra il 2019 e il 2040. La stima emerge dal nuovo studio del McKinsey Global Institute “Securing Europe’s future beyond energy: Addressing its corporate and technology gap”, che mostra come tra le dieci tecnologie che permeeranno sempre più settori economici – dall’intelligenza artificiale alle biotecnologie, passando per il cloud e la connettività – il nostro continente primeggi solo in due: cleantech e materiali di nuova generazione. Prendiamo il biotech per esempio: nel periodo 2018-20 gli investimenti europei hanno superato di poco i 40 miliardi di dollari, contro i 260 miliardi degli Usa. Se consideriamo invece le soluzioni cloud, nel 2019 quattro aziende americane hanno investito da sole 80 miliardi di dollari e tre realtà cinesi altri 10 miliardi; in Europa nessun player ha speso più di 1 miliardo.
Se non gestito, questo ritardo rischia di far perdere all’Europa anche i suoi primati storici, come nella sostenibilità e nell’inclusione sociale. L’Europa presenta emissioni di CO2 per capita 2,4 volte inferiori rispetto agli Usa; l’indice di Gini, che misura la diseguaglianza di reddito, è pari a 30 per l’Europa e a 41 Oltreoceano; anche l’aspettativa di vita in Europa è la più alta a livello mondiale. Traguardi che vanno difesi.
Se consideriamo il business, poi, da primatista l’Europa si trova a rincorrere: tra il 2014 e il 2019 le grandi aziende europee hanno registrato rendimenti sul capitale investito inferiori di 3 punti percentuali rispetto alle controparti statunitensi e hanno speso il 40% in meno in ricerca e sviluppo. Scostamenti registrati soprattutto nei settori trainati dalla tecnologia, su cui si gioca la competitività futura. Anche sul fronte delle nuove imprese i segnali sembrano ancora timidi: nel 2021 gli unicorni (startup sopra il miliardo di dollari) non sono mai stati così tanti in Europa dal 2014 e i finanziamenti di venture capital hanno superato quelli della Cina. Ma l’Europa continua a scontare livelli di investimenti tre volte inferiori agli Usa. Le nuove realtà innovative nel nostro Continente faticano quindi a raggiungere dimensioni rilevanti.
Di fronte alla crisi pandemica, l’Europa ha risposto in modo unito (pensiamo a Next Generation Eu). Ma i recenti drammatici sviluppi internazionali hanno posto nuove sfide. Serve maggiore attenzione allo sviluppo delle nuove tecnologie; bisogna sostenere le startup e i loro ecosistemi per creare delle Silicon Valley europee; si devono introdurre meccanismi che agevolino la cooperazione industriale tra i Paesi. Serve un cambio di passo: una nuova traiettoria per l’Europa, supportata da slancio innovativo e maggiore integrazione. Questa strada potrebbe essere la chiave per quella che auspichiamo essere una crescita sostenibile e inclusiva.
L’autore è managing partner McKinsey Mediterraneo