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Russia-Ucraina, ora la guerra diventa di attrito

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Un conflitto lungo aumenta il rischio di escalation, per scelta o per errore. Uno scenario da incubo. Per tutti. Proprio per questo bisogna rilanciare un'ampia e forte iniziativa diplomatica
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Come spesso accade, il massimo sfoggio della forza serve a nascondere una debolezza. Così è stato per questo drammatico anniversario del 9 maggio a Mosca. Celebrato per ricordare la sconfitta "dell'invasore nazista" proprio mentre si sta cercando di invadere un altro Paese, l'Ucraina, nel cuore di quell'Europa "liberata" nei tragici ed indimenticabili giorni del maggio 1945. Putin ha utilizzato toni alti, il richiamo alla storia e alla sicurezza della grande Madre Russia. Minacciata dalla aggressività degli ucraini, fino al punto di cercare di dotarsi di armi nucleari, e dalla sordità dell'Occidente e della Nato. Molta propaganda. Molte bugie. Ma, soprattutto, sembrava il discorso di avvio della "operazione militare speciale" e non quello del 75° giorno di guerra. Eppur, tuttavia, ha in qualche modo segnato uno spartiacque.

In queste durissime settimane si è passati dalla "guerra lampo", ch…

Come spesso accade, il massimo sfoggio della forza serve a nascondere una debolezza. Così è stato per questo drammatico anniversario del 9 maggio a Mosca. Celebrato per ricordare la sconfitta "dell'invasore nazista" proprio mentre si sta cercando di invadere un altro Paese, l'Ucraina, nel cuore di quell'Europa "liberata" nei tragici ed indimenticabili giorni del maggio 1945. Putin ha utilizzato toni alti, il richiamo alla storia e alla sicurezza della grande Madre Russia. Minacciata dalla aggressività degli ucraini, fino al punto di cercare di dotarsi di armi nucleari, e dalla sordità dell'Occidente e della Nato. Molta propaganda. Molte bugie. Ma, soprattutto, sembrava il discorso di avvio della "operazione militare speciale" e non quello del 75° giorno di guerra. Eppur, tuttavia, ha in qualche modo segnato uno spartiacque.

In queste durissime settimane si è passati dalla "guerra lampo", che in pochi giorni doveva portare alla caduta di Kiev, alla liberazione, più limitata, del solo Donbass da celebrare il giorno simbolico della sconfitta del nazifascismo in Europa. Nessuno dei due obiettivi è stato realizzato grazie alla straordinaria e inaspettata "resistenza di popolo" degli ucraini. Con una sorta di rimozione collettiva si è preferito non parlarne.

Una situazione di stallo sostanziale che può aprire una terza fase, quella della "guerra lunga". Una sorta di modernissima "guerra di logoramento". Per la Russia potrebbe rimaterializzarsi il fantasma del pantano afghano che, negli anni '80, ha contribuito in maniera determinante al crollo dell'Unione Sovietica. Una guerra lunga: con costi altissimi e inaccettabili di vite umane, con drammatiche crisi umanitarie, con ripercussioni per gli scenari di sicurezza e di crescita economica dell'interno pianeta.

Una guerra lunga aumenta in maniera esponenziale il rischio di escalation per scelta o per errore. Uno scenario da incubo. Per tutti. Proprio per questa ragione, mentre si sta accanto al popolo ucraino e si sostiene, anche con l'invio di armi, la sua straordinaria resistenza, bisogna rilanciare un'ampia e forte iniziativa diplomatica. È evidente che Putin, al momento, non ha alcuna volontà di negoziare, scommettendo sulla presunta fragilità delle democrazie che ogni giorno devono vincere la sfida della partecipazione e del consenso. Scommessa finora ampiamente persa. Anzi, come un moderno profeta delle "eterogenesi dei fini", Putin ha soltanto rafforzato coloro che voleva indebolire.

Si deve ora aumentare la pressione internazionale sulla Russia. Gli sforzi negoziali della Turchia, pur importanti, non bastano più. Si tratta di puntare a coinvolgere "l'asse dell'indifferenza" che va dall'Asia all'Africa passando per i Paesi Arabi. Di quei Paesi, cioè, che, pur avendo manifestato posizioni differenti nel corso delle discussioni tenute all'Assemblea generale delle Nazioni Unite, si sono mantenuti, per così dire, "distinti e distanti" dalla questione ucraina.

Contemporaneamente, si deve aprire una discussione vera con la Cina. Negli anni immediatamente successivi al crollo del Muro di Berlino la Cina intraprese la decennale sfida per la supremazia mondiale con gli Stati Uniti coniando uno slogan che teneva insieme la visione della sua leadership e la storia millenaria di un Paese: "Nascondi le tue capacità. Aspetta il tuo momento". Oggi, una lunga guerra nel cuore dell'Europa che porti ad una nuova drammatica recessione economica può far sfuggire di mano ai cinesi il "momento" così faticosamente costruito. Il modello cinese, proprio per la sua natura non può permettersi, dopo quella del Covid, due gelate consecutive del Pil mondiale.

Tocca agli Stati Uniti e all'Europa aprire un confronto che parta da un immediato cessate il fuoco e costruisca le condizioni per un negoziato. L'obiettivo non è quello di sconfiggere la Russia, ma di garantire indipendenza, autodeterminazione e sicurezza al popolo ucraino. Sullo sfondo anzi, come prerequisito, non può che esserci lo sforzo per costruire una nuova visione del mondo. Un nuovo ordine mondiale. Proprio nel momento in cui si affaccia l'incubo di una guerra di logoramento, che pensavamo non potesse mai più tornare in Europa, bisogna avere il coraggio e l'ambizione di una grande sfida. È difficile. Molto difficile. Hic rhodus, hic salta.