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Così la lite Mughini-Sgarbi musicata spiega i nuovi melodrammi della tv

In un nuovo meme le parole pronunciate sulla scena sono perfettamente doppiate, accompagnate da un suono di clavicembalo e scandite come in un recitativo di opera settecentesca
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Pareva proprio impossibile che qualcosa tanto anni Novanta come una lite Mughini-Sgarbi al Maurizio Costanzo Show avesse alcunché di significativo da rappresentare, oltre che il saggio originale e certo perverso di tv-nostalgia che di fatto ha costituito.

A convincere del contrario è stato l'estro di Ruben Coco, "creator digitale", compositore, cantautore e insegnante. Sul suo profilo Instagram Coco ha pubblicato il video dei due spezzoni della lite verbale, con il turpiloquio e il fatale spintone che coricò Vittorio Sgarbi.

Nell'audio le parole che furono realmente pronunciate sulla scena (compreso uno struggente "boni!" intercalato dal consumato conduttore) sono ora doppiate, in perfetto sincrono con i movimenti labiali, accompagnate da un suono di clavicembalo e scandite come in un recitativo di opera settecentesca.

Giampiero Mughini fa: "Tu dici in quanto persona umana / essere umano / che la guerra non è un mod…

Pareva proprio impossibile che qualcosa tanto anni Novanta come una lite Mughini-Sgarbi al Maurizio Costanzo Show avesse alcunché di significativo da rappresentare, oltre che il saggio originale e certo perverso di tv-nostalgia che di fatto ha costituito.

A convincere del contrario è stato l'estro di Ruben Coco, "creator digitale", compositore, cantautore e insegnante. Sul suo profilo Instagram Coco ha pubblicato il video dei due spezzoni della lite verbale, con il turpiloquio e il fatale spintone che coricò Vittorio Sgarbi.

Nell'audio le parole che furono realmente pronunciate sulla scena (compreso uno struggente "boni!" intercalato dal consumato conduttore) sono ora doppiate, in perfetto sincrono con i movimenti labiali, accompagnate da un suono di clavicembalo e scandite come in un recitativo di opera settecentesca.

Giampiero Mughini fa: "Tu dici in quanto persona umana / essere umano / che la guerra non è un modo buono per .... / eccetera eccetera. / Tutto qua, tutto qua!". E intanto allunga il braccio e protende e agita la mano aperta, nel porgere i suoi versetti. Gli risponde in un falsetto già esasperato Sgarbi: "Ma non devi essere obbligato a farlo / per lavorare / e per cantare / Non devi essere obbligato...". "Ma calmati!" "Calmati tu, imbecille!".

Di qui si trascende, con gli insulti più correnti nelle liti maschili dall'età delle scuole elementari. La visione e l'ascolto sono raccomandatissimi: specialmente a chi, per dignità e igiene personale, aveva sinora rinunciato a prendere atto del nuovo exploit della coppia di campioni del wrestling verbale televisivo, le Bibliophile e le Connaisseur.

Musicata e doppiata da Coco la scena rivela altro che il talento, indubbio, del creator digitale. Le migliori teorie dell'ironia spiegano come questa sprigioni le sue scintille dall'attrito fra presupposti opposti. I talk show, che in quello eponimo di Costanzo hanno avuto il capostipite e nei nostri giorni vivono una fase certamente estrema, hanno per presupposto il confronto di idee e voci correnti e si offrono a un'audience sempre lieta di scegliere l'agonista per cui fare il tifo.

In contrasto, il doppiaggio da opera buffa (secondo una modalità che non può non ricordare gli inserti in stile lirico di Elio e le Storie tese) mette invece in luce la drammaturgia implicita, il fatto cioè che si tratti di teatro. Non importa sapere se la lite fosse stata o meno sceneggiata in anticipo. Certi virtuosi non hanno bisogno di copione, sanno indovinare a istinto quale sia il canovaccio più adeguato fra quelli offerti dal repertorio della nuova ed eterna commedia all'italiana.

I tempi del duetto e dell'azione scenica, i piani d'ascolto degli astanti, l'imbarazzo di Cruciani, la ghignatina maligna di Bonolis, il frapporsi premuroso di Al Bano, sino alla chiusa solenne di Mughini: "Squallido personaggio!". Tutto è perfetto e fa guadagnare: a Coco, il premio Gioacchino Rossini dell'anno; a Filippo Ceccarelli l'obbligo di prevedere già un aggiornamento del suo pur recentissimo Lì dentro. Gli italiani nei social; a tutti noi, l'occasione per sospettare che gli spaccati di vita cosiddetta reale in tv forse sono soltanto melodrammi di cui non avvertiamo - limite nostro - la musica.