È venuto il momento di chiudere il bar. Dopo aver servito miliardi e miliardi di cocktail fatti con un bel po’ di stimolo, una shakerata di denaro a basso prezzo e una spruzzatina di tassi bassi, la Banca Centrale Europea si prepara a suonare la campanella per gli ultimi ordini, come si fa nei pub inglesi. Se, come disse William McChesney Martin, un vecchio capo della Federal Reserve, il compito di una banca centrale è “portare via la ciotola del punch proprio quando la festa è nel più bello”, Christine Lagarde e i suoi stanno per uscire dalla cucina, vassoi alla mano.
Lo ha detto proprio Lagarde ieri in Slovenia con parole che, a differenza degli indovinelli criptici propri dei signori e signore delle monete, sono state chiarissime:a luglio, dopo la fine dell’acquisto dei buoni del Tesoro della zona euro, i tassi aumenteranno. Fine della festa. Con l’inflazione quasi quattro volte più alta dell’obiettivo ufficiale…
È venuto il momento di chiudere il bar. Dopo aver servito miliardi e miliardi di cocktail fatti con un bel po’ di stimolo, una shakerata di denaro a basso prezzo e una spruzzatina di tassi bassi, la Banca Centrale Europea si prepara a suonare la campanella per gli ultimi ordini, come si fa nei pub inglesi. Se, come disse William McChesney Martin, un vecchio capo della Federal Reserve, il compito di una banca centrale è “portare via la ciotola del punch proprio quando la festa è nel più bello”, Christine Lagarde e i suoi stanno per uscire dalla cucina, vassoi alla mano.
Lo ha detto proprio Lagarde ieri in Slovenia con parole che, a differenza degli indovinelli criptici propri dei signori e signore delle monete, sono state chiarissime:a luglio, dopo la fine dell’acquisto dei buoni del Tesoro della zona euro, i tassi aumenteranno. Fine della festa. Con l’inflazione quasi quattro volte più alta dell’obiettivo ufficiale del 2% la Bce non si può più permettere di ignorarla, anche perché il caro-prezzi è rampante in Germania e, nella gestione Lagarde, quando Berlino si preoccupa Francoforte agisce. Gli americani della Fed hanno già iniziato un ciclo molto aggressivo di rialzo dei tassi che sta spingendo su il dollaro e la Bce sa benissimo che un euro debole inasprirà le spinte inflazionistiche.
Il problema è che la festa dello stimolo monetario dura da più di un decennio e quindi ci saranno parecchie persone che avranno i postumi di una sbornia. A cominciare dai comuni mortali che devono fare un mutuo o prendere soldi in prestito per comprare l’auto, il divano o il motorino. Soprattutto in Italia, dove i tassi per i mutui erano già saliti al 2% — il massimo negli ultimi tre anni — a marzo. Se i prezzi dei prestiti possono schizzare a quei livelli quando i tassi ufficiali della Bce sono negativi, cosa succederà quando Lagarde comincerà ad alzare l’asticella?
L’inflazione — che in aprile ha raggiunto i livelli più alti dall’estate successiva ad Italia ‘90 — più il caro-bollette, un aumento nel costo del denaro costituirebbe un terzo colpo ai portafogli delle famiglie italiane, già provati da due anni di pandemia. Non è un caso che Fabio Panetta, il rappresentante del nostro Paese nel consiglio della Bce, sia il meno convinto della necessità di cominciare i rialzi a luglio.
È vero che, come ha detto Lagarde ieri, la “flessibilità” e la “gradualità” saranno importanti — cioè, a differenza della Fed, la Bce alzerà i tassi a piccoli passi e non ogni mese. Ma una volta sfatato il tabù dei rialzi, sarà difficile convincere i mercati che chi va piano va sano e va lontano. Reinhard Cluse di Ubs, per esempio, già ieri prevedeva che luglio segnerà il primo di sette rialzi per portare i tassi dal — 0.5% al 1.25% nel 2023. I numeri magari sembrano anche piccoli ma il colpo di frusta del cambiamento non sarà da poco.
La realtà è che quando i mercati si convincono che i tassi salgono, gli investitori giocano d’anticipo, facendo leva su strumenti finanziari per aumentare il costo del denaro a prescindere da cosa fa la banca centrale — — lo ha scoperto persino la potentissima Fed che ora si trova a rincorrere le aspettative degli investitori su una lunga serie di rialzi.
Lasciamo i soloni economici a dibattere se i tassi siano l’arma migliore per combattere un’inflazione causata da uno “shock all’offerta” (i colli di bottiglia produttivi causati dalla pandemia prima e la guerra poi, e il caro-energia dovuto alla dipendenza dalla Russia), invece che da un più comune aumento smisurato della domanda (la gente e le aziende comprano di più perché il denaro è a basso prezzo)
Il resto di noi deve tifare Lagarde perché il fallimento di questa politica monetaria avrebbe conseguenze su tutte le nostre vite. L’unica cosa peggiore dell’inflazione è la stagflazione, ovvero l’inflazione accompagnata dalla contrazione o la decelerazione economica. È un evento raro ma non lo si può escludere, viste le condizioni straordinarie (e storiche) che stiamo vivendo. Nelle scorse settimane, per esempio, la Banca d’Inghilterra — prima tra le autorità monetarie dei grandi Paesi — ha lanciato l’allarme recessione per la Gran Bretagna.
Se la Bce forza la mano, alza troppo i tassi e ferisce un’economia della zona euro che, a detta di Panetta, “di fatto ristagna”, il debellamento dell’inflazione avrà un costo troppo alto in termini di disoccupazione, crescita e benessere dei ceti medio-bassi.
Speriamo che i potenti di Francoforte si ricordino che il compito di una banca centrale è sì portare via la ciotola del punch ma senza rendere tutti così poveri da eliminare completamente le feste.