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La mediazione possibile

Il dialogo tra Draghi e Biden, le mosse di Scholz, Macron e Xi per la pace tra Russia e Ucraina
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Draghi a Washington per riportare il presidente Biden in una logica diplomatica e negoziale sulla crisi Ucraina. Macron e Scholz al telefono con il cinese Xi Jinping per staccare almeno un poco Pechino dallo scomodo abbraccio con Putin, scongiurare una nuova guerra fredda tra blocchi contrapposti e far riconoscere alla Cina "il rispetto dell'integrità territoriale e della sovranità" di Kiev. L'Europa vera, quella che conta al di là delle definizioni formali, si sta muovendo all'unisono e con una visione molto precisa per rilanciare una soluzione negoziale al conflitto ed evitare che Putin mascheri il fallimento dei propri obiettivi dietro una guerra di logoramento interminabile e pericolosa. Non sarà facile. Ma a favore della missione di Macron, Draghi e Scholz pesa il fatto che l'invasione dell'Ucraina ha riaperto il dibattito sul destino dell'Europa stessa, costretta a reinventarsi e a rimettersi in gioco nel nuovo ordine…

Draghi a Washington per riportare il presidente Biden in una logica diplomatica e negoziale sulla crisi Ucraina. Macron e Scholz al telefono con il cinese Xi Jinping per staccare almeno un poco Pechino dallo scomodo abbraccio con Putin, scongiurare una nuova guerra fredda tra blocchi contrapposti e far riconoscere alla Cina "il rispetto dell'integrità territoriale e della sovranità" di Kiev. L'Europa vera, quella che conta al di là delle definizioni formali, si sta muovendo all'unisono e con una visione molto precisa per rilanciare una soluzione negoziale al conflitto ed evitare che Putin mascheri il fallimento dei propri obiettivi dietro una guerra di logoramento interminabile e pericolosa. Non sarà facile. Ma a favore della missione di Macron, Draghi e Scholz pesa il fatto che l'invasione dell'Ucraina ha riaperto il dibattito sul destino dell'Europa stessa, costretta a reinventarsi e a rimettersi in gioco nel nuovo ordine globale che si disegnerà al termine di questa crisi. Sia Biden sia Xi ne sono consapevoli. Ed entrambi hanno interesse ad una soluzione che non penalizzi i loro interessi strategici.


La mossa dell'Europa segue anche una divisione di compiti. Draghi è andato a Washington forte di un rapporto personale con Biden che né Scholz né Macron possono vantare. Ed è andato non per prendere ordini, come sostengono i suoi critici nostrani prigionieri di una visione provinciale della politica, ma per avvertire l'alleato americano che c'è un punto del percorso comune a difesa dell'Ucraina in cui le strade di americani ed europei rischiano di divergere. "È una riflessione preventiva, bisogna riflettere sugli obiettivi di questa guerra e poi decidere", ha spiegato ieri il presidente del Consiglio.


Per l'Europa l'obiettivo è far fallire l'offensiva di Putin contro le democrazie e avviare una soluzione diplomatica che consolidi questo risultato in un successo politico dell'Occidente. Il cambio di regime a Mosca, la destabilizzazione della Russia o l'umiliazione dell'aggressore non sono necessariamente nell'interesse europeo. Come certamente non è nell'interesse dell'Europa una guerra che si incancrenisce ai suoi confini, anche se questo potrebbe paradossalmente fare il gioco sia di chi spera di indebolire Putin, sia di un Putin che non vuole riconoscere i propri insuccessi.


Negli Stati Uniti questa visione dei tre leader europei non è necessariamente condivisa. Nell'amministrazione americana c'è chi vede i vantaggi di una nuova guerra fredda che contrapponga stabilmente le democrazie occidentali ai totalitarismi di Cina e Russia relegando l'Europa nel ruolo di alleato minore. Draghi è andato a spiegare a Biden che questo progetto diverge da quello europeo, e a chiedergli sostegno per una ritrovata autonomia strategica dell'Europa che deve nascere nel nuovo ordine post bellico. "A Biden ho detto che questa guerra produrrà cambiamenti drastici in Europa e che Ue e Usa diventeranno ancora più vicini. Gli ho detto "so che lei e' un amico dell'Europa e so di poter contare sul suo sostegno". Lui ha risposto "sì"", ha riferito il presidente del Consiglio.


Sostanzialmente lo stesso discorso è quello che Scholz e Macron hanno tenuto con il presidente cinese. Una divisione del mondo in due blocchi contrapposti darebbe un colpo mortale alla globalizzazione e non sarebbe nell'interesse della Cina. Come non lo sarebbe una Cina prigioniera dell'abbraccio russo e un'Europa in posizione di sudditanza verso gli Stati Uniti. Xi Jinping sembra aver capito il messaggio, sostenendo che il suo Paese non solo difende la sovranità dell'Ucraina ma "ha promosso colloqui di pace a modo suo e supporta i Paesi europei nel prendere in mano la sicurezza dell'Europa". Insomma, anche Pechino si apre ad una soluzione negoziale patrocinata dagli europei. E questo forse potrebbe spiegare l'inattesa moderazione dimostrata da Putin nel suo discorso del 9 maggio, apparso più difensivo che minaccioso contrariamente alle attese di molti. Se anche la Cina prende le distanze dal Cremlino, al leader russo conviene, infatti, cominciare a elaborare una strategia di contenimento dei danni.