Il senso di Draghi per la Storia
di Mario Platero , di Mario PlateroSe c'è qualcuno che mette in dubbio la determinazione e le motivazioni di Draghi nell'avanzare la sua visione per l'Europa o la sua fedeltà all'Europa rispetto all'America vuol dire che non conosce Mario Draghi o la sua storia, anche quella più recente. L'Europa, il suo destino, le sue sfide sono state al centro dei quattro interventi del Presidente del Consiglio nel suo viaggio a Washington, sempre spiegando come una maggiore integrazione sarà possibile grazie alle opportunità offerte dalle crisi. Lo ha detto nell'incontro bilaterale con il presidente Biden, in conferenza stampa, nell'incontro in Congresso e nel discorso all'Atlantic Council delineando nell'insieme un quadro alquanto rivoluzionario.
Se c'è qualcuno che mette in dubbio la determinazione e le motivazioni di Draghi nell'avanzare la sua visione per l'Europa o la sua fedeltà all'Europa rispetto all'America vuol dire che non conosce Mario Draghi o la sua storia, anche quella più recente. L'Europa, il suo destino, le sue sfide sono state al centro dei quattro interventi del Presidente del Consiglio nel suo viaggio a Washington, sempre spiegando come una maggiore integrazione sarà possibile grazie alle opportunità offerte dalle crisi. Lo ha detto nell'incontro bilaterale con il presidente Biden, in conferenza stampa, nell'incontro in Congresso e nel discorso all'Atlantic Council delineando nell'insieme un quadro alquanto rivoluzionario.
L'accelerazione dell'integrazione europea deriva dall'invasione russa dell'Ucraina che, ha detto Draghi "porterà un drastico cambiamento nell'Unione Europea...causando un cambiamento di paradigma nella geopolitica". Le prime conseguenze sul piano pratico saranno quelle della messa a punto di "..un Piano Marshall europeo per l'Ucraina... chiaramente i Paesi europei - come l'Italia - non hanno le risorse nel bilancio nazionale per partecipare alla ricostruzione dell'Ucraina...e quindi occorre risposta collettiva dell'Europa tutta". In sostanza Draghi propone di allargare quello sforzo fiscale collettivo in seno all'Europa che abbiamo visto nascere per la prima volta - e contro ogni previsione - con lo stanziamento di fondi europei nel contesto di un'altra crisi, quella della pandemia.
Draghi non ha parlato di autonomia strategica con Biden, e ha preso atto che i tempi potranno essere lunghi ma ha fatto per la prima volta una proposta concreta, la creazione di un tavolo di lavoro per cominciare a razionalizzare le spese militari: L'Europa spende più di 3 volte in spese militari di quanto spenda la Russia, quindi c'è molta duplicazione. E i sistemi aerei: noi ne abbiamo 146 e gli Stati Uniti ne hanno 38, i russi ne hanno un numero molto inferiore, così via. Prima organizziamo una conferenza per razionalizzare poi pensiamo agli aumenti". Ha anche detto che l'Europa dovrà accelerare la transizione energetica, rilanciare la ripresa economica, affrontare le diseguaglianze: "Si tratta di trasformazioni radicali, che richiedono cambiamenti nelle nostre istituzioni e nei nostri trattati fondanti". Ha anche ricordato il lancio del Next Generation EU: "Un primo seme di quel momento hamiltoniano che due secoli fa ha aiutato a costruire gli Stati Uniti moderni". Draghi ha dunque annunciato all'America che lo sforzo per l'integrazione continuerà. Sa che è possibile per la sua esperienza diretta dopo la crisi finanziaria del 2007/2009. Dopo una prima risposta fu vecchio stile, ancorata all'austerità dei paesi del Nord e a vecchi dogmi, fu Draghi a superare la miopia, le rigidità e a mettere con il suo whatever it takes la Banca Centrale Europea al servizio dell'Unione intera con una politica monetaria espansiva.
Del resto Draghi non fu il primo a confrontarsi con il potenziale positivo da sfruttare in una crisi. Jean Monnet uno dei nostri padri fondatori europei diceva che l'Europa avrebbe trovato la forza per fare passi avanti verso una integrazione più forte nei momenti di crisi. Nel lontano 1974 ha scritto:" I problemi che i nostri Paesi devono superare non sono gli stessi del 1950...Il trasferimento dei poteri a istituzioni comuni e un approccio comune per trovare soluzioni ai problemi sono le uniche risposte al nostro stato di crisi". Volendo parafrasare Monnet, i problemi che gli Stati membri dell'Unione Europea devono affrontare non sono gli stessi degli anni Novanta. E cambiare qualcosa di fondamentale nella Ue non è questione di regole che fanno da impedimento ma di volontà politica. Anche perché senza una ulteriore integrazione potremo assistere a una rovina non solo economica ma istituzionale dell'Europa, cosa che certamente avrebbe auspicato Vladimir Putin come conseguenza della sua invasione dell'Ucraina. Per dare un contesto, il pensiero che Draghi ha espresso a Washington è il risultato dell'esperienza sul campo alla guida della Bce ma anche di un profondo senso della storia, dobbiamo ricordare un discorso per celebrare Monnet che fece a Losanna nel 2017, ben prima della pandemia ma dopo i venti di guerra che la Russia aveva già portato in Crimea: "Quel che viene messo in dubbio è la nostra capacità di gestire l'integrazione in modo che non sia soltanto legittima, ma che produca anche una affetio societatis europea: dobbiamo ascoltare quel che ci viene chiesto dall'Europa ed essere ambiziosi nel rispondere". Per questo sappiamo che quando Draghi davanti a Biden, al Congresso e alla platea dell'Atlantica Council ha annunciato un'Europa il cui obiettivo è di essere un terzo pilastro fra Stati Uniti e Cina lo ha fatto credendoci fino in fondo. Quando dice "le scelte per l'Europa sono brutalmente semplici, possiamo essere padroni del nostro destino o schiavi delle decisioni di altri" spiega all'America, ma anche al resto del mondo, perché l'Europa non ha alternativa a rafforzare e accelerare il processo di integrazione. Forse un sogno lontano, ma che ha motivazioni culturali profonde negli ideali che lo colpirono quando arrivò per la prima volta in America, "di apertura, di generosità dei miei maestri, Franco Modigliani, Paul Samuelson, Bob Solow, dell'intelligenza dei miei colleghi studenti come Paul Krugman o Larry Summers". Forse sono ideali oggi in declino in America. Ma sono ideali "che sono sempre rimasti con me e che mi hanno dato la consapevolezza che le convenzioni possono essere sfidate e rimosse indipendente da quanto profonde siano le loro radici".