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L'Europa riparte da Helsinki

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Perché l'adesione all'Alleanza Atlantica di Finlandia e Svezia sono uno spartiacque nella geopolitica recente
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La richiesta della Finlandia di entrare nella Nato, cui seguirà molto probabilmente domenica quella della Svezia, ridisegna la mappa geopolitica dell'Europa. La Storia, che sembrava finita con il crollo dell'Unione Sovietica e del suo impero, è ripartita furiosamente con la guerra di Putin all'Ucraina. E la Nato, di cui Emmanuel Macron aveva decretato la morte cerebrale in una clamorosa intervista all'Economist del novembre 2019, è più viva e vegeta che mai, anzi prospera con le nuove adesioni in risposta alla minaccia portata dall'Armata russa (ex rossa) al cuore dell'Europa, settantasette anni dopo la fine della Seconda guerra mondiale.

In quello che si preannuncia un vertice epocale, a fine giugno a Madr…

La richiesta della Finlandia di entrare nella Nato, cui seguirà molto probabilmente domenica quella della Svezia, ridisegna la mappa geopolitica dell'Europa. La Storia, che sembrava finita con il crollo dell'Unione Sovietica e del suo impero, è ripartita furiosamente con la guerra di Putin all'Ucraina. E la Nato, di cui Emmanuel Macron aveva decretato la morte cerebrale in una clamorosa intervista all'Economist del novembre 2019, è più viva e vegeta che mai, anzi prospera con le nuove adesioni in risposta alla minaccia portata dall'Armata russa (ex rossa) al cuore dell'Europa, settantasette anni dopo la fine della Seconda guerra mondiale.

In quello che si preannuncia un vertice epocale, a fine giugno a Madrid, la Nato celebrerà l'azionariato più diffuso dalla sua nascita. L'ultimo Stato che aveva fatto richiesta di adesione, prima degli scandinavi, la Macedonia del Nord aveva dovuto attendere moltissimo. Ma per Finlandia e Svezia è già pronto un fast track, una via di accesso privilegiata a causa, come ha detto una fonte dell'Alleanza, "dell'estrema crisi di sicurezza nella regione Euro-Atlantica".


Era stato Winston Chuchill, nel celebre discorso a Fulton, Missouri, il 5 marzo 1946 a parlare di una "cortina di ferro" che "da Stettino nel Baltico a Trieste nell'Adriatico è scesa attraverso il continente". E aveva aggiunto: "Dietro quella linea giacciono tutte le capitali dei vecchi Stati dell'Europa centrale e orientale. Varsavia, Berlino, Praga, Vienna, Budapest, Belgrado, Bucarest e Sofia; tutte queste famose città e le popolazioni attorno a esse giacciono in quella che devo chiamare la sfera sovietica". Sei sarebbero diventate capitali di Stati membri del Patto di Varsavia, la contro-alleanza comunista voluta e diretta da Mosca. Oggi tutte fanno parte della Nato, con la sola eccezione di Belgrado perché dopo la frantumazione della Jugoslavia la Serbia è rimasta sullo spartiacque della sfera di influenza russa. Ma Slovenia e Croazia sono entrate nell'Alleanza atlantica. Con il prossimo arrivo degli scandinavi, che, specie per la Finlandia, avevano fatto della neutralità (sia pure ben armata) la chiave di volta di un buon vicinato con l'Urss, la sentenza di Churchill va riscritta: dal Baltico al Mar Nero una cortina di ferro attraversa l'Europa. Ma anziché dal filo di ferro sovietico, di cui il Muro di Berlino era l'incarnazione visibile e angosciosa, è formata dagli uomini e dalle armi della Nato.


Con l'entrata della Finlandia il confine diretto tra Russia e Paesi della Nato si allunga di 1.300 chilometri e arriva a un totale di 3.750. Il fianco orientale dell'Alleanza è più vicino di 1.100 chilometri al Cremlino di quanto lo era il confine della Germania occidentale nel 1989, l'anno della caduta del Muro. Allora gli Stati Uniti avevano 200mila soldati in Germania. Oggi lungo la linea più a Est della Nato, dal Baltico fino alla Bulgaria sul Mar Nero, sono schierati 330mila uomini e ci sono 130 unità aeree in stato di massima allerta e 150 navi di pattuglia nei mari. Numeri destinati a crescere quando, con il fast track, si aggiungeranno gli eserciti, di altra qualità tra l'altro, di Finlandia e Svezia. Dall'ottobre 2021 a marzo 2022 le forze Nato lungo la linea che va dalle ex Repubbliche baltiche dell'Urss (Estonia, Lettonia e Lituania) alla Bulgaria sono aumentate di dieci volte. Un esempio per tutte: in Polonia erano 1.058, ora sono 10.500. Oggi ci sono carri armati britannici in Polonia, forze speciali d'élite francesi sulle coste romene del Mar Nero, batterie di missili americani puntati verso il cielo della Slovacchia, F-35 norvegesi pronti a intervenire contro invasioni di campo russe sopra la Finlandia.


Ecco perché con l'annuncio della Finlandia ieri e il probabile seguito della Svezia domenica non solo cambiano la mappa geopolitica dell'Europa, ma anche quella militare: la Russia verrà posta in quello che si potrebbe chiamare uno stato di custodia cautelare. La reazione di Mosca è furiosa e l'ex premier Dmitrij Medvedev, sostituto-fantoccio di Putin alla presidenza dal 2008 al 2012, oggi schierato tra i super-falchi della corte dello zar, ha minacciato di nuovo l'uso di armi nucleari. Ma, come gli ha risposto ieri il presidente finlandese Sauli Ninisto, "ve lo siete cercato, guardatevi allo specchio".


Però Biden ha ragione a essere preoccupato che "Putin non abbia una via d'uscita". Nella sua lunga intervista a Oliver Stone, lo zar racconta che, quando era un ragazzo povero nella sua Leningrado, il suo passatempo preferito era dare la caccia ai ratti con un grande bastone. Un giorno chiuse il più grosso roditore che avesse mai cacciato in un angolo. E quello, vistosi perduto, lo morse alla testa. Da allora, racconta Putin a Stone, "ho imparato che bisogna sempre lasciare una vita d'uscita". Oggi il grosso ratto è lui.