L'Ucraina nel cuore della gente. Tutta la "grande Europa" dell'Eurovision Song Contest, compatta, ha votato per la Kalush Orchestra e la loro Stefania. Tutta la "grande Europa" che non è continentale ma musicale, ha cantato in coro le incomprensibili parole del testo, perché non era importante capire cosa stessero cantando, ma cantare con loro. Perché all'Eurovision Song Contest ragione e sentimento hanno trovato un palcoscenico e a Torino la musica, come molto spesso accade, ha tenuto insieme il divertimento e l'impegno. E oltretutto, va detto subito, il brano della Kalush Orchestra meritava anche in termini musicali, con il suo mix di tradizione e modernità, con l'intelligente fusione di folk, rap, dance ed elettronica, con il suo forte richiamo alle radici e il suo sguardo oltre l'orizzonte, decisamente più interessante di molte altre cose viste ed ascoltate nella serata.
Lasciateci dire, retoricamente, che ha "vinto la musica", ovvero la possibilità di ascoltare lingue e culture differenti, tutte insieme, in un clima di libertà e di unità che è quello in cui tutti noi vorremmo vivere, e che noi tutti vogliamo e dobbiamo sostenere e difendere. E in uno show che proponeva nient'altro che canzoni e musica, che avevano in sé un messaggio forte e chiaro, quello della bellezza della diversità, della ricchezza delle moltitudini, della convivenza civile.
Ma senza la serata di ieri la "grande Europa" che tiene insieme 41 paesi molto diversi tra loro, sarebbe stata più buia, più triste e soprattutto più inesistente. Invece c'è, in barba alla politica, ai confini, alle guerre, tenuta insieme da cantanti, ballerini, intrattenitori, che fanno del loro meglio per rendere le nostre vite, tutte insieme, più belle anche solo per qualche minuto. È poco? Solo per chi non vuole ascoltare, solo per chi non ama vivere e sognare, comunque e nonostante tutto. È quello che hanno fatto i ragazzi della Kalush Orchestra, arrivando a Torino, desiderando di poter vivere, suonare, sognare, nonostante tutto. Più chiaro di così...