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La vittoria dell'Ucraina all'Eurovision: ragione e sentimento

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Senza la serata della finale la "grande Europa" che tiene insieme Paesi molto diversi tra loro, sarebbe stata più buia, più triste e soprattutto più inesistente
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L'Ucraina nel cuore della gente. Tutta la "grande Europa" dell'Eurovision Song Contest, compatta, ha votato per la Kalush Orchestra e la loro Stefania. Tutta la "grande Europa" che non è continentale ma musicale, ha cantato in coro le incomprensibili parole del testo, perché non era importante capire cosa stessero cantando, ma cantare con loro. Perché all'Eurovision Song Contest ragione e sentimento hanno trovato un palcoscenico e a Torino la musica, come molto spesso accade, ha tenuto insieme il divertimento e l'impegno. E oltretutto, va detto subito, il brano della Kalush Orchestra meritava anche in termini musicali, con il suo mix di tradizione e modernità, con l'intelligente fusione di folk, rap, dance ed elettronica, con il suo forte richiamo alle radici e il suo sguardo oltre l'orizzonte, decisamente più interessante di molte altre cose viste ed ascoltate nella serata.

L'Ucraina nel cuore della gente. Tutta la "grande Europa" dell'Eurovision Song Contest, compatta, ha votato per la Kalush Orchestra e la loro Stefania. Tutta la "grande Europa" che non è continentale ma musicale, ha cantato in coro le incomprensibili parole del testo, perché non era importante capire cosa stessero cantando, ma cantare con loro. Perché all'Eurovision Song Contest ragione e sentimento hanno trovato un palcoscenico e a Torino la musica, come molto spesso accade, ha tenuto insieme il divertimento e l'impegno. E oltretutto, va detto subito, il brano della Kalush Orchestra meritava anche in termini musicali, con il suo mix di tradizione e modernità, con l'intelligente fusione di folk, rap, dance ed elettronica, con il suo forte richiamo alle radici e il suo sguardo oltre l'orizzonte, decisamente più interessante di molte altre cose viste ed ascoltate nella serata.

Lasciateci dire qualche ovvietà, perché ogni tanto vale la pena: cantare Give peace a chance in apertura della trasmissione era necessario e giusto, per far capire a tutti che anche l'intrattenimento è una cosa seria, che il pop ha a che fare con la vita di tutti i giorni, con i nostri problemi e i nostri sogni, con il dolore ma anche con il futuro. E chiedere di dare una possibilità alla pace è e resta una ovvia, giusta e necessaria richiesta.

Lasciateci dire, retoricamente, che ha "vinto la musica", ovvero la possibilità di ascoltare lingue e culture differenti, tutte insieme, in un clima di libertà e di unità che è quello in cui tutti noi vorremmo vivere, e che noi tutti vogliamo e dobbiamo sostenere e difendere. E in uno show che proponeva nient'altro che canzoni e musica, che avevano in sé un messaggio forte e chiaro, quello della bellezza della diversità, della ricchezza delle moltitudini, della convivenza civile.

Lasciateci anche dire che ha vinto la tv, vecchia e obsoleta forse, ma ancora in grado, quando è fatta bene, con intelligenza, senza timore, di essere una finestra sul mondo aperta a tutti, ricchi e poveri, vecchi e giovani, promuovendo inclusione e fratellanza. Okay, non è Woodstock, pace amore e musica non trionferanno; certo da oggi si tornerà tutti nelle nostre vite, compresa quella terribile e dolorosa che la Kalush Orchestra ritroverà in Ucraina, senza luci, colori, applausi e canzoni; certo la musica non cambierà il mondo, non fermerà la guerra, non renderà meno difficile la vita di chi soffre.

Ma senza la serata di ieri la "grande Europa" che tiene insieme 41 paesi molto diversi tra loro, sarebbe stata più buia, più triste e soprattutto più inesistente. Invece c'è, in barba alla politica, ai confini, alle guerre, tenuta insieme da cantanti, ballerini, intrattenitori, che fanno del loro meglio per rendere le nostre vite, tutte insieme, più belle anche solo per qualche minuto. È poco? Solo per chi non vuole ascoltare, solo per chi non ama vivere e sognare, comunque e nonostante tutto. È quello che hanno fatto i ragazzi della Kalush Orchestra, arrivando a Torino, desiderando di poter vivere, suonare, sognare, nonostante tutto. Più chiaro di così...