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La Nato e quei cinque "no" per Vladimir Putin

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La richiesta di Svezia e Finlandia di entrare nell'Alleanza Atlantica non è una provocazione inutile e pericolosa, ma la conseguenza diretta dell'aggressività militare della Russia
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No, cinque volte no! L'espansione della Nato alla Svezia e alla Finlandia non ha nulla di una provocazione inutile e pericolosa, e il primo motivo di ciò è che, lungi dal reagire alle pressioni americane, è la conseguenza diretta dell'aggressività militare di Vladimir Putin.

Gli Stati Uniti non hanno intimato a finlandesi e svedesi di rinunciare alla loro neutralità. Dal canto loro, gli Stati membri dell'Unione Europea non hanno esercitato pressioni su Stoccolma e Helsinki affinché entrino a far parte dell'Alleanza Atlantica. Non c'è stato un complotto occidentale. Ci sono però 1.300 chilometri di confine, quelli che separano la Finlandia dalla Federazione Russa.

I finlandesi hanno riflettuto sul fatto che, se lo smacco in Ucraina dovesse costringerlo a cercare una fuga in avanti, Vladimir Putin se la prenderebbe con loro più che con i Paesi Baltici che usufruiscono dell'ombrello americano i…

No, cinque volte no! L'espansione della Nato alla Svezia e alla Finlandia non ha nulla di una provocazione inutile e pericolosa, e il primo motivo di ciò è che, lungi dal reagire alle pressioni americane, è la conseguenza diretta dell'aggressività militare di Vladimir Putin.

Gli Stati Uniti non hanno intimato a finlandesi e svedesi di rinunciare alla loro neutralità. Dal canto loro, gli Stati membri dell'Unione Europea non hanno esercitato pressioni su Stoccolma e Helsinki affinché entrino a far parte dell'Alleanza Atlantica. Non c'è stato un complotto occidentale. Ci sono però 1.300 chilometri di confine, quelli che separano la Finlandia dalla Federazione Russa.

I finlandesi hanno riflettuto sul fatto che, se lo smacco in Ucraina dovesse costringerlo a cercare una fuga in avanti, Vladimir Putin se la prenderebbe con loro più che con i Paesi Baltici che usufruiscono dell'ombrello americano in virtù della loro appartenenza alla Nato. Gli svedesi hanno pensato che se Putin se la prendesse con la Finlandia, loro sarebbero inevitabilmente trascinati in guerra oppure si ritroverebbero con una Russia con la lancia in resta alle porte.

I due Paesi, dunque, hanno preferito optare preventivamente non per la guerra, ma per la solidarietà dell'Alleanza Atlantica: in questo non c'è nulla - secondo motivo per non parlare di provocazione - che possa alimentare il "complesso di accerchiamento della Russia". Bisogna farla finita con questo luogo comune.

La Russia, il Paese più grande del mondo, è accerchiata per definizione ma, diversamente da quello che ciò potrebbe lasciare intendere, non è accerchiata dagli occidentali. È accerchiata dall'Unione Europea e dalla Nato su uno dei suoi lati, ma sull'altro è dalla Cina, suo principale alleato, dalla Bielorussia, che ricade sotto il suo controllo, dal Caucaso e dall'Asia centrale dove esercita una forte influenza e, naturalmente, dall'Ucraina, dove oggi sta cercando di delineare una zona cuscinetto che vorrebbe annettere.

Esistono accerchiamenti peggiori di questo e - terzo motivo per smettere di temere di irritare Putin - non dobbiamo dimenticare che, prima che egli annettesse la Crimea, gli ucraini avevano respinto in massa l'idea di un ingresso del loro Paese nell'Alleanza Atlantica. Se allora erano stati in molti a rifiutare l'adesione, oggi sono molti coloro che la auspicano ma, avendoli amputati di una intera parte del loro territorio, Putin li ha convinti della necessità di aderire alla Nato, proprio come aggredendo l'Ucraina ha appena convinto la Finlandia e la Svezia.

Questo presidente non può lamentarsi di quello che provocano le sue provocazioni e - quarto motivo, a questo punto, per non voler trattare con riguardo la suscettibilità dell'aggressore - i vicini occidentali di Putin hanno invece più motivi di temerlo che il contrario. Né l'Ucraina né alcun Paese dell'Alleanza Atlantica hanno mai annesso un solo centimetro quadrato di territorio russo, e non si sognerebbero mai di farlo, mentre la Russia ha annesso la Crimea e si è legata alla Transnistria, l'Abcasia, l'Ossezia del Sud e un'ampia parte del Donbass.

Il quinto motivo per non preoccuparsi di offendere Putin è quindi questo: la vera questione non è sapere come non farlo arrabbiare, ma come fermarlo. Supponiamo, infatti, che vinca questa guerra. L'impero russo ricostituito a quel punto confinerebbe con i Paesi membri dell'Unione Europea e dell'Alleanza Atlantica. Putin potrebbe sentirsi di nuovo accerchiato e, forte della sua vittoria, potrebbe cercare di respingere la "minaccia occidentale" allungando le mani, come nei secoli scorsi, su Polonia, Paesi Baltici e Finlandia, che non hanno torto a temere i corsi e ricorsi storici.

È un circolo senza fine quello che potrebbe rimettersi in moto in Ucraina. Il giorno in cui Putin darà ordine alle sue truppe di ritirarsi, però, per noi verrà il momento di non ripetere l'errore del Trattato di Versailles, di non umiliare la Russia ma di creare, insieme a essa, le condizioni di stabilità e di prosperità dell'Europa, il nostro continente che, un giorno, potrà diventare comune.

Traduzione di Anna Bissanti