A ben vedere, Berlusconi non ha corretto quasi nulla del discorso di Treviglio. Certo, non c’è una giustificazione formale dell’invasione russa, anzi si conferma la posizione ufficiale di Forza Italia che è di condanna. Ma il cuore dell’intervento berlusconiano è altrove. È nell’attacco all’amministrazione Biden, accusata di fomentare la guerra; ed è nella contrarietà all’invio di armamenti pesanti all’Ucraina. Qui la nota diffusa ieri allo scopo di tamponare l’effetto del discorso finisce invece per ribadirne la sostanza.
Una volta di più la politica estera in un’ora drammatica, con una guerra in corso, viene piegata ai giochi tattici del cabotaggio domestico. Berlusconi dimostra di non essere da meno di Salvini, di Conte e dell’arcipelago dei piccoli gruppi di estrema sinistra ed estrema destra. Si dirà che il fondatore di Forza Italia dimostra - e non da oggi - di n…
A ben vedere, Berlusconi non ha corretto quasi nulla del discorso di Treviglio. Certo, non c’è una giustificazione formale dell’invasione russa, anzi si conferma la posizione ufficiale di Forza Italia che è di condanna. Ma il cuore dell’intervento berlusconiano è altrove. È nell’attacco all’amministrazione Biden, accusata di fomentare la guerra; ed è nella contrarietà all’invio di armamenti pesanti all’Ucraina. Qui la nota diffusa ieri allo scopo di tamponare l’effetto del discorso finisce invece per ribadirne la sostanza.
Una volta di più la politica estera in un’ora drammatica, con una guerra in corso, viene piegata ai giochi tattici del cabotaggio domestico. Berlusconi dimostra di non essere da meno di Salvini, di Conte e dell’arcipelago dei piccoli gruppi di estrema sinistra ed estrema destra. Si dirà che il fondatore di Forza Italia dimostra - e non da oggi - di non avere più la lucidità che anni fa gli riconoscevano anche gli avversari. E nemmeno riesce a nascondere di contare ormai assai poco sulla scena internazionale. Uscita di scena Angela Merkel, da lui a suo tempo svillaneggiata ma pur sempre leader dei Popolari europei a cui appartiene Forza Italia, a Berlusconi era rimasto il solo Putin per tessere una relazione politica e, come sappiamo, persino amicale. Con Biden, e prima con Obama, i rapporti sono sempre stati inesistenti, a differenza della stagione di Bush jr.
Ne deriva che l’attacco al presidente Usa sarebbe stato impensabile con il Berlusconi di una volta, desideroso di tessere una sua trama sul palcoscenico del mondo (vedi Pratica di Mare). Ma il Berlusconi di oggi è un signore che se la prende con chi lo ignora, ossia con chi gli fa pesare la sua irrilevanza. Di conseguenza egli sente il richiamo della foresta. È vero, aveva detto giorni fa di essere “deluso da Putin”. Ma tale delusione non gli ha impedito di ricalcare buona parte delle tesi di Mosca circa la miopia dell’occidente e i rischi di inviare armi alla resistenza ucraina. Lo avrà fatto per non lasciare campo aperto a Salvini, il suo alleato con cui si è incontrato proprio ieri (c’era anche Giorgia Meloni). Sarà desideroso di non perdere il contatto con quella parte di opinione che teme il prolungamento del conflitto e diffida della Nato come di tutto ciò che ha l’impronta americana. Di fatto l’Italia è l’unico Paese dell’Europa occidentale in cui le posizioni più o meno comprensive delle ragioni russe e viceversa intransigenti verso l’Ucraina aggredita sono così manifeste e trasversali.
Domani il premier Draghi sarà in Parlamento per leggere una nota “informativa” relativa alla posizione italiana e all’invio di nuove armi a Kiev. Come è noto, non è previsto un voto. Tuttavia il nervosismo della maggioranza ha creato una situazione nuova, nella quale vari soggetti fanno il doppio gioco. L’ambiguità di Berlusconi che insegue Salvini il quale a sua volta non vuole lasciare spazio a Conte crea uno strano clima intorno al governo il cui titolare ha tenuto fin qui una linea atlantica molto netta. La contraddizione è logorante. Ma è proprio quello che vuole ottenere il composito fronte cosiddetto “pacifista”. Quasi nessuno intende votare contro il governo, ma tutti vogliono far credere di essere pronti a farlo: peccato che il passaggio parlamentare non lo preveda. Se Draghi decidesse, con un colpo di scena, di mettere ai voti un testo, si vedrebbe il “bluff” di questo teatro politico non troppo appassionante.