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Francia, una premier non fa parità

Parigi, la premier francese Elisabeth Borne  (ansa)
Elisabeth Borne guida il nuovo governo, ma ci sono voluti trent'anni. L'inclusione di leader donne procede a rilento
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I giovani francesi sono cresciuti negli ultimi trent'anni senza aver mai visto il Paese governato da una donna. Prima della nomina di Elisabeth Borne, l'unico precedente risaliva infatti al 1991 quando al Matignon, sede dell'esecutivo, arrivò la socialista Edith Cresson, andata via dopo appena undici mesi inseguita da accuse di incompetenza, magari giustificate anche se spesso i giudizi diventano più severi quando una donna conquista una poltrona di solito occupata da uomini.

Trent'anni sono passati, senza che nessun capo di Stato, di sinistra o di destra, abbia osato affidare di nuovo la guida di un governo a una donna. Lo stesso …

I giovani francesi sono cresciuti negli ultimi trent'anni senza aver mai visto il Paese governato da una donna. Prima della nomina di Elisabeth Borne, l'unico precedente risaliva infatti al 1991 quando al Matignon, sede dell'esecutivo, arrivò la socialista Edith Cresson, andata via dopo appena undici mesi inseguita da accuse di incompetenza, magari giustificate anche se spesso i giudizi diventano più severi quando una donna conquista una poltrona di solito occupata da uomini.

Trent'anni sono passati, senza che nessun capo di Stato, di sinistra o di destra, abbia osato affidare di nuovo la guida di un governo a una donna. Lo stesso Emmanuel Macron, partito dall'idea di dare un segnale di parità, ha fatto trascorrere quasi venti giorni prima di decidersi per Borne, con il suo entourage che lamentava la difficoltà nel reclutare il profilo giusto. In realtà è la solita mancanza di immaginazione quando si tratta di uscire dalla logica della boy's band.

Alla fine come Première ministre - il titolo è stato finalmente declinato al femminile nel protocollo - il capo di Stato ha scelto una delle sue ministre di punta. Borne, sessantuno anni, dal 2017 ha guidato dicasteri come Trasporti, Transizione ecologica e Lavoro, e questa volta nessuno si azzarda a dire che non sia competente. Ora le viene rimproverato di mancare di carisma perché è una tecnocrate, ma si potrebbe anche ribattere che ha saputo portare avanti importanti riforme volute da Macron, osteggiate dai sindacati e criticabili quanto si vuole, dimostrando però di avere una dose di coraggio politico.

L'arrivo di una donna ai vertici dello Stato non dovrebbe più essere una notizia in una grande democrazia occidentale. Eppure Borne ha sentito il bisogno di dedicare la sua nomina alle bambine francesi, incoraggiandole a credere nei loro sogni e promettendo di impegnare il suo governo nella promozione della parità.

C'è stata Angela Merkel a rompere il soffitto di cristallo nel lontano 2005 e oggi in molte altre democrazie europee (Danimarca, Finlandia, Lituania, Svezia o Estonia) le donne sono al potere senza che la questione del genere sia più oggetto di dibattito.

È la Francia ad essere terribilmente in ritardo o, come ha notato giustamente Cresson negli ultimi giorni, non è piuttosto la classe politica ad essere "arretrata"? La Quinta Repubblica, con il suo semi-presidenzialismo, promuove un'incarnazione virile del potere, con l'eterno riferimento al generale De Gaulle.

La prima svolta è stata nel 2007 con la candidatura alle presidenziali della socialista Ségolène Royal arrivata al secondo turno. Da allora è stata Marine Le Pen a ritrovarsi per due volte al ballottaggio della corsa all'Eliseo. Ma la stessa Le Pen non si è mai preoccupata di rispettare criteri di parità nelle candidature del suo partito nonostante ci siano leggi che incitano in tal senso. Il sistema maggioritario a collegio uninominale favorisce inoltre i candidati già eletti, quindi principalmente gli uomini, a differenza del sistema proporzionale di lista, che consente l'inclusione delle donne.

Se la rappresentanza femminile sta lentamente migliorando all'Assemblée Nationale, con il 38,8% dei deputati, le donne sono meno di un quinto tra i sindaci, appena l'11,4% alla guida dei consigli comunali. Lo stesso Macron è circondato soprattutto da uomini nella cerchia di suoi più fidati consiglieri politici. Qualche giorno fa si è discusso della foto di gruppo che ha dato il via alla nuova coalizione della maggioranza, Ensemble, in vista delle legislative di giugno: un muro di cravatte. Sebbene i francesi siano favorevoli alla presenza di donne nella sfera politica - lo registrano tutti i sondaggi - l'inclusione di nuove future leader politiche procede a rilento.

Il movimento #MeToo ha contribuito ad abbassare la soglia di tolleranza anche su commenti maschilisti, in Parlamento è stato approvato un apposito regolamento, dopo che a lungo nessuno si scandalizzava per battute su scollature o insulti sessisti. Almeno la nuova premier non dovrà subire ciò che Cresson ha vissuto trent'anni fa. L'opinione pubblica, con la cassa di risonanza dei social, non lo rende più possibile.