Joe Biden e la sfida dell'Asia
di Gianni Vernetti , di Gianni VernettiE' iniziata venerdì 20 maggio la prima visita di Joe Biden in Asia da quando è stato eletto presidente con il duplice obiettivo di rafforzare i legami e l’agenda comune fra le democrazie dell’Indo-Pacifico e al tempo stesso lanciare un chiaro messaggio alla Cina su Russia e Taiwan.
A Tokyo, Joe Biden si incontrerà anche con i leader del Quad, il Quadrilateral Security Dialogue, quell’embrione di alleanza politico-militare fra le democrazie asiatiche che riunisce gli Usa con India, Australia e Giappone. Sarà questo il primo incontro bilaterale con il premier indiano Narendra Modi da quando è iniziato il conflitto in Ucraina e sarà anche l’occasione per tentare di riannodare i fili del rapporto strategico con l’India raffreddato in queste settimane di guerra nel cuore dell’Europa.
La grande democrazia indiana si è astenuta tre volte alle Nazioni Unite non votando le risoluzioni di condanna d…
E' iniziata venerdì 20 maggio la prima visita di Joe Biden in Asia da quando è stato eletto presidente con il duplice obiettivo di rafforzare i legami e l’agenda comune fra le democrazie dell’Indo-Pacifico e al tempo stesso lanciare un chiaro messaggio alla Cina su Russia e Taiwan.
A Tokyo, Joe Biden si incontrerà anche con i leader del Quad, il Quadrilateral Security Dialogue, quell’embrione di alleanza politico-militare fra le democrazie asiatiche che riunisce gli Usa con India, Australia e Giappone. Sarà questo il primo incontro bilaterale con il premier indiano Narendra Modi da quando è iniziato il conflitto in Ucraina e sarà anche l’occasione per tentare di riannodare i fili del rapporto strategico con l’India raffreddato in queste settimane di guerra nel cuore dell’Europa.
La grande democrazia indiana si è astenuta tre volte alle Nazioni Unite non votando le risoluzioni di condanna della Russia dopo l’invasione dell’Ucraina, invertendo una positiva tendenza di avvicinamento all’Occidente realizzata negli ultimi anni e creando non pochi grattacapi nelle cancelliere di Europa, Usa e fra le democrazie dell’Indo-Pacifico.
L’India del nuovo millennio, prima con il governo di Singh, e del partito del Congresso guidato dalla dinastia dei Gandhi, poi con la lunga stagione di Modi e del suo Bharatiya Janata Party (il partito del popolo indiano), aveva abbandonato la stagione del “non allineamento” e la storica contiguità con l’Unione Sovietica, per avvicinarsi a tappe forzate alla comunità delle democrazie.
La crescente competizione con l’autocrazia di Pechino e l’assertività cinese lungo la frontiera himalayana; la nascita del Quad con Usa, Giappone e Australia; gli accordi bilaterali di cooperazione economica e difesa e sicurezza con Canberra e Tokyo; la crescente cooperazione bilaterale con Taiwan, sono stati tutti importanti indicatori della nascita di un’area politica di cooperazione strategica fra le democrazie dell’Indo-Pacifico: un “Occidente largo” fondato sull’integrazione fra il pilastro atlantico e quello dell’Indo-Pacifico in grado di rappresentare la migliore riposta possibile alle minacce geo-economiche e geo-politiche delle autocrazie russa e cinese.
La guerra nel cuore dell’Europa ha però svelato un potenziale elemento di debolezza di questo disegno: la forte dipendenza dell’India dalla Russia per ciò che concerne sia le forniture belliche che quelle energetiche.
Secondo i dati del Stockholm International Peace Research Institute di Stoccolma, che svolge un costante monitoraggio delle spese e delle forniture belliche su scala globale, l’India è dipendente dalla Russia per oltre il 70% delle proprie forniture militari, nonostante i tentativi di diversificazione promossi dal governo Modi in particolare verso Usa, Israele e Francia. Fra il 2017 e il 2021 le forniture belliche di questi tre Paesi verso l’India sono raddoppiate: droni e cyber-security da Israele, jet Rafale da Parigi, forniture di aerei da trasporto e missili da Washington.
Il recente viaggio di Boris Johnson a Delhi si è concluso con la sigla di un ampio accordo di cooperazione che permetterà alla Gran Bretagna di rilanciare le relazioni bilaterali in materia di sicurezza e difesa in particolare nel settore aeronautico.
Colmare questo gap, per permettere all’India di mantenere elevati standard tecnologici dei propri sistemi di sicurezza e affrancarsi dalla dipendenza russa, è un interesse reciproco di India e Occidente. Ma le prospettive di un riallineamento strategico dell’India con l’Occidente non riguardano soltanto il settore della difesa.
Dopo il summit con il premier britannico, la visita a fine aprile di Ursula von der Leyen a Delhi e gli incontri a Parigi e Berlino fra Modi, Macron e Scholz hanno definito la cornice entro la quale collocare il rilancio delle intese strategiche fra India e Occidente.
Accordo con la Germania che sosterrà Delhi nel raggiungimento dei propri obiettivi su clima e rinnovabili con 10 miliardi di euro; partnership estesa e a tutto campo con la Gran Bretagna su difesa e sicurezza; un accordo strategico con la Francia, il Paese europeo con la maggiore presenza nell’Indo-Pacifico, su difesa, commercio, energia, agricoltura, sostengo al Made in India e alle infrastrutture industriali locali, sono i primi passi concreti di una cooperazione che non può che rafforzarsi.
E i primi segnali da Delhi non si sono fatti attendere: l’India ha cancellato l’ordine di acquisto dalla Russia di 48 elicotteri Mi-17 e ha accolto l’invito europeo di ripresa del negoziato fra Unione Europea e India per giungere alla firma dell’Accordo di Libero scambio che certificherebbe l’apertura di una nuova stagione di cooperazione economica e commerciale.
L’Italia non potrà che trarre vantaggi da una nuova stagione di integrazione fra Europa e India, a cominciare dall’incremento dell’interscambio commerciale ancora oggi bloccato a soli 9 miliardi di euro.