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Ucraina, bugie e dietrologie

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Le fake news sui guadagni Usa per riformimenti e ricostruzione di un'area grande come il Veneto dopo l'invasione russa
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Come nel caso del Covid, la guerra in Ucraina ha dato la stura a un florilegio di leggende e dietrologie. E come nel caso del Covid, persone professionalmente preparate nel proprio campo si lanciano in ragionamenti apparentemente sofisticati ma in realtà stravaganti e senza il minimo riscontro fattuale.


Un esempio fra i tanti di queste teorie balzane è l'idea che gli Stati Uniti (con il concorso della Gran Bretagna) soffino sul fuoco del conflitto e cerchino di ritardarne la conclusione perché maggiori sono le distruzioni, maggiori i vantaggi economici che ricaveranno dalla ricostruzione dell'Ucraina e più in generale dal disordine europeo.


Secondo un documento del Centre for Economic Policy Reform, preparato da economisti ucraini, russi e…

Come nel caso del Covid, la guerra in Ucraina ha dato la stura a un florilegio di leggende e dietrologie. E come nel caso del Covid, persone professionalmente preparate nel proprio campo si lanciano in ragionamenti apparentemente sofisticati ma in realtà stravaganti e senza il minimo riscontro fattuale.


Un esempio fra i tanti di queste teorie balzane è l'idea che gli Stati Uniti (con il concorso della Gran Bretagna) soffino sul fuoco del conflitto e cerchino di ritardarne la conclusione perché maggiori sono le distruzioni, maggiori i vantaggi economici che ricaveranno dalla ricostruzione dell'Ucraina e più in generale dal disordine europeo.


Secondo un documento del Centre for Economic Policy Reform, preparato da economisti ucraini, russi e occidentali, la ricostruzione dell'Ucraina richiederà tra i 200 e i 500 miliardi di dollari, spalmati su almeno 5 anni. La stima tuttavia è di un mese fa, da allora altre distruzioni si sono aggiunte. Facciamo 700 miliardi per abbondare. Supponiamo, sempre per abbondare, che le imprese americane si "accaparrino" il 30 per cento delle commesse, circa 200 miliardi, o 40 miliardi l'anno. Naturalmente non tutto questo rappresenta Pil aggiuntivo per gli Usa, e tantomeno profitti aggiuntivi. Ma ignoriamo questo particolare, e sempre per abbondare supponiamo che le imprese americane ne ottengano un profitto del 50 per cento, o 20 miliardi annui. Il Pil Usa è di oltre 21 mila miliardi, i profitti delle imprese americane 2.250 miliardi. Quindi stiamo parlando, in uno scenario estremamente favorevole a questa favola, dello 0,1 per cento del Pil e dell'1 per cento dei profitti delle imprese statunitensi.


Davvero qualcuno pensa che il governo americano rischi una guerra nucleare e scientemente ritardi la fine delle ostilità, con tutte le tragedie e i lutti che questo comporta, per cifre così irrisorie? Ma c'è molto di più. Il Pil ucraino è di 155 miliardi di dollari, come il Veneto e meno di un terzo del Belgio. Qualcuno pensa che gli Usa impostino la propria politica estera in base ai propri interessi economici in Veneto? Ritardando la fine delle ostilità, gli Stati Uniti mettono a repentaglio i rapporti commerciali con la Cina e ovviamente la stessa Russia, con un Pil rispettivamente 100 e 10 volte quello ucraino.


Ovviamente l'Ucraina non potrà mai ripagare 700 miliardi di aiuti. Molti dovranno essere prestiti, e molti sussidi a fondo perduto. Quindi una parte dei soldi che riceverebbe in commesse Uncle Sam dovrebbe regalarli all'Ucraina. Il Senato Usa giovedì ha approvato 40 miliardi di aiuti all'Ucraina, di cui circa 20 a fondo perduto per scopi quali i rifugiati, l'emergenza cibo etc. Si dirà che fu lo stesso con il Piano Marshall: gli Usa pagarono perché era nel loro interesse ricostruire l'Europa per a loro volta beneficiarne economicamente. Ma allora l'Europa era di fatto l'unico partner possibile per gli Usa: la Cina e l'India erano ancora economicamente quasi inesistenti, l'Africa ancora colonizzata, l'America Latina in declino e guidata da partiti nazionalisti che predicavano l'autarchia.


Un'Europa ricostruita sarebbe stata economicamente pari agli Usa; un'Ucraina ricostruita rimarrà sempre un'entità economicamente infinitesima rispetto agli Usa. Per dare un'idea degli ordini di grandezza, il governo Usa l'anno scorso ha varato un gigantesco piano di aumento della spesa pubblica per 1.900 miliardi di dollari, e un altro ne arriverà quest'anno. L'ultima cosa cui possono essere interessati sono le commesse della ricostruzione di un Paese che vale economicamente come il Veneto.


Una versione ancora più inarticolata di questa favola sostiene che continuare le ostilità favorisca l'industria bellica statunitense. Anche qui bastano due numeri per invalidare questa tesi. Secondo il Forum on Arms Trade, finora gli Usa hanno già trasferito o promesso armi per 3,6 miliardi all'Ucraina. Dei restanti 20 miliardi di aiuti approvati giovedì, 15 sono per la fornitura di armi o per l'addestramento delle truppe ucraine, e circa 5 per la difesa Usa. Numeri irrisori rispetto alla spesa militare Usa, circa 800 miliardi l'anno.


Infine c'è chi sostiene che gli Stati Uniti vogliano prolungare la guerra per prendere il posto della Russia nell'esportare gas naturale in Europa. Questo è un argomento complesso, ma la sostanza è semplice: gli Usa hanno già firmato un accordo per fornire gas liquefatto pari a un terzo delle attuali importazioni Ue dalla Russia. Per fornirne di più, dovrebbero aumentare ulteriormente la capacità produttiva. Questo richiede molto tempo e risorse; e quando gli Stati Uniti saranno in grado di esportare, la Ue avrà probabilmente ridotto molto la domanda di gas e diversificato le importazioni. Morale: difficile che gli Usa vogliano o possano andare oltre l'accordo appena firmato. E anche se succedesse gli importi sarebbero ancora una volta esigui.


Si può sostenere che gli Usa e la Gran Bretagna sbaglino approccio alla Russia, che cerchino di prolungare la guerra guidati dal desiderio di imporre il proprio ordine mondiale, che siano portatori di valori estranei a una presunta "tradizione europea", etc. etc. Questi argomenti geopolitici, per quanto in gran parte implausibili, non possono essere confutati conclusivamente. Abbiamo appena dimostrato invece che gli argomenti economici sono fattualmente falsi, al punto da essere semplicemente sciocchi.