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L'assist di Bruxelles a Draghi

(agf)

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Lunedì in arrivo le parole della Commissione Europea sull'Italia con richiami su deficit, investimenti e riforme
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Un tempo, parole come quelle che la Commissione Europea pubblicherà domani sul futuro economico dell’Italia sarebbero state considerate una bocciatura, o quantomeno una bacchettata, per il governo del nostro Paese.
Ma la confluenza di un’emergenza internazionale permanente — dalla pandemia alla guerra senza quasi soluzione di continuità — e un panorama politico interno in costante fibrillazione trasformano i moniti di Bruxelles in un assist a Mario Draghi.


Più l’Unione Europea ricorda all’Italia i suoi obblighi su deficit, investimenti e riforme, indicando chiaramente il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza come l’ancora d…

Un tempo, parole come quelle che la Commissione Europea pubblicherà domani sul futuro economico dell’Italia sarebbero state considerate una bocciatura, o quantomeno una bacchettata, per il governo del nostro Paese.
Ma la confluenza di un’emergenza internazionale permanente — dalla pandemia alla guerra senza quasi soluzione di continuità — e un panorama politico interno in costante fibrillazione trasformano i moniti di Bruxelles in un assist a Mario Draghi.


Più l’Unione Europea ricorda all’Italia i suoi obblighi su deficit, investimenti e riforme, indicando chiaramente il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza come l’ancora di salvataggio, più la strategia del tira-dritto del premier ne esce rafforzata.
È un paradosso tipicamente europeo: la Commissione ha la lancia spuntata perché il famigerato Patto di Stabilità è sospeso ma, proprio per questo, la sua opinione pesa più del solito nelle beghe politiche di uno dei Paesi membri. Non era uno dei principi previsti dai padri fondatori dell’Europa moderna ma è testimonianza dell’evoluzione della Ue in forza politica con un soft power, un potere di persuasione, che si estende anche a livello nazionale.

In questo caso, Paolo Gentiloni, commissario Ue all’Economia, e la sua capa Ursula von der Leyen, hanno deciso di usarlo per supportare lo zelo riformista del nostro governo.
Entrando nei dettagli ci sono tre aspetti delle raccomandazioni della Ue che vanno analizzati, sia dal punto di vista economico che da quello politico.
Il primo sono le critiche sulle finanze pubbliche italiane. La Commissione ha ragione a soffermarsi sul debito e a chiedere che venga portato sotto controllo al più presto. Non sono parole scontate, anzi. Sono l’equivalente della ramanzina di un arbitro ad un giocatore che commette fallo ad inizio partita: smettila o ti ammonisco. Ovvero, nel linguaggio europeo: ricordatevi che se il Patto non fosse sospeso sareste già nei guai.
Più interessante è la parte propositiva del documento della Ue, proprio perché sostiene che il Pnrr sia la bussola che deve guidare l’Italia fuori dalla bufera economica. È un sentimento che fa eco a quanto detto da Draghi per giustificare la decisione di mettere la fiducia sul decreto concorrenza, a dispetto dei malumori interni al governo.


La convergenza tra Bruxelles e Roma diventa ancora più netta quando la Commissione parla delle riforme fondamentali alla trasformazione del Paese: fisco e catasto — due provvedimenti considerati dal primo ministro come pietre miliari nel percorso di rinnovamento dell’Italia.
Anche sull’energia — argomento obbligato oggigiorno — l’alleanza tra Ue e Palazzo Chigi è molto solida: per affrancarsi da gas e petrolio russo è necessario diversificare le fonti di approvvigionamento ma anche accelerare il passaggio alle rinnovabili. Come a dire: la guerra non può essere una scusa per dimenticarsi della transizione voluta da Draghi e Cingolani.
Il testo di Gentiloni è chiarissimo, meno chiaro è come verrà interpretato dalle (tante) fazioni della maggioranza. Non è impossibile pensare che chi sta facendo il separato in casa tenti di strumentalizzarlo ai suoi fini, o si limiti semplicemente ad ignorarlo, visto che Bruxelles in questo momento non ha “muscoli” per imporre la propria volontà.


Sarebbe pigro e miope guardare alle esortazioni della Commissione solo da una prospettiva di politica interna: i problemi economici del Paese sono annosi, seri e complessi e dovranno essere risolti a prescindere dalle emergenze di giornata. Soprattutto se, come sembra probabile, la congiuntura mondiale porterà ad una drastica riduzione nella crescita delle grandi economie del pianeta.
Ma non c’è dubbio che, dopo un paio di settimane difficili, Draghi ha trovato una sponda importante nell’ambiente a lui più consono, quello delle istituzioni internazionali.


Se anche Bruxelles pensa che si debba fare whatever it takes per salvaguardare la crescita, l’occupazione e il benessere dell’Italia, i mugugni di certe porzioni della maggioranza sul “presidenzialismo” del premier faranno molto meno rumore.