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Perché il vaiolo delle scimmie è una minaccia limitata

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Il nuovo virus provoca una sorta di varicella più grave. E chi è stato vaccinato è al sicuro
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In un Paese già provato da oltre due anni di pandemia, è arrivata inaspettata la notizia della diffusione del virus del vaiolo delle scimmie: vediamo le dimensioni reali del problema.
Prima di tutto bisogna precisare che siamo in una situazione completamente differente da Covid 19, causato da un virus completamente nuovo di cui non sapevamo nulla. Questo è un virus “vecchio”: lo conosciamo dal 1958 e il primo caso nell’uomo è stato descritto in Congo, nel 1970; l’osservazione di questi anni ha portato a concludere, in parole povere, che questo virus è un “cugino” del virus del vaiolo, però molto più mansueto. Provoca qualcosa di simile a una varicella piuttosto grave (a proposito: in inglese la varicella si chiama “chickenpox”, vaiolo dei polli, a riprova della similitudine), ma con una mortalità estremamente più bassa rispetto al vaiolo.

Un elemento indispensabile per compr…

In un Paese già provato da oltre due anni di pandemia, è arrivata inaspettata la notizia della diffusione del virus del vaiolo delle scimmie: vediamo le dimensioni reali del problema.
Prima di tutto bisogna precisare che siamo in una situazione completamente differente da Covid 19, causato da un virus completamente nuovo di cui non sapevamo nulla. Questo è un virus “vecchio”: lo conosciamo dal 1958 e il primo caso nell’uomo è stato descritto in Congo, nel 1970; l’osservazione di questi anni ha portato a concludere, in parole povere, che questo virus è un “cugino” del virus del vaiolo, però molto più mansueto. Provoca qualcosa di simile a una varicella piuttosto grave (a proposito: in inglese la varicella si chiama “chickenpox”, vaiolo dei polli, a riprova della similitudine), ma con una mortalità estremamente più bassa rispetto al vaiolo.

Un elemento indispensabile per comprendere la diffusione del vaiolo delle scimmie è il fatto che chi è stato vaccinato con il vaccino contro il vaiolo “vero” è protetto anche contro quello delle scimmie. Siccome negli ultimi 40 anni si è sostanzialmente smesso di vaccinare contro il vaiolo (scomparso nel 1977), una buona fetta della popolazione mondiale è ora suscettibile all’infezione da parte del vaiolo delle scimmie, che è riuscito con un certo successo a “sbarcare” nella nostra specie. Questo aumento di individui infettabili (perché non vaccinati contro il vaiolo) è il motivo alla base della crescita costante dei casi che si è registrata nei continente africano negli ultimi decenni, con un focolaio epidemico nel 2017 in Nigeria che ha contato oltre 700 casi.

Fino a un paio di settimane fa i rari casi di vaiolo delle scimmie che si registravano al di fuori dell’Africa erano tutti riconducibili a due tipologie: o erano persone di ritorno da un viaggio nel continente africano che lì si erano infettati, oppure erano persone entrate a contatto con animali infetti provenienti dall’Africa. Negli ultimi 10 giorni si è verificato un fatto inaspettato e per alcuni aspetti sorprendente: un numero altissimo di casi in pazienti che non rientravano in nessuna di queste due categorie. Pensate che in Europa sono stati registrati più casi nelle ultime due settimane di quanti non ne siano stati registrati dalla scoperta del virus (nel 1958) fino ai primi di maggio.


Diventa quindi doveroso da un lato alzare il livello di attenzione, dall’altro chiedersi a cosa sia dovuto questo aumento vertiginoso e inaspettato di casi. Purtroppo, essendo passati pochi giorni dalle prime notifiche, ancora non abbiamo dati che ci consentono di avere certezze, però è ragionevole fare alcune ipotesi. Questo virus, per come lo conosciamo da decenni di convivenza relativamente pacifica, non si trasmette facilmente, ma solo con contatti ravvicinati. Il virus potrebbe essere però mutato, diventando più contagioso e questo potrebbe avere causato l’aumento dei casi. Questa ipotesi, la più sfavorevole, non è però probabile. Il virus del vaiolo delle scimmie appartiene a una famiglia di virus che mutano molto raramente e dati preliminari non confermano questa eventualità.

Una seconda ipotesi tiene in considerazione il fatto che in gran parte dei casi osservati recentemente la presentazione clinica ha suggerito una trasmissione sessuale: le tipiche lesioni cutanee erano spesso concentrate nell’area genitale. Inoltre la maggior parte dei casi si è verificato in pazienti giovani e appartenenti a gruppi sessualmente molto attivi. Una possibile spiegazione di quanto recentemente osservato potrebbe essere questa: il virus è arrivato casualmente in una comunità di soggetti giovani (non vaccinati contro il vaiolo, dunque suscettibili) e con dei comportamenti promiscui che hanno facilitato la trasmissione: questa sfortunata coincidenza potrebbe essere la causa dell’aumento del numero dei casi anche in assenza di un aumento della contagiosità. Purtroppo anche questa rimane al momento un’ipotesi: mancano dati affidabili anche perché gli enti nazionali per il controllo delle infezioni sono molto restii a fornire informazioni dettagliate su certi aspetti per motivi di privacy.


Le prossime settimane – durante le quali non dovrà stupirci un aumento dei casi - ci forniranno dati che ci consentiranno di capire meglio cosa sta accadendo: al momento però possiamo vedere i lati tranquillizzanti della situazione. Abbiamo già disponibile un vaccino efficace e in grado di bloccare il contagio, una parte della popolazione è già immune (è stata vaccinata contro il vaiolo prima del 1980) e se la malattia dovesse trasmettersi – come sembra - prevalentemente con contatti sessuali e ravvicinati sarebbe facile ostacolare il contagio. Infine, un dettaglio favorevole: del virus del vaiolo delle scimmie circolano due ceppi, uno più patogeno e uno meno patogeno. I dati preliminari ci fanno supporre che quello responsabile dei casi europei sia il ceppo più “buono”, su questo aspetto siamo stati fortunati.