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Putin alla guerra del grano

Bruciando la terra e chiudendo i porti, la carestia dall'Ucraina giunge anche in luoghi lontanissimi e del tutto sconnessi con gli interessi militari del presidente russo
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Questa è la storia di un uomo, Vladimir Putin, che ha scelto il destino di Gengis Khan. Dopo di lui non deve crescere più erba. È infatti impegnato a impedire, con ininterrotta violenza e diversi artifici di distruzione profonda, che i raccolti dei granai più grandi del mondo siano mai più possibili.


Se questo fosse un film si aprirebbe con l'immagine di un silos che rovescia, con splendidi riflessi di sole, migliaia di tonnellate di grano che andranno per il mondo. Ma non è un film. Nonostante falsi annunci, si chiama guerra, e il suo scopo è distruggere cose e uccidere persone. Non sappiamo quanti anni durerà, quanti bambini con il loro passeggino e il berrettino di l…

Questa è la storia di un uomo, Vladimir Putin, che ha scelto il destino di Gengis Khan. Dopo di lui non deve crescere più erba. È infatti impegnato a impedire, con ininterrotta violenza e diversi artifici di distruzione profonda, che i raccolti dei granai più grandi del mondo siano mai più possibili.


Se questo fosse un film si aprirebbe con l'immagine di un silos che rovescia, con splendidi riflessi di sole, migliaia di tonnellate di grano che andranno per il mondo. Ma non è un film. Nonostante falsi annunci, si chiama guerra, e il suo scopo è distruggere cose e uccidere persone. Non sappiamo quanti anni durerà, quanti bambini con il loro passeggino e il berrettino di lana, continueranno ad essere spazzati via dalla tromba d'aria dei missili (qualche volte al fosforo, a seconda degli esperimenti). Non sappiamo quanti contadini stupefatti resteranno a guardare l'esecuzione di una distruzione perfetta (come assistere a una esecuzione) che renderà sterile e senza futuro la loro terra detta, fino a un minuto prima, "granaio del mondo". Ma questa è la guerra del pane, feroce strategia militare narrata, fin da prima della Bibbia, da poeti e profeti disperati, già allora consci della vastità del male.


Bruciando la terra e chiudendo i porti, la carestia giunge anche in luoghi lontanissimi e del tutto sconnessi con gli interessi militari di Putin. Si tratta di sacrificare, condannando alla fame, persone che sono due volte innocenti. Perché, come gli ucraini attaccati dalla folle invasione del 24 febbraio, non sono colpevoli e autori del gravissimo torto lamentato, al punto da non essere neppure parte della Nato, indicata come responsabile di tutti i mali e soprattutto di una insopportabile provocazione. E perché sono non solo politicamente ma anche geograficamente estranei al lamento di Putin. Emerge dunque una frenetica ansia di potere, una volontà di comando che non vuole riconoscere ostacoli. Se Putin, capo di tutte le Russie,è riuscito così male e così poco contro un Paese molto più piccolo e al momento disarmato, perché non dovrebbero patire di fame e di abbandono Paesi che non sono nel suo clan di subordinati? Se Egitto e Libano, l'intero Medio Oriente e l'Africa, un bel po' di Oriente e di Nord Europa, resteranno senza pane, chiedano all'Ucraina perché quel Paese sbandiera la convinzione di avere diritto all'indipendenza. Tutto finisce di incanto come in una fiaba se l'attore-presidente Zelensky smette di fare l'attore e torna a fare, come si aspettava da lui, il sottomesso leader locale, e riconosce che la Russia, riprendendo la sua terra, e liberandosi dell'ingombro di soldati temporaneamente ribelli, fa quello che deve fare. Rade al suolo il lavoro, brucia il raccolto e impedisce la semina. Pensate a pronunciare questa frase probabile e imminente: l'Africa senza pane. La frase racconta un momento di squilibrio estremo che rovescia il mondo.

Non parliamo di un tremendo incidente. Parliamo di un piano perverso preparato con cura o per disperazione o come stratagemma pensato come utile strumento di distruzione da qualcuno che vuole imporsi come dio. Ci sono gravi segnali di allarme ma non tanti sembrano avere calcolato la portata del progetto di fame nel mondo che la Russia di Putin sta preparando. L'America di Biden, come ci viene raccontata, presa nello stupore e fervore per la sua grandezza, sembra non avere ancora prestato tutta l'attenzione necessaria verso il mondo che Putin vuole lasciare senza pane e senza grano. Sarà il suo modo di scardinare ogni possibie ordine mondiale non controllato dalla Russia. Come si vede c'entrano la guerra ostinata di Zelensky, la resistenza volonterosa e senza armi dei pacifisti che ripetono ancora la celebre frase di un grande musical inglese "fermate il mondo, io voglio scendere!" ( guerra del Vietnam) e c'entra il deliberato rallentamento della guerra pesante di Putin che vuole prendere tempo per schiacciare il suo nemico e il suo raccolto, che fino a poco fa ha nutrito il mondo.