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Ipotesi per superare l'impasse elettorale

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L'unica strada potrebbe essere quella di fare di necessità virtù: piegare il Rosatellum alle nuove esigenze e usarlo per liquidare le vecchie coalizioni, anziché restarne prigionieri. Solo Enrico Letta e Giorgia Meloni potrebbero tentare l'operazione
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Il quadro politico sembra sfarinarsi ogni giorno di più. In un'altra stagione della Repubblica avremmo già avuto la crisi del governo o almeno un serio chiarimento politico. Oggi, con la guerra in corso e i fondi europei a rischio, l'Italia è come ingessata nelle sue nevrosi. Difficile dire quanto possa reggere il bizzarro assetto in cui ogni partito gioca per proprio conto, ma ormai il problema è guardare oltre. Vale a dire oltre una legislatura che comunque è al termine anche se dovesse trascinarsi in qualche modo fino a dicembre, quando la legge di bilancio ne decreterà la conclusione a tutti gli effetti.

Come si è scritto più volte, il conflitto in Ucraina ha messo in luce la spaccatura delle nostre forze parlamentari. È riemersa la suggestione anti-americana e anti-Nato, unita a giudizi più che benevoli e comprensivi verso Putin. Conte, Salvini, in modo confuso anche Berlusconi, uno spezzone dell…

Il quadro politico sembra sfarinarsi ogni giorno di più. In un'altra stagione della Repubblica avremmo già avuto la crisi del governo o almeno un serio chiarimento politico. Oggi, con la guerra in corso e i fondi europei a rischio, l'Italia è come ingessata nelle sue nevrosi. Difficile dire quanto possa reggere il bizzarro assetto in cui ogni partito gioca per proprio conto, ma ormai il problema è guardare oltre. Vale a dire oltre una legislatura che comunque è al termine anche se dovesse trascinarsi in qualche modo fino a dicembre, quando la legge di bilancio ne decreterà la conclusione a tutti gli effetti.

Come si è scritto più volte, il conflitto in Ucraina ha messo in luce la spaccatura delle nostre forze parlamentari. È riemersa la suggestione anti-americana e anti-Nato, unita a giudizi più che benevoli e comprensivi verso Putin. Conte, Salvini, in modo confuso anche Berlusconi, uno spezzone della sinistra: insieme realizzano un fronte trasversale in grado di condizionare, grazie alla logica del sistema elettorale, tutto l'arco politico. Sull'altro versante, i sostenitori della linea euro-atlantica: il Pd, Fratelli d'Italia, Calenda e +Europa, Renzi, i centristi moderati contrari all'abbraccio tra Forza Italia e salviniani.

È pensabile che questi due mondi tornino a mescolarsi per inseguire una maggioranza numerica nel prossimo Parlamento? Un punto è certo: soprattutto se il conflitto si prolungherà ancora per mesi, è poco verosimile che l'Italia possa presentarsi di fronte alla comunità occidentale con un governo intriso di ambiguità sulla politica estera e di sicurezza. Sarebbe poco plausibile in tempi normali, diventa irrealistico oggi.

Questo tema è lungi dall'occupare il centro del dibattito, ma presto o tardi saranno gli avvenimenti a imporlo. È inevitabile allora che si torni a parlare del sistema elettorale. Con un aspetto su cui si tende a glissare: il modello proporzionale, da tanti sostenuto per superare il cosiddetto Rosatellum, ha ben poche probabilità di vedere la luce. Le riserve esplicite o implicite - soprattutto le seconde - superano i consensi alla nuova legge. E infatti le Camere sono ferme al palo.

Del resto, il proporzionale serve a chiarire le posizioni, ma non risolve il problema del governo. Si limita a posticipare la trattativa, che sarà sempre tra forze filo-occidentali e partiti che guardano a Putin (o alla Cina). A meno di non accettare l'ipotesi per adesso un po' temeraria suggerita da Angelo Panebianco (un esecutivo Pd-FdI, cioè Letta-Meloni), cosa resta?

La logica vorrebbe che si mettesse mano a un impianto adeguato ai nostri anni tempestosi e tuttavia destinato a durare nel tempo. Ovviamente non accadrà. L'unica strada potrebbe essere quella di fare di necessità virtù: piegare il Rosatellum alle nuove esigenze e usarlo per liquidare le vecchie coalizioni, anziché restarne prigionieri.

Solo Enrico Letta e Giorgia Meloni, se volessero, potrebbero tentare l'operazione. Un patto d'onore per presentarsi da soli alle elezioni, s'intende da antagonisti. Sfida aperta nel segmento maggioritario della legge, con l'idea di sconfiggere gli ex alleati indeboliti (5S da un lato, Salvini dall'altro) e dividersi i seggi.

Come sappiamo i due sono dati alla pari nei sondaggi. Poi il comparto proporzionale per dare voce a tutti. Forse è un azzardo, ma potrebbe essere l'unico modo per sfuggire alle sabbie mobili e avere un Parlamento meno opaco.