Abbiamo sofferto due anni di pestilenza, siamo nel pieno della guerra e dobbiamo assolutamente evitare la carestia. La sfida economica dei nostri giorni è diventata una lotta contro i Cavalieri dell’Apocalisse.
Il Consiglio Europeo conclusosi a tarda notte ha fatto un altro passo verso l’isolamento finanziario e politico della Russia. I leader dell’Unione Europea dopo ore di negoziati, non tutti edificanti, sono riusciti anche a concordare un piano per ridurre il caro-gas. Ma il nuovo pacchetto di sanzioni costerà caro all’Occidente, soprattutto nei prossimi mesi.
La partita tutta da giocare è sul grano, ingrediente fondamentale non solo di beni di prima necessità ma anche del benessere economico dei ceti medio-bassi, quelli che stanno soffrendo di più a causa delle dislocazioni economiche causate dal conflitto.
Lo ha detto bene il governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco ieri: «L’aumento…
Abbiamo sofferto due anni di pestilenza, siamo nel pieno della guerra e dobbiamo assolutamente evitare la carestia. La sfida economica dei nostri giorni è diventata una lotta contro i Cavalieri dell’Apocalisse.
Il Consiglio Europeo conclusosi a tarda notte ha fatto un altro passo verso l’isolamento finanziario e politico della Russia. I leader dell’Unione Europea dopo ore di negoziati, non tutti edificanti, sono riusciti anche a concordare un piano per ridurre il caro-gas. Ma il nuovo pacchetto di sanzioni costerà caro all’Occidente, soprattutto nei prossimi mesi.
La partita tutta da giocare è sul grano, ingrediente fondamentale non solo di beni di prima necessità ma anche del benessere economico dei ceti medio-bassi, quelli che stanno soffrendo di più a causa delle dislocazioni economiche causate dal conflitto.
Lo ha detto bene il governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco ieri: «L’aumento dei prezzi delle materie prime importate è una tassa ineludibile per il Paese».
La tassa sarà pure ineludibile — concetto insolito nell’Italia campionessa d’evasione fiscale — ma l’ammontare dipenderà dalle azioni dell’Ue e degli Usa e dalla risposta di Putin.
Partiamo dal petrolio. Il compromesso notturno di Bruxelles è come la città dove è stato prodotto: brutto a vedersi, pieno di difetti ma meglio di quanto non sembri a prima vista. Ci sono due aspetti delle sanzioni sul petrolio trasportato per mare che faranno male a Putin. Il primo è che l’embargo coprirà circa il 90% delle esportazioni russe, e non due terzi come dicono quasi tutti, perché Germania e Polonia, che ricevono petrolio russo attraverso un oleodotto, hanno detto che vi rinunceranno — a differenza di Ungheria, Slovacchia, Repubblica Ceca e, probabilmente, Croazia e Bulgaria.
L’effetto sulle casse di Putin sarà indiretto, nel senso che la Russia potrà mandare quelle navi piene di petrolio altrove, ma a prezzi molto più bassi di quelli pagati dall’Europa. In Asia, il petrolio russo già viene venduto a circa $35 meno del valore di mercato e le sanzioni, che comunque non partiranno per almeno sei mesi, amplieranno quella forbice. Secondo alcune analisi, la perdita per la Russia potrebbe ammontare a circa 10 miliardi di dollari l’anno. Non è tantissimo, visto che il Cremlino riceve 270 miliardi miliardi l’anno dalle esportazioni energetiche, ma, insieme alle altre sanzioni, non sarà indolore per lo zar e i suoi sudditi.
Il secondo aspetto, di cui si è parlato meno, è la proibizione alle compagnie di assicurazioni europee di stipulare polizze sulle navi russe. Se, come previsto, il Regno Unito si unirà al bando (il 95% delle navi che trasportano energia sono assicurate a Londra), la Russia avrà problemi seri nel mandare le petroliere ad altri acquirenti. Compagnie di assicurazioni cinesi, turche e di altri Paesi potrebbero offrire simili coperture ma i rischi per acquirenti e trasportatori aumenterebbero parecchio.
Ciò non significa che le sanzioni non saranno costose anche per l’Occidente. Il petrolio è di nuovo intorno ai 120 dollari al barile e il costo della benzina è risalito, inasprendo gli effetti dell’inflazione sui guidatori di mezzo mondo. Negli Usa il presidente Biden ha addirittura convocato il capo della Federal Reserve Jay Powell per rimproverarlo pubblicamente su questa questione.
La battaglia sul gas è simile a quella sul petrolio con la differenza che l’Ue sta lavorando ad un tetto sul prezzo, come ripetutamente richiesto dal nostro governo. Il grano, invece, è un terreno di scontro su cui si incrociano geopolitica ed economia. Il prezzo è salito di più del 40% quest’anno perché la produzione ucraina — circa un quinto del totale — è bloccata nelle stive delle navi ancorate tra le mine del porto di Odessa. Kiev è pronta ad aprire un corridoio ma vuole essere sicura che la Russia non bombardi né sminatori né navi. Putin ha finora detto che la Russia lo farà ma solo se l’Occidente ritira le sanzioni. Il risultato è una situazione di stallo che rischia di affamare interi continenti.
Nel breve termine, molti governi possono intervenire con sussidi e aiuti alle classi più deboli, ma nel lungo termine, l’Ue e gli Usa dovranno trovare un modo di risolvere il blocco di Odessa. I Cavalieri dell’Apocalisse non possono vincere.