✕

Pd, il futuro verde tra fiducia e rischi

(ansa)

Ascolta l'audio

Il perché della posizione di Letta diversa da quella del governo Draghi sulla transizione green
2 minuti di lettura

Non stupisce che Enrico Letta abbia voluto precisare come su alcuni aspetti della cosiddetta transizione energetica, in particolare la prospettiva delle auto con motore elettrico, la posizione del Pd sia diversa da quella ufficiale del governo Draghi. Finché esiste la coalizione di semi-unità nazionale, è logico che ogni partito voglia farsi vedere diverso dagli altri. Tanto più alla vigilia delle elezioni amministrative, che stabiliranno una sorta di gerarchia, se così si può dire, delle forze politiche in vista della vera campagna elettorale, di fatto già partita in vista del 2023.


Il segretario del Pd aveva bisogno di spostare l'attenzione dal tema della guerra in Ucrain…

Non stupisce che Enrico Letta abbia voluto precisare come su alcuni aspetti della cosiddetta transizione energetica, in particolare la prospettiva delle auto con motore elettrico, la posizione del Pd sia diversa da quella ufficiale del governo Draghi. Finché esiste la coalizione di semi-unità nazionale, è logico che ogni partito voglia farsi vedere diverso dagli altri. Tanto più alla vigilia delle elezioni amministrative, che stabiliranno una sorta di gerarchia, se così si può dire, delle forze politiche in vista della vera campagna elettorale, di fatto già partita in vista del 2023.


Il segretario del Pd aveva bisogno di spostare l'attenzione dal tema della guerra in Ucraina, su cui ha tenuto una linea ineccepibile - in questo caso di totale copertura dell'esecutivo -, ma forse non la più adatta ad accrescere consensi di massa. In secondo luogo c'era l'esigenza di offrire una dose di ottimismo a quanti guardano con apprensione al futuro, specie tra i giovani. Ed ecco allora l'occasione di descrivere un'Europa votata all'ecologia, sensibile al "green" e allo stile-Greta. Il traguardo elettrico fissato dall'Unione al 2035 e la sconfitta del centrodestra europeo (compreso il Ppe) sulle emissioni inquinanti rappresentano altrettante bandiere da mostrare al pubblico, così da stabilire una discriminante tra chi è a favore del progetto e chi avanza delle riserve. In questo modo gli esiti della guerra a Est, carichi di incognite, sfumano nella speranza di un mondo migliore, sia pure di qui a tredici anni.


Fin qui la parte positiva. C'è tuttavia l'altra faccia della medaglia. Ed è la distanza che corre tra le esigenze immediate di una politica bisognosa del consenso (ricordiamo che i sondaggi indicano un Pd che per ora non sale oltre il 21-22 per cento) e le dure repliche della realtà. Per cui non solo il centrodestra, ma anche segmenti del centrosinistra e dello stesso Pd sembrano poco convinti che il viaggio verso l'approdo verde sia esente da rischi e conseguenze negative. Del resto, basta ascoltare il ministro Cingolani in proposito. È a lui probabilmente che pensa Letta quando indica una differenza tra il suo orientamento e quello del governo. Non a caso le ricadute sull'occupazione nel settore automobilistico si prevedono molto serie, per non dire drammatiche.


Si dirà che tredici anni sono un tempo lungo, sufficiente per favorire la riconversione dei lavoratori come spesso è accaduto di fronte all'evoluzione tecnologica. E tuttavia nessuno ha certezze, visto che il percorso virtuoso ha inizio in un contesto poco propizio: con il peso economico del conflitto in Ucraina che investe, come sappiamo, la questione del pane nel Terzo Mondo e dell'energia nell'Europa sviluppata. Si vedrà. È plausibile che in seguito Germania, Francia e Italia, Paesi in cui la produzione di automobili occupa un settore centrale dell'economia, otterranno qualche correttivo in sede europea. Resta il fatto che i capi politici - certo non solo Letta - hanno il problema di aggiornare lo stile della loro comunicazione e il messaggio ai cittadini. È vero che i populisti in apparenza regrediscono davanti alla complessità dei problemi. Ma anche gli altri, eredi delle maggiori tradizioni politiche, si troveranno a scegliere tra ottimismo e realismo. Ben sapendo che accontentare una porzione di elettorato significa, oggi più che mai, scontentarne un'altra.