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L'America parla alle Americhe

Los Angeles, l'intervento di Joe Biden al vertice delle Americhe  (afp)
Quello che succede al vertice di Los Angeles avrà ripercussioni anche sull'Ue. A Bruxelles farebbero bene a non dimenticarselo
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L'America è un continente immenso, che occupa 42 milioni di chilometri quadrati, dal Mar Glaciale Artico fino alla Terra del Fuoco, e ospita quasi un miliardo di persone. Gli Stati Uniti hanno convocato la maggior parte dei 35 Stati del continente alla nona edizione del Vertice delle Americhe, iniziativa inaugurata dal presidente Clinton nel 1994 dopo il successo dei primi incontri fra i leader dei Paesi iberoamericani (America Latina e vecchie potenze coloniali di Portogallo e Spagna).

L'esclusione unilaterale di Venezuela, Cuba e Nicaragua, che Biden non ha invitato alla festa, ha spinto almeno altri tre Paesi, Bolivia, Honduras e Guatemala, ad annunciare la loro assenza. Il presidente messicano López Obrador non partecipa e i capi di Stato di Brasile e Argentina hanno confermato la presenza solo dopo aver negoziato incontri bilaterali con il presidente Usa. Il dittatore venezuelano Maduro ha esortato il leader argentino a portare al vertice le proposte dei Pa…

L'America è un continente immenso, che occupa 42 milioni di chilometri quadrati, dal Mar Glaciale Artico fino alla Terra del Fuoco, e ospita quasi un miliardo di persone. Gli Stati Uniti hanno convocato la maggior parte dei 35 Stati del continente alla nona edizione del Vertice delle Americhe, iniziativa inaugurata dal presidente Clinton nel 1994 dopo il successo dei primi incontri fra i leader dei Paesi iberoamericani (America Latina e vecchie potenze coloniali di Portogallo e Spagna).

L'esclusione unilaterale di Venezuela, Cuba e Nicaragua, che Biden non ha invitato alla festa, ha spinto almeno altri tre Paesi, Bolivia, Honduras e Guatemala, ad annunciare la loro assenza. Il presidente messicano López Obrador non partecipa e i capi di Stato di Brasile e Argentina hanno confermato la presenza solo dopo aver negoziato incontri bilaterali con il presidente Usa. Il dittatore venezuelano Maduro ha esortato il leader argentino a portare al vertice le proposte dei Paesi contrari alla democrazia liberale.

Il vertice si tiene in un momento di massima incertezza a livello mondiale, nel pieno della crisi scatenata dalla guerra in Ucraina e con la prospettiva di una riorganizzazione delle sfere di influenza. Gli Stati Uniti, in stretta alleanza con l'Europa, cercano di mantenere il loro vecchio ruolo guida, sempre più in discussione, e recuperare l'influenza persa nel subcontinente americano, che gli Usa erano abituati da più di un secolo a trattare come il cortile di casa del loro impero.

Questi vertici erano stati pensati come un tentativo di sostenere la democrazia e promuovere lo sviluppo economico, ma all'inizio di questo secolo il progetto di creare una zona di libero scambio era naufragato. Da quel momento, Washington ha perso interesse e influenza nella regione, lasciando libero un terreno che la Cina ha occupato.

Pechino oggi è il principale socio commerciale dell'America Latina. Ha investito in terre coltivabili e giacimenti minerari e ha stabilito alleanze per l'acquisto di minerali e alimenti. Durante la pandemia ha cooperato con i governi, rifornendoli di vaccini, ed è diventata un alleato affidabile in un continente dove la polarizzazione ideologica e le diseguaglianze sociali hanno propiziato l'ascesa al potere di partiti estremisti, di sinistra e di destra, e alimentato i populismi.

I due Paesi più grandi, Brasile e Messico, sono governati da leader singolari, poco rispettosi delle istituzioni democratiche. Sottoposti a tensioni sociali enormi, che provocano una violenza smisurata, intrattengono relazioni contraddittorie con gli Usa. In Brasile, dove in autunno ci saranno le elezioni presidenziali, Bolsonaro è in ottimi rapporti con Putin. Accuse di corruzione e imperizia della gestione giustificano il desiderio di un ritorno al potere dell'ex presidente Lula, che gode ancora di prestigio.

In Messico, che ha migliaia di chilometri di frontiera con gli Stati Uniti, López Obrador, un populista di sinistra con il sostegno della popolazione, aspira a trasformarsi nel leader naturale di tutta la regione centroamericana e caraibica. Ha sostenuto il boicottaggio del vertice di Los Angeles se non fossero state invitate le dittature comuniste escluse, poi ha stemperato la posizione e ha inviato il suo ministro degli Esteri.

L'economia brasiliana è grande quasi quanto quella italiana e quella messicana è poco più piccola di quella spagnola, ma il reddito pro capite è di appena 8.000 dollari, e ancora più basso nel caso del Paese della samba.

Anche se il vertice è stato programmato a immagine e somiglianza dei piani di ripresa europei, l'immigrazione sarà il tema di discussione primario, vista la pressione sulla frontiera del Rio Bravo. Per il resto aleggiano frustrazione e scetticismo. Il governo americano espone i propri piani sulla guerra in Ucraina e spiega la sua politica di nuova guerra fredda con la Cina. Anche se tutti i Paesi dell'area, tranne quelli esclusi da Biden, hanno votato contro l'invasione russa, nessuno si è unito alle sanzioni contro Mosca ed è improbabile che appoggino un nuovo ordine mondiale in cui Pechino non abbia un ruolo rilevante.

Per concludere, il segretario di Stato di Biden ha invitato il governo spagnolo al vertice come osservatore, forse perché a fine mese si terrà a Madrid il vertice Nato. La Spagna, terzo Paese per investimenti diretti in America Latina dopo Cina e Usa, ha perso protagonismo nella regione a causa di una disastrosa politica estera che il governo socialista non ha corretto. Nonostante questo, i legami storici, linguistici e culturali offrono a Madrid l'opportunità di influire sul processo latinoamericano, che conta già su circa 50 milioni di ispanofoni negli Stati Uniti. La capitale della Spagna oggi, in una certa misura, è anche la capitale dell'America Latina.

Quello che succede a Los Angeles avrà ripercussioni nella penisola iberica, e nell'Unione Europea. Diceva già il grande scrittore argentino Jorge Luis Borges che l'America non è altro che un'Europa che ha levato le ancore. A Bruxelles farebbero bene a non dimenticarselo.

(Traduzione di Fabio Galimberti)