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Bce e tassi di interesse, il prezzo per l'Italia

Il male maggiore è l'incertezza. Le tensioni economiche complicheranno anche il dibattito politico pre-elettorale
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Di fronte alla continua avanzata dell'inflazione europea, e a prospettive di crescita relativamente confortanti, la Bce dopo un decennio ha cambiato la politica monetaria, decidendo la fine degli acquisti di titoli e annunciando una politica di aumento progressivo dei tassi di interesse ufficiali. Giovedì (9 giugno) è stata la giornata delle decisioni e degli annunci. Ieri (venerdì 10 giugno) è stata la prima giornata di riflessioni e reazioni dei mercati, aggravate dall'ultimo dato sull'inflazione Usa che metterà ulteriore pressione sulla Fed per alzare i tassi americani ancora di più. Vediamo come è andata.

Sul piano delle riflessioni è evidente che le …

Di fronte alla continua avanzata dell'inflazione europea, e a prospettive di crescita relativamente confortanti, la Bce dopo un decennio ha cambiato la politica monetaria, decidendo la fine degli acquisti di titoli e annunciando una politica di aumento progressivo dei tassi di interesse ufficiali. Giovedì (9 giugno) è stata la giornata delle decisioni e degli annunci. Ieri (venerdì 10 giugno) è stata la prima giornata di riflessioni e reazioni dei mercati, aggravate dall'ultimo dato sull'inflazione Usa che metterà ulteriore pressione sulla Fed per alzare i tassi americani ancora di più. Vediamo come è andata.

Sul piano delle riflessioni è evidente che le politiche monetarie vanno lette innanzitutto come un segnale ai mercati e all'economia. L'aumento dei tassi annunciato per luglio non va visto come una misura a sé stante, ma va considerato un vero e proprio cambiamento del regime di politica monetaria. Infatti, le banche di investimento globali hanno iniziato a ristimare il ciclo dei rialzi della Bce che, dopo l'aumento 25 punti base di luglio, potrebbe aumentare il tasso di 50 punti base a settembre, portando il tasso in territorio positivo a 25 punti base, alzarlo ancora fino a 50 punti base a ottobre e a 75 punti base a fine anno, rimanendo a quei livelli per gran parte del 2023.

Intendiamoci, con un tasso di inflazione tra il 6 e il 7%, e un tasso di interesse allo 0,75%, i tassi reali in Europa restano fortemente negativi. Ma l'effetto, combinato con la fine degli acquisti di titoli, costituisce un forte segnale. Questo cambio indica che dopo mesi di dibattito dentro la banca centrale hanno vinto i falchi.

Il cambio di politica monetaria è sicuramente giustificato dal fatto che l'inflazione europea non appare più un fenomeno transitorio, soprattutto dall'inizio della guerra in Ucraina. Si giustifica meno perché l'inflazione europea non è dovuta a un surriscaldamento della domanda, come negli Stati Uniti, ma è piuttosto dovuta a carenze di energia e di grani e a strozzature nelle catene dell'offerta. Fenomeni che mal si prestano ad essere affrontati e contrastati da aumenti dei tassi che servono al più ad ancorare le aspettative.

Sul piano delle reazioni di mercato, aumenti che oggi si stimano in 100 punti base nel complesso entro fine anno porteranno a un forte aggiustamento nei portafogli degli investitori e nei tassi di cambio. Nell'economia reale essi rappresenteranno un beneficio per i creditori e un costo per i debitori. Nell'insieme, nel medio termine potrebbero avere un effetto positivo sui conti economici degli intermediari finanziari.

Ciò detto, la giornata è stata pesante per i Paesi con i più alti debiti pubblici. In Italia il tasso sul Btp decennale ha superato il 3,6%. È ben vero che gli strategist delle banche e degli asset manager ritenevano che l'allargamento degli spread sarà contenuto, ma la realtà ci ha abituato a brutte sorprese.

In Italia le ripercussioni non saranno positive. Le stime divulgate dalla Banca d'Italia, dunque a valle degli annunci della Bce, sono relativamente positive per il 2022, con una crescita al 2,6% e l'inflazione al 6,2%. La crescita dovrebbe decrescere all'1,6% nel 2023 con l'inflazione in caduta al 2,7%. Queste stime paiono pessimistiche sul Pil e ottimistiche sull'inflazione. In ogni caso sono del tutto incerte, poiché sono influenzate dalla durata del conflitto, che è incerta per tutti.

In ogni caso, come si diceva, l'impatto sarà potenzialmente positivo per i creditori, e negativo per i debitori, in primis per il Tesoro e per le imprese che vedranno ridotti i propri margini di manovra anche in vista del Pnrr. Non c'è dubbio inoltre che quel programma acquisterà maggior peso.

Nel presentare le decisioni della Bce, la presidente Lagarde ha accennato alla opportunità di introdurre misure selettive per contenere l'allargarsi degli spread soprattutto nei Paesi ad alto debito. Lodevole intenzione se sarà presto declinata in misure concrete. Al momento infatti il male maggiore continua ad essere l'incertezza ed è dubbio che lasciare indeterminate misure di questa importanza sia un bene.

Non dimentichiamo peraltro che l'anno prossimo, in Italia, sarà un anno elettorale e che tensioni economiche e finanziarie renderebbero più difficile l'approvazione della finanziaria e il dibattito politico pre-elettorale.