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Perché non dobbiamo abituarci alla povertà

I profili dei nuovi poveri sono variegati. Serve un intervento multidimensionale, che ponga al centro la lotta alle diseguaglianze di tutti i tipi
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Non dobbiamo abituarci ai numeri della povertà. Perché i poveri sono tanti, troppi, da troppo tempo. Ignorare è colpevole, ma abituarsi è peggio. Cinque milioni 600 mila poveri assoluti in un Paese avanzato sono troppi. Un milione 400 mila minori sono una vergogna. Più di un milione di giovani sono espressione di una grave svalorizzazione delle risorse fondamentali per il nostro futuro.

Il raddoppio della povertà assoluta è avvenuto dieci anni fa. Non siamo mai tornati ai livelli precedenti, anzi nel 2020 i poveri sono aumentati di un milione e a quel livello sono rimasti. Il rischio che la nostra povertà diventi strutturale c'è tutto.

È vero che l'aumento cos&ig…

Non dobbiamo abituarci ai numeri della povertà. Perché i poveri sono tanti, troppi, da troppo tempo. Ignorare è colpevole, ma abituarsi è peggio. Cinque milioni 600 mila poveri assoluti in un Paese avanzato sono troppi. Un milione 400 mila minori sono una vergogna. Più di un milione di giovani sono espressione di una grave svalorizzazione delle risorse fondamentali per il nostro futuro.

Il raddoppio della povertà assoluta è avvenuto dieci anni fa. Non siamo mai tornati ai livelli precedenti, anzi nel 2020 i poveri sono aumentati di un milione e a quel livello sono rimasti. Il rischio che la nostra povertà diventi strutturale c'è tutto.

È vero che l'aumento così forte delle diseguaglianze non si è tradotto in una esplosione della disgregazione sociale. Il nostro Paese non ha avuto i gilet gialli francesi, né episodi gravi di rivolte durante le tre grandi crisi che abbiamo vissuto, quella del 2008-2009, quella del 2013, e quella causata dalla pandemia nel 2020. Ma fino a quando ciò sarà possibile?

Nuove nubi minacciano il nostro Paese, in particolare il non risolversi del conflitto in seguito all'aggressione russa all'Ucraina e l'aumento dei prezzi, che soprattutto con le sue caratteristiche non ha un impatto neutro. Come ha mostrato l'Istat, essendo stato causato soprattutto dal settore energetico e in parte alimentare, ha colpito in modo maggiore le famiglie più disagiate, la cui composizione di spesa vede un maggior peso del capitolo abitazione, bollette, alimentazione.

Dobbiamo quindi preoccuparci. Anche perché dietro la stabilità della povertà del 2021 si nasconde una crescita nel Centro e nel Sud del Paese e una diminuzione nel Nord. Una crescita tra gli stranieri e una diminuzione tra gli italiani. Cioè la povertà aumenta laddove era già più alta e diminuisce laddove era più bassa. La forbice si amplia mettendo a rischio la nostra tenuta sociale. Aumenta anche tra i bimbi da 4 a 6 anni dal 12,8% al 15,4%.

La povertà è un fenomeno complesso che ha numerose sfaccettature, non è semplicemente mancanza di lavoro. È frutto della precarietà dell'impiego, tocca famiglie operaie con bambini, si aggrava nelle famiglie monoreddito e con i bassi tassi di occupazione femminile, con la carenza di servizi.

Le famiglie operaie nel 13% dei casi sono povere. Se hanno minori arrivano al 16%. Seconde solo a quelle con a capo disoccupati. Soltanto le famiglie di anziani mantengono livelli più bassi di povertà. Mentre i giovani, dopo i minori, sono quelli che presentano maggiori criticità.

Ma se i profili di povertà sono variegati e la povertà è multidimensionale questo vuol dire una sola cosa: che, per combatterla veramente, l'intervento deve essere multidimensionale.

Ci vuole un approccio globale alla lotta contro la povertà, complessivo, che ponga al centro le questioni che abbiamo in questi lunghi anni solo sfiorato. La questione della lotta alle diseguaglianze di tutti i tipi, di genere, generazione, territoriale, sociale, deve tornare ad essere centrale. Se ne parlerà molto a Repubblica delle idee a Bologna, dal 16 al 18 giugno. DIRITTI. Gli "ultimi" devono essere i primi nelle priorità.

Linda Laura Sabbadini è direttora del Dipartimento Metodi e Tecnologie Istat. Le opinioni qui espresse sono esclusiva responsabilità dell'autrice e non impegnano l'Istat.

Venerdì 17 giugno alle ore 16.20, a Repubblica delle idee a Bologna, l'autrice dialoga con Luigi Manconi su Ius soli e fine vita