Se la folla si prende la scena
di Furio Colombo , di Furio ColomboSempre più spesso il protagonista è la folla, dal treno di Peschiera del Garda alla strage di cristiani in Nigeria. Ma proprio mentre stiamo per parlare di questi due eventi, lontanissimi e affini, le notizie ci fanno sapere che una grande folla si sta raccogliendo, alla frontiera più lontana del Messico (quella del Sud America), una folla immensa che intende marciare attraverso tutta la Repubblica messicana, per raggiungere la frontiera con gli Stati Uniti e romperla, per entrare in massa negli Usa, come affermando un diritto. Ecco, una diffusa persuasione di diritto che non è in discussione e viene da un misterioso "prima", sembra essere radicata nell'anima di tutte le folle che tornano a presentarsi sulla scena della nostra storia contemporanea, per realizzare difesa, vendetta, o distruzione dei simboli (le statue) prima considerati nobili, di ciò che ha generato il passato. Nella sua totale violenza militare, la strage (come in Nige…
Sempre più spesso il protagonista è la folla, dal treno di Peschiera del Garda alla strage di cristiani in Nigeria. Ma proprio mentre stiamo per parlare di questi due eventi, lontanissimi e affini, le notizie ci fanno sapere che una grande folla si sta raccogliendo, alla frontiera più lontana del Messico (quella del Sud America), una folla immensa che intende marciare attraverso tutta la Repubblica messicana, per raggiungere la frontiera con gli Stati Uniti e romperla, per entrare in massa negli Usa, come affermando un diritto. Ecco, una diffusa persuasione di diritto che non è in discussione e viene da un misterioso "prima", sembra essere radicata nell'anima di tutte le folle che tornano a presentarsi sulla scena della nostra storia contemporanea, per realizzare difesa, vendetta, o distruzione dei simboli (le statue) prima considerati nobili, di ciò che ha generato il passato. Nella sua totale violenza militare, la strage (come in Nigeria, come nelle iniziative degli assassini solitari che puntano l'auto di cui sono al comando, contro la folla, nel tentativo di uccidere molti) sembra un evento tragico fra tanti, frutto di frantumazione di quelle che prima erano comunità più vaste e più solide, dette "Stati", "nazioni" o culture. Invece dichiara non solo che la frantumazione è avvenuta, ma che per il momento (e nessuno sa quanto può essere lungo quel momento).
Questa frantumazione non può essere riparata. Ci aiuta a capire la sequenza di eventi di cui sto parlando, la attuale ripetizione frequente, sulle televisioni americane, delle tante sequenze filmate sull'assalto al Campidoglio di Washington. Ricorderete che - come ora tutti ammettono - era stato voluto e organizzato dal candidato sconfitto Donald Trump. Adesso quella continue ripetizioni di immagini, necessarie per illustrare l'inchiesta parlamentare, ci aiutano a intravedere la portata enorme dell'evento che allora, per ragioni di prudenza o cautela che non conosciamo, ci era stata negata. L'impeto aggressivo dell'evento Capitol era stato attenuato dalle riprese, mancavano molte scene di vera rivolta che vediamo adesso, e il diretto coinvolgimento di Trump in quello che stava per essere un colpo di Stato, era solo un'ipotesi personale di alcuni commentatori, senza intervento o sostegno dell'editore (Cnn). Ci serve la spaventosa sparatoria che ha falcidiato, in Nigeria, una folla religiosa durante un rito? Ci serve perché qui è diversa e immensamente violenta la modalità dell'esecuzione ma non l'evento, che è attaccare o essere attaccati in massa. Si verifica uno strano, tragico appuntamento, destinato a ripetersi, tra la folla e la morte.
C'è davvero un rapporto fra Trump, Nigeria, le cinque ragazzine catturate (perché bianche) da centinaia di ragazzi italiani e neri sul treno di Peschiera del Garda? E c'è un rapporto con l'annunciata marcia attraverso il Messico che sta cominciando in queste ore e le altre vicende simili o identiche che ancora non sappiamo? C'è perché il coinvolgimento della folla, da un lato o dall'altro delle varie storie, lascia ogni volta intravedere le macerie irrecuperabili di ciò che un tempo erano "Stati", "nazioni" e organizzazioni internazionali.
Mentre la Russia distrugge l'Ucraina e, con la stessa furia, distrugge se stessa, tagliandosi ogni immagine di un futuro rispettato e rispettabile, e la possibilità di tornare a sedersi al tavolo del mondo, gli Stati Uniti sembrano decisi a fronteggiare il disastro, duri nel giudizio, pronti a fornire materiale di soccorso. Ma sono soli di fronte alla propria spaccatura : i giudici della Corte Suprema, i governatori, i sindaci, molti deputati e senatori scivolosi, che si ritrovano spesso dall'altra parte senza essere in grado di motivare il passaggio. In questo mondo di folle tempestose, si noterà che le istituzioni (a cominciare da chi deve giudicare e decidere) appaiono deboli e incerte, in un "forse sì, forse no" che lascia passare stagioni di decisioni non prese.