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L'onda lunga della scissione 5S

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Le rovine grilline possono essere assorbite da un sostanziale immobilismo. Ma Letta avrebbe un'occasione
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Le macerie dei Cinque Stelle sono suscettibili di provocare due conseguenze a breve termine. La prima: le rovine “grilline” possono intasare lo stagno della politica, agitarne le acque per un certo tempo e poi essere assorbite dalle sabbie mobili di un sostanziale immobilismo. Di Maio ha trascinato con sé un po’ di ceto politico, lo ha fatto abilmente perché ha usato il tema discriminante della politica estera e della lealtà atlantica, ma è tutto da dimostrare che i 60 e oltre parlamentari che lo hanno seguito abbiano un peso elettorale e non siano solo alla ricerca di un salvacondotto personale. D’altra parte, Conte che garantisce lunga vita al governo Draghi e nega intenzioni di crisi non è granché credibile.
Se così fosse, dopo aver perso una buona fetta del movimento, tanto che la Lega di Salvini è oggi il gruppo di maggioranza relativa alla Camera, offrirebbe un’immagine di bizzarra rassegnazion…

Le macerie dei Cinque Stelle sono suscettibili di provocare due conseguenze a breve termine. La prima: le rovine “grilline” possono intasare lo stagno della politica, agitarne le acque per un certo tempo e poi essere assorbite dalle sabbie mobili di un sostanziale immobilismo. Di Maio ha trascinato con sé un po’ di ceto politico, lo ha fatto abilmente perché ha usato il tema discriminante della politica estera e della lealtà atlantica, ma è tutto da dimostrare che i 60 e oltre parlamentari che lo hanno seguito abbiano un peso elettorale e non siano solo alla ricerca di un salvacondotto personale. D’altra parte, Conte che garantisce lunga vita al governo Draghi e nega intenzioni di crisi non è granché credibile.
Se così fosse, dopo aver perso una buona fetta del movimento, tanto che la Lega di Salvini è oggi il gruppo di maggioranza relativa alla Camera, offrirebbe un’immagine di bizzarra rassegnazione al fallimento, magari in attesa di salvare un grappolo di seggi parlamentari nelle elezioni del ’23.
Di sicuro deluderebbe il variegato fronte politico ed editoriale che lo spinge a dar fuoco alla Santa Barbara. Operazione per la quale il giurista pugliese non sembra idoneo, come ha già dimostrato. Ma l’esito rischia allora di essere una guerriglia quotidiana priva di strategia. L’ipotesi peggiore nei tempi che viviamo.
L’altra conseguenza è l’opposto. La fine dei 5S diventa lo spartiacque di un sistema politico già da tempo in affanno, tant’è che a Palazzo Chigi siede, per ora insostituibile, una figura estranea ai giochi di palazzo, rispetto ai quali tiene a marcare le distanze persino con una punta di fastidio personale, come si è visto mercoledì alla Camera. In tal caso le macerie potrebbero innescare una serie di scossoni destinati a molteplici effetti.


Lasciamo da parte il tema del governo, che per adesso e nei prossimi mesi, diciamo fino all’autunno, non corre rischi. Ma è l’assetto politico che all’improvviso sembra superato dagli eventi. Certo, il gruppo di Di Maio non sa esattamente dove andare a collocarsi. Può ambire ad aggregarsi a quella sorta di “partito dei sindaci” di cui si vocifera; può essere attratto dall’altrettanto vaga “area Draghi”; può stringere un’alleanza con il Pd o con Forza Italia. Tutto appare fluido e verosimile e nulla lo è veramente, trattandosi di una scissione di ceto politico più che di idee forti. In pratica Di Maio ha parecchi estimatori — per aver posto fine all’illusione “grillina” — , ma è guardato con sospetto, a dir poco, dai suoi potenziali partner, da Calenda a Renzi. E in ogni caso l’arcipelago centrista non ha un gran futuro se la legge elettorale non sarà proporzionale. Anche in quell’ipotesi, tutta da costruire, non è plausibile che non si consideri uno sbarramento alto, alla tedesca: il 5 per cento.


Resta il Pd. Ora che il “campo largo” si è sbriciolato, Letta - che pure continua a sostenerlo - avrebbe l’occasione di parlare al paese con un linguaggio nuovo. Non limitarsi a presentare se stesso come un mero punto di equilibrio, un aggregatore di alleati (quali?), bensì proporsi come il portatore di una visione, di un progetto ambizioso. Senza chiedere voti solo in negativo, ossia con l’argomento che bisogna impedire la vittoria di Giorgia Meloni. Se il segretario del Pd riuscisse a stabilire un nesso non solo razionale, ma quasi emotivo con un certo elettorato, potrebbe poi aprire il tavolo delle alleanze senza restare prigioniero del piccolo cabotaggio al ribasso.