✕

Lasciateci elaborare il lutto (senza Alexa)

Ascolta l'audio

2 minuti di lettura

Quante volte sei rivenuta/nei cupi abbandoni del cuore,/voce stanca, voce perduta,
col tremito del batticuore: voce d’una accorsa anelante/ che ai poveri labbri si tocca/per dir tante cose e poi tante;/ma piena di terra ha la bocca». Così Giovanni Pascoli, nella poesia La voce. Quella dei morti, la voce che torna, visita in sogno, la voce che ci ha amato, sgridato, accarezzato. E forse abbiamo paura di non ricordare. Abita i nostri ricordi come un’intangibile illusione acustica ed è uno degli elementi più complessi del lutto, perché è un oggetto fisico immateriale, prima sostanza della memoria, unione di corpo e linguaggio. La grana della voce, dice Roland Barthes, è «la materialità del corpo che parla la sua lingua materna».


Nella corsa tecnologica spesso votata all’elusione della morte, pare arriverà sul mercato un piccolo stratagemma di consolazione e inganno. Amazon insegnerà ad Al…

Quante volte sei rivenuta/nei cupi abbandoni del cuore,/voce stanca, voce perduta,
col tremito del batticuore: voce d’una accorsa anelante/ che ai poveri labbri si tocca/per dir tante cose e poi tante;/ma piena di terra ha la bocca». Così Giovanni Pascoli, nella poesia La voce. Quella dei morti, la voce che torna, visita in sogno, la voce che ci ha amato, sgridato, accarezzato. E forse abbiamo paura di non ricordare. Abita i nostri ricordi come un’intangibile illusione acustica ed è uno degli elementi più complessi del lutto, perché è un oggetto fisico immateriale, prima sostanza della memoria, unione di corpo e linguaggio. La grana della voce, dice Roland Barthes, è «la materialità del corpo che parla la sua lingua materna».


Nella corsa tecnologica spesso votata all’elusione della morte, pare arriverà sul mercato un piccolo stratagemma di consolazione e inganno. Amazon insegnerà ad Alexa a riprodurre, su richiesta, una voce nota, anche quella dei defunti. Basta un minuto di campionatura da una qualsiasi registrazione per realizzare quella che a me sembra una seconda morte: quella della libertà di risposta. Ho cercato quali sono le domande più spesso rivolte ad Alexa. Incredulo, ho appreso che, per la “Giornata Mondiale della Voce”, Amazon ha fornito un piccolo elenco aggiornato a quest’anno: «Alexa, quando è stata distrutta Pompei?», «Quanti anni ha la regina Elisabetta?», «Chi ha vinto Sanremo?», «Cosa sta succedendo in Ucraina?». Presto, queste domande potranno ricevere una risposta con la voce del marito fulminato dall’infarto, dell’amica morta per un incidente, della nonna portata via dal Covid. Anzi, Rohit Prasad, dirigente responsabile per lo sviluppo di Alexa, formula proprio l’esempio di un bambino che chiede ad Alexa di leggere la favola della buonanotte con la voce della nonna che non c’è più. L’obiettivo, ha spiegato, è “far durare i ricordi”. Sarò analogico e novecentesco, ma già trovo di dubbio gusto i duetti canori ologrammati col trapassato (un vero “fantasma del palcoscenico”), figuratevi cosa penso di queste comunicazioni posticce col regno dell’Ade.
Mi vengono i brividi, ma non quelli di Mahmood e Blanco. Soprattutto, da psicoanalista, mi preoccupo di questa interferenza virtuale nel processo di elaborazione del lutto, che è un percorso di separazione ma anche di dolorosa creatività, sorpresa, intermittenze non programmate, domande non esaudite e risposte non programmate.


Che i nostri morti ci parlino in sogno, dunque, o dalla distanza immobile e irripetibile di una fotografia. Che ci parlino con la voce rimasta sulla loro segreteria telefonica, alla quale ci aggrapperemo qualche volta finché il numero verrà dimenticato. Che ci parlino dal repertorio delle loro lettere, dei messaggi, dei filmati, permettendoci di ricostruire, anche in chiave domestica, la meraviglia della nostra storia, come ha fatto Alina Marazzi raccontandoci la perdita della madre nel suo indimenticabile film Un’ora sola ti vorrei. Ecco, ti vorrei: per come eri e non sei più, per quello che non ho capito, per quello che non mi hai dato. Ma non perché clonata nella voce da un congegno di rianimazione che ti farà dire quello che voglio io. Che i miracoli di Alexa si manifestino in altri campi. I morti lasciamoli al loro silenzio e alla nostra memoria, che ha voci irripetibili.