La guerra ci entra in casa
di Francesco Guerrera , di Francesco GuerreraLa guerra in Ucraina sta per entrare nelle nostre vite. Non sui nostri schermi, o sulle pagine dei giornali, dove l’orrore del conflitto scatenato da Vladimir Putin risiede da tempo. E nemmeno nei nostri portafogli, che già risentono di un caro-prezzi alimentato da scompensi globali legati all’invasione russa.
Il prossimo passo di questo incubo militare, finanziario e sociale è verso le nostre case. Un paio di mesi fa, il Presidente del Consiglio, ci ha chiesto, polemicamente, se preferissimo la pace o il condizionatore acceso, ma i prossimi punti critici della guerra economica saranno in realtà il termosifone in Europa e la pompa di benzina in America.
La drammatica mossa della Germania — che ieri ha preso l’ultimo provvedimento previsto dalle sue leggi prima di decretare il razionamento del gas — e degli Usa — dove il Presidente Biden ha chiesto al Congresso di sospendere le accise sul carburante per tre mesi — sottoline…
La guerra in Ucraina sta per entrare nelle nostre vite. Non sui nostri schermi, o sulle pagine dei giornali, dove l’orrore del conflitto scatenato da Vladimir Putin risiede da tempo. E nemmeno nei nostri portafogli, che già risentono di un caro-prezzi alimentato da scompensi globali legati all’invasione russa.
Il prossimo passo di questo incubo militare, finanziario e sociale è verso le nostre case. Un paio di mesi fa, il Presidente del Consiglio, ci ha chiesto, polemicamente, se preferissimo la pace o il condizionatore acceso, ma i prossimi punti critici della guerra economica saranno in realtà il termosifone in Europa e la pompa di benzina in America.
La drammatica mossa della Germania — che ieri ha preso l’ultimo provvedimento previsto dalle sue leggi prima di decretare il razionamento del gas — e degli Usa — dove il Presidente Biden ha chiesto al Congresso di sospendere le accise sul carburante per tre mesi — sottolineano la preoccupazione dei governi dell’Occidente di fronte ad uno shock che non è più sostenibile.
I politici tedeschi sono molto più sobri di quelli italiani, il che rende le parole pronunciate dal ministro dell’economia Robert Habeck, ancora più eclatanti. “Siamo in una crisi del gas”, ha detto il vice di Olaf Scholz. “D’ora in poi il gas sarà un bene scarso”. E poi ancora: “Il gas viene utilizzato come un’arma contro la Germania.” La paura dei tedeschi è che, dopo aver ridotto le forniture del 60% negli ultimi giorni, Putin chiuda completamente i gasdotti, impedendo alla Germania di riempire gli stoccaggi prima dell’inverno.
Le prossime due tappe del piano d’emergenza di Berlino saranno dolorose: prima una legge che permette ai produttori di passare i costi più alti ai consumatori, che costringerà il Scholz a stanziare miliardi di euro per aiutare i ceti medio-bassi, e poi il temutissimo razionamento.
L’Italia è in una posizione leggermente migliore: il governo sta aiutando le famiglie più deboli, ma di costringere cittadini ed imprese a spegnere condizionatori o termosifoni per il momento non se ne parla.
Si dovrebbe, invece, parlare seriamente di quel famoso tetto al prezzo del gas, proposto e supportato da Mario Draghi negli ultimi mesi. Il Consiglio Europeo di questi giorni probabilmente chiederà alla Commissione di preparare dei piani concreti — una svolta che potrebbe cominciare a far calare il prezzo del gas sul mercato.
Per Biden, il problema è in gran parte politico. La storia d’amore tra gli statunitensi e l’automobile — il roboante simbolo del Sogno Americano di libertà, movimento e avanzamento sociale — non può essere interrotta dall’alto costo della benzina. La Casa Bianca questo lo sa e sta facendo l’impossibile per alleviare il peso psicologico e finanziario di quest’impennata prima delle elezioni legislative di novembre.
Purtroppo per Biden, la sua proposta non ha alcuna chance di essere approvata da un Congresso che, nell’angolo Repubblicano non vuole fare favori al Presidente, e nell’angolo Democratico non ha abbastanza coesione per poter spingere misure incisive su questo dossier.
Se il prezzo elevato della benzina persiste, un terremoto politico e finanziario negli Usa non è da escludere. Non dimentichiamoci che nel 2008, un balzo nel costo del petrolio provocò un crac epocale dell’industria automobilistica statunitense. All’epoca, il greggio era venduto a 147 dollari al barile. Oggi è a 104 dollari.Il margine di manovra, e le speranze elettorali di Biden, sono racchiuse tra quei due numeri.
L’unica soluzione possibile, in questo momento di severa crisi, è di andare più veloci. Più veloci sul tetto al prezzo del gas, più veloci su una misura analoga per il petrolio, che gli Usa riproporranno al G7 della prossima settimana. E più veloci nel riempire gli stoccaggi per arrivare al traguardo del 90% a fine anno.
Dal punto di vista diplomatico, l’unico vantaggio della stretta di Putin sul gas è che ha indebolito la resistenza tedesca a misure europee per fare fronte all’emergenza. Se la Russia chiude i gasdotti, Berlino e i suoi alleati avranno molto meno da perdere e più ragioni per spingere verso sanzioni dure e provvedimenti rapidi.
Putin ha puntato “l’arma del gas” verso l’Occidente. È venuto il momento di rispondere.