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L'aborto negato: gli Usa spaccati sulle libertà

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Dopo la sentenza della Corte Suprema, composta da giudici conservatori, molte donne saranno a rischio
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Dopo quasi cinquant’anni la Corte Suprema degli Stati Uniti ha cancellato la sentenza Roe versus Wade che nel 1973 aveva riconosciuto l’aborto come diritto costituzionale. Si è avverato, dunque, ciò che molti temevano dopo che il quotidiano Politico aveva fatto trapelare una nota del giudice Samuel Alito che anticipava le intenzioni della Corte. Negli ultimi cinquant’anni quella sull’aborto è stata la madre di tutte le battaglie femministe e più in generale di quelle sulle libertà personali – seconda per importanza solo alle campagne per i diritti civili degli afroamericani e, volendo andare indietro di un secolo, a quella per il suffragio universale del 1920. Gli Stati Uniti, quindi, si dividono ancora una volta sulle libertà.

Dopo quasi cinquant’anni la Corte Suprema degli Stati Uniti ha cancellato la sentenza Roe versus Wade che nel 1973 aveva riconosciuto l’aborto come diritto costituzionale. Si è avverato, dunque, ciò che molti temevano dopo che il quotidiano Politico aveva fatto trapelare una nota del giudice Samuel Alito che anticipava le intenzioni della Corte. Negli ultimi cinquant’anni quella sull’aborto è stata la madre di tutte le battaglie femministe e più in generale di quelle sulle libertà personali – seconda per importanza solo alle campagne per i diritti civili degli afroamericani e, volendo andare indietro di un secolo, a quella per il suffragio universale del 1920. Gli Stati Uniti, quindi, si dividono ancora una volta sulle libertà.

E pensare che, negli ultimi decenni, la Corte Suprema americana era stata artefice di grandi progressi in materia di diritti: dalla sentenza Brown versus Board of Education, del 1954, che integrava le scuole fino a quel momento segregate; alla sentenza Loving, del 1967, che dichiarava legittimi i matrimoni tra persone di etnie diverse; alla più recente decisione del 2015 sul matrimonio tra persone dello stesso sesso. La Corte del 2022 è una istituzione profondamente conservatrice: sono sei i giudici di nomina repubblicana – tre dei quali scelti da Donald Trump – e solo tre quelli di nomina democratica (tre donne). Tra i conservatori spicca il nome di Amy Barrett scelta da Trump dopo la morte di Ruth Bader Ginsburg nel 2020, un mese prima delle presidenziali.

A differenza della giudice Ginsburg, che era stata una paladina dei diritti delle donne, la Barrett è dichiaratamente antiabortista. Rimane lo sconcerto per una decisione che avrà ripercussioni sul futuro di decine di milioni di donne, la cui libertà di scelta dipenderà d’ora in avanti “dai capricci dei politici,” come ha scritto l’ex presidente Barak Obama. In venti stati americani l’aborto sarà proibito – nello stato dell’Oklahoma, per esempio, l’interruzione di gravidanza è illegale dal momento del concepimento, senza eccezioni in caso di stupro o incesto. Questo divieto riguarderà 25 milioni di donne in età riproduttiva. In altri dieci stati l’aborto sarà fortemente limitato con conseguenze gravi sulla vita di dieci milioni di americane, e solo nei restanti venti stati rimarrà legale. Tutto questo farà si che le ragazze di oggi avranno meno diritti delle loro nonne che appena ventenni avevano visto riconosciuto a livello federale il diritto all’aborto.

Prima di Roe versus Wade, una donna che voleva ricorrere all’interruzione di gravidanza rischiava l’arresto e la setticemia da aborto clandestino (prima causa di morte negli anni Sessanta tra le afroamericane). In quegli anni le donne venivano bendate e portate in macchina in case private dove l’aborto veniva provocato inserendo oggetti di diverso tipo nella vagina. A volte le donne dovevano rivolgersi ai loro stupratori per avere i soldi per l’interruzione clandestina di gravidanza.  Oggi, a pagare le conseguenze maggiori della cancellazione di Roe versus Wade, saranno soprattutto le donne più povere, quelle appartenenti alle minoranze etniche, e le minorenni che non potranno permettersi di viaggiare centinaia di chilometri per recarsi negli stati dove l’interruzione di gravidanza rimarrà legale. Alcune di loro, poi, oltre alle spese di viaggio e a quelle mediche, saranno costrette a lunghe liste d’attesa con la conseguente decorrenza dei termini previsti dalla legge. È probabile quindi che queste donne faranno ricorso all’aborto clandestino o sceglieranno di comprare pillole antiabortive al mercato nero – negli stessi stati conservatori anche le pillole sono fortemente limitate, mentre in Messico vengono vendute senza ricetta medica. Secondo uno studio pubblicato dall’American Economic Journal e citato dall’Economist, le donne a cui viene negato l’aborto sono più a rischio di indebitarsi, dichiarare bancarotta ed essere sfrattate, questo perché molte di loro vivono già sotto il livello di povertà.

La domanda che ora molti si pongono è quella riguardante la tutela di altri diritti – come quello alla contraccezione o al matrimonio tra persone dello stesso sesso – visto che secondo il giudice conservatore Clarence Thomas anche questi diritti dovrebbero essere riconsiderati. Alla luce di tutto questo avranno particolare importanza le elezioni di medio termine per il rinnovo dalla Camera dei rappresentati e di un terzo del Senato: la questione dei diritti sarà centrale nella scelta di molti elettori.