Istat e Bonomi, chi ha ragione
di Tito Boeri e Roberto Perotti , di Tito Boeri e Roberto PerottiNel silenzio più assoluto al 31 maggio di quest'anno l'Istat ha rivisto alcuni parametri con cui si calcola il Pil. Effetto per cui il quarto trimestre del 2019 è stato rivisto e guarda caso al 31 marzo 2022 siamo ritornati a livelli pre-Covid. Ecco io su questa elaborazione dei numeri starei molto attento, perché non vorrei che qualcuno iniziasse a raccontarci che sta andando tutto bene". All'assemblea nazionale di Confindustria il suo presidente, Carlo Bonomi, mette in discussione i numeri prodotti dall'Istat. Lo fanno in tanti, ogni volta che i numeri cozzano con i propri desideri, e sempre senza prove. Che lo faccia il presidente di Confindustria è grave anche perché non è certo una affermazione disinteressata. Se può sostenere che il Paese è in una situazione di recessione può anche chiedere più soldi al governo.
Nel silenzio più assoluto al 31 maggio di quest'anno l'Istat ha rivisto alcuni parametri con cui si calcola il Pil. Effetto per cui il quarto trimestre del 2019 è stato rivisto e guarda caso al 31 marzo 2022 siamo ritornati a livelli pre-Covid. Ecco io su questa elaborazione dei numeri starei molto attento, perché non vorrei che qualcuno iniziasse a raccontarci che sta andando tutto bene". All'assemblea nazionale di Confindustria il suo presidente, Carlo Bonomi, mette in discussione i numeri prodotti dall'Istat. Lo fanno in tanti, ogni volta che i numeri cozzano con i propri desideri, e sempre senza prove. Che lo faccia il presidente di Confindustria è grave anche perché non è certo una affermazione disinteressata. Se può sostenere che il Paese è in una situazione di recessione può anche chiedere più soldi al governo.
Come tutti gli istituti di statistica europei, l'Istat produce stime preliminari dell'andamento dell'economia a circa un mese dalla fine di ogni trimestre. Come in tutti i Paesi queste stime vengono riviste dopo qualche mese, man mano che informazioni più precise diventano disponibili. Nel fare questo si "va indietro" di qualche trimestre, nel caso specifico rivedendo le stime a partire dal primo trimestre del 2018.
Solitamente, si tratta di revisioni marginali. Secondo l'ultima, cui fa riferimento Bonomi, il Pil italiano nei primi tre mesi di quest'anno è stato di circa un miliardo e mezzo superiore a quanto stimato un mese prima. Circa lo 0,3 percento del Pil trimestrale, un po' più che nei trimestri "tranquilli", ma facilmente spiegabile con le condizioni di forte instabilità come quella attuale (soprattutto nel settore dei servizi), in cui l'economia è stata prima affossata dalla pandemia, poi è rimbalzata e infine è stata nuovamente azzoppata dall'aumento dei prezzi delle materie prime e dalla guerra in Ucraina. È comunque una revisione di grandezza simile a quella prodotta dall'istituto di statistica francese nello stesso periodo.
È anche interessante che l'Istat un anno fa avesse stimato una correzione ben più consistente, attorno a mezzo punto percentuale: a quell'epoca però Bonomi non aveva trovato nulla da ridire, forse perché in quel caso la revisione era al ribasso e dava modo al presidente di Confindustria di chiedere al governo più fondi per la sua categoria.
Vero che questa volta Francia e Spagna hanno rivisto le loro stime al ribasso e noi invece al rialzo, ma altre volte è successo esattamente l'opposto. Ed è esattamente quello che conferma la bontà del processo. Se tutti gli istituti di statistica europei, che adottano le stesse metodologie, correggessero le proprie stime iniziali nella stessa direzione avremmo probabilmente a che fare con un errore sistematico, un indice del fatto che le stime non sono fatte utilizzando al meglio le informazioni disponibili.
Bonomi sembra alludere al fatto che Istat abbia cambiato le metodologie di stima rivedendo "alcuni parametri". Questo non è possibile nell'ambito del sistema statistico europeo, che impone ai diversi istituti di statistica di applicare le stesse metodologie per rendere i numeri comparabili fra Paesi. Cambiamenti di metodologia ci sono stati in passato, ma per norma vengono comunicati nei dettagli e in quei casi si ricalcola l'intera serie di osservazioni, non solo l'ultimo dato.
Se Bonomi crede che il sistema statistico europeo segua una metodologia sbagliata ne ha tutto il diritto, ma allora dica esattamente dove sta l'errore. La stima del Pil è il frutto della raccolta di migliaia e migliaia di dati: la Confindustria ha migliori informazioni dell'Istat e sa indicare precisamente quali dati sono "sbagliati" e di quanto?
Minare la credibilità delle statistiche economiche per il fatto stesso che un dato non piace è un esercizio pericoloso. Il problema sarà particolarmente serio ora. Quando l'inflazione aumenta, c'è sempre chi sostiene che i dati ufficiali sono sbagliati, per eccesso o per difetto. Togliere credibilità ai numeri dell'Istat significa aprire le porte ad ogni tipo di rivendicazione di questa o quella categoria. È noto per esempio che i cittadini tendono a percepire un'inflazione più alta di quella effettiva, perché "memorizzano" meglio quei prezzi che aumentano di più. Inoltre il dato medio stimato dell'Istat non può tenere conto delle grande variabilità fra famiglie nella composizione dei consumi, dunque negli effetti dell'inflazione sul loro potere d'acquisto, o della variabilità tra aziende nel costo del lavoro e delle materie prime. Per questo ben pochi si identificano nei dati Istat sull'inflazione, e ne criticano genericamente e senza prove la metodologia per sostenere un numero che fa più comodo. Crediamo sia importante fin d'ora mettere in guardia contro queste operazioni.