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La Colombia di Petro

Il nuovo presidente della Colombia Gustavo Petro con la moglie Veronica Alcocer (ansa)
Le'elezione del nuovo presidente, il primo di sinistra nel Paese sudamericano
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"Marx spiega mirabilmente il meccanismo dell'oppressione capitalista; ma lo spiega così bene che si fa fatica a raffigurarsi in quale modo questo meccanismo potrebbe smettere di funzionare". Non so se Gustavo Petro, neoeletto presidente della Colombia, leader trionfante di una candidatura di sinistra, abbia letto questa frase della filosofa e attivista Simone Weil. È possibile che abbia imparato la stessa lezione dopo il suo ripetuto tentativo di assumere la prima carica del Paese. Infatti, nel suo discorso dopo la vittoria ha annunciato che si dispone a sviluppare il capitalismo. Una grande sorpresa per milioni dei suoi correligionari.


La vittoria della sua coalizione d…

"Marx spiega mirabilmente il meccanismo dell'oppressione capitalista; ma lo spiega così bene che si fa fatica a raffigurarsi in quale modo questo meccanismo potrebbe smettere di funzionare". Non so se Gustavo Petro, neoeletto presidente della Colombia, leader trionfante di una candidatura di sinistra, abbia letto questa frase della filosofa e attivista Simone Weil. È possibile che abbia imparato la stessa lezione dopo il suo ripetuto tentativo di assumere la prima carica del Paese. Infatti, nel suo discorso dopo la vittoria ha annunciato che si dispone a sviluppare il capitalismo. Una grande sorpresa per milioni dei suoi correligionari.


La vittoria della sua coalizione di sinistra contro l'alternativa di Rodolfo Hernández, il Bolsonaro colombiano sostenuto dai settori conservatori e imprenditoriali, segna una tappa storica nel Paese. È stata accolta con giubilo dalle dittature escluse dal recente vertice delle Americhe convocato da Biden. E definisce un generale allineamento del subcontinente sulle politiche di sinistra. Questo movimento culminerà quasi certamente il prossimo autunno con la vittoria di Lula da Silva alle elezioni brasiliane.


Non è esagerato descrivere questo momento come storico. È la prima volta dall'indipendenza della Colombia che la destra lascia il potere e lo fa nel bel mezzo di un cambiamento generazionale e strategico in tutta l'America Latina. La Colombia è diventata il principale partner strategico degli Stati Uniti nella regione, sia nella lotta al narcotraffico che nel contrastare la crescente influenza dei movimenti di sinistra finanziati dalla Russia e dall'Iran e simpatizzanti dell'onnipresente Cina, principale partner commerciale della regione.


La campagna elettorale è stata confusa e ha avuto toni piuttosto intemperanti e violenti, con numerosi aspiranti alla vittoria raggruppati in coalizioni elettorali eterogenee. Il risultato finale spacca in due il Paese, già colpito da una profonda frattura sociale che rende estremamente difficile per il nuovo presidente raggiungere l'unità promessa la notte della sua vittoria. Il presidente sta per lasciare l'incarico con un indice di popolarità di appena il 5 per cento, e i cittadini hanno preferito sostenere candidati chiaramente ostili alla classe politica tradizionale. E in queste circostanze gli intellettuali e gli attivisti di provata tradizione democratica hanno preso la loro decisione al momento di esprimere il proprio voto nel ballottaggio finale. Molti di loro lo hanno fatto per Petro come male minore.


A parte le dittature discriminate da Biden, i governi latinoamericani di sinistra sono oggi democrazie, anche se imperfette, e alcuni rientrerebbero in quelle cosiddette ibride (come la Turchia o l'Ucraina). Con l'eccezione di Lula quando governò il Brasile, non hanno ottenuto risultati degni di nota durante la loro amministrazione. Questa regione è stata la peggiore al mondo nella lotta contro la pandemia e deve affrontare una grave crisi economica che imporrà politiche difficilmente compatibili con la realizzazione di molte promesse elettorali. L'aumento della violenza nella regione, in particolare in Messico, l'influenza delle forze armate in molti Paesi e il potere del narcotraffico creano uno scenario confuso in cui non mancheranno opportunità per gli investimenti se si riuscirà a raggiungere una certa stabilità politica e si garantirà la certezza del diritto. Per quanto possa sembrare rischioso, l'Europa non deve abbandonare l'America Latina al suo destino mentre si riorganizza la mappa geopolitica mondiale.


Come diceva il colombiano Gabriel García Márquez, premio Nobel per la Letteratura e vero e proprio eroe popolare nel mondo ispanofono, "la violenza e il dolore smisurati della nostra storia sono il risultato di ingiustizie secolari e di amarezze indicibili". La cosa più sensata è quindi cercare di aiutare il populismo benintenzionato ma poco informato a non seguire la strada di tirannie come quelle di Maduro in Venezuela o di Daniel Ortega in Nicaragua. Nonostante le difficoltà, devono poter cercare la propria strada originale nel rispetto dello Stato di diritto e nella difesa delle istituzioni democratiche. Si è sempre detto che nella comunanza di lingua, storia e cultura risiede l'unità visibile dell'America Latina. Per citare ancora una volta l'autore di Cent'anni di solitudine, c'è qualcos'altro che uguaglia e distingue tutti questi Paesi dagli altri continenti: "La crescente necessità di sapere chi diavolo siamo". Resta da vedere se Gustavo Petro sarà in grado di rispondere alla domanda.


traduzione di Luis E. Moriones