Scrivo da un treno sul quale ogni scusa sembra buona per sfilarsi la mascherina: bere, mangiare, telefonare... Persino conversare col vicino, che, se ho capito bene come funziona questo virus, è il gesto più pericoloso, quello che garantisce il contagio al 100%. Insomma scrivo da un treno in cui il Covid non c'è, come non c'è a Wimbledon. Basta non farsi il tampone o, eventualmente, occultarne il risultato. Ieri mentre aspettavo il risultato del mio due persone davanti a me hanno ricevuto il loro responso: positivo, ha detto sottovoce la Sibilla seduta al tavolino. Ci siamo guardati, io cercando di non essere troppo tronfia della mia negatività, e loro un po' delusi, contrariati. Poi si sono allontanati mesti, il naso incollato al foglio su cui campeggiava la sentenza, la mascherina sempre a penzoloni sul braccio. Avranno annullato le loro vacanze, si saranno chiusi in casa aspettando di guarire, disdetto appuntamenti amorosi, scampagnate…
Scrivo da un treno sul quale ogni scusa sembra buona per sfilarsi la mascherina: bere, mangiare, telefonare... Persino conversare col vicino, che, se ho capito bene come funziona questo virus, è il gesto più pericoloso, quello che garantisce il contagio al 100%. Insomma scrivo da un treno in cui il Covid non c'è, come non c'è a Wimbledon. Basta non farsi il tampone o, eventualmente, occultarne il risultato. Ieri mentre aspettavo il risultato del mio due persone davanti a me hanno ricevuto il loro responso: positivo, ha detto sottovoce la Sibilla seduta al tavolino. Ci siamo guardati, io cercando di non essere troppo tronfia della mia negatività, e loro un po' delusi, contrariati. Poi si sono allontanati mesti, il naso incollato al foglio su cui campeggiava la sentenza, la mascherina sempre a penzoloni sul braccio. Avranno annullato le loro vacanze, si saranno chiusi in casa aspettando di guarire, disdetto appuntamenti amorosi, scampagnate, aperitivi? Speriamo. A giudicare da quell'inizio baldanzoso temo proprio di no.
Del resto ci sarà un motivo per cui i contagi galoppano e questo motivo ha un nome: si chiama irresponsabilità. Il cui contrario e la commovente responsabilità dimostrata da Matteo Berrettini. Avrebbe potuto attenersi alla regola che a Wimbledon, come sul mio treno, di Covid non ce n'è e giocare il suo torneo preferito, sulla cui superficie è quasi imbattibile. Invece ha fatto il tampone, ne ha fatti due anzi, perché del primo, giustamente, non si fidava. E quando ha scoperto di essere positivo anziché ingoiare il foglio fatto a pezzettini e fischiettare, ha annunciato che, col cuore spezzato, era costretto a ritirarsi. Matteo Berrettini ha la residenza fiscale a Montecarlo. Scelta che non me lo rende simpatico; cosa di cui, sono certa, si farà una ragione. Che si condivida o meno la passione per pagare le tasse, farlo, persino con un po' di riluttanza, nel proprio Paese - quello che ti ha fatto studiare, curato, quello sulle cui strade e giardini scorrazziamo - è un gesto apprezzabile. Più che apprezzabile, diciamolo: è un gesto di civiltà. Quando ci scontriamo con la moltitudine di inefficienza che ci assedia, vale la pena ricordare che se tutti quanti pagassero le tasse, specie chi denaro ne guadagna parecchio, lo Stato avrebbe un agio maggiore.
Ma la nobiltà del gesto compiuto da Matteo Berrettini è innegabile. E aggiunta al suo immenso talento e alla inarrivabile bellezza, fa di lui una specie di creatura mitologica, l'unicorno, il dio dell'infinito possibile, supereroe. Quanto mi piacerebbe che in questo momento Super Matteo fosse su questo treno e sollevasse di peso il signore seduto di fronte a me che parla al telefono tenendo la mascherina con le mani davanti al viso, avvicinandola e allontanandola come si farebbe con un cappello per salutare. Lo guardasse negli occhi e gli spiegasse che lui, per un gesto di responsabilità ha rinunciato al suo torneo preferito, oltre a un'enorme quantità di denaro, immagino. Lei, signore, a cosa rinuncia se si tiene addosso quella mascherina, cosa le impedisce di agganciarla agli orecchi anziché poggiarla con nonchalance sul naso, mentre si appisola? Caro Matteo, tu che alberghi più qualità di Ulisse, Poseidone e Zeus messi insieme e da ieri sei anche il mio idolo di responsabilità, ti auguro di guarire in fretta dal Covid così da vincere tutti i tornei del mondo. Nel frattempo, mentre ti riposi, pensa agli asili, le scuole, gli ospedali, pensa a quante cose fantastiche si potrebbero fare in questo Paese con le tue tasse. Non ti renderebbe orgoglioso?