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La siccità e la crisi globale

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Le carestie sono eventi complessi dalle origini molto varie. Possono essere eventi “naturali”, causati
da un deficit di produzione di alimenti dovuto a una meteorologia avversa (siccità estrema, alluvioni o piogge eccessive a primavera…) o alla diffusione di malattie dei raccolti. Oppure possono essere causate dall’uomo, le cui azioni conducono a una distribuzione inefficiente di risorse alimentari che sarebbero altrimenti sufficienti a sfamare tutti. Tali azioni possono risultare da scelte politiche errate, o possono dipendere in modo più o meno diretto da altri fattori, in primis la guerra. Un esempio è la terribile carestia del Bengala del 1943, che causò svariati milioni di morti. Alle origini della scarsità di alimenti troviamo le condizioni generate dalla Seconda Guerra Mondiale, ma le autorità coloniali britanniche contribuirono a trasformare la crisi in una catastrofe tramite strategie di “terra bruciata&…

Le carestie sono eventi complessi dalle origini molto varie. Possono essere eventi “naturali”, causati
da un deficit di produzione di alimenti dovuto a una meteorologia avversa (siccità estrema, alluvioni o piogge eccessive a primavera…) o alla diffusione di malattie dei raccolti. Oppure possono essere causate dall’uomo, le cui azioni conducono a una distribuzione inefficiente di risorse alimentari che sarebbero altrimenti sufficienti a sfamare tutti. Tali azioni possono risultare da scelte politiche errate, o possono dipendere in modo più o meno diretto da altri fattori, in primis la guerra. Un esempio è la terribile carestia del Bengala del 1943, che causò svariati milioni di morti. Alle origini della scarsità di alimenti troviamo le condizioni generate dalla Seconda Guerra Mondiale, ma le autorità coloniali britanniche contribuirono a trasformare la crisi in una catastrofe tramite strategie di “terra bruciata” volte a scoraggiare un’invasione giapponese, e tramite una gestione fallimentare dei controlli sui prezzi e i movimenti dei beni.


L’esempio storico del Bengala, studiato approfonditamente dall’economista Amartya Sen, ha svolto un ruolo fondamentale nel convincere molti studiosi che la gran parte delle carestie siano prodotte dall’azione degli uomini. Tuttavia, studi recenti a cui ho partecipato suggeriscono che, in Europa, fino ai primi decenni del diciottesimo secolo tutte le principali carestie siano state causate da deficit di produzione, e in particolare dalla distruzione dei raccolti tramite eventi meteorologici avversi, eventi più probabili durante fasi di rapido cambiamento climatico. Sono in seguito le carestie causate dall’uomo sembrano essere divenute prevalenti: cosa evidente per le ultime grandi carestie europee, occorse durante la Seconda Guerra Mondiale. Ovviamente, in pratica molto carestie si sono sviluppate per un misto di cause, sia “naturali” sia “umane”.
Anche l’Holodomor, la terribile “grande fame” del 1932-33 che causò la morte di milioni di Ucraini e che è solitamente considerata la conseguenza delle politiche sovietiche (forse volte allo sterminio intenzionale della popolazione, ma la cosa rimane discussa), ha dei raccolti molto scarsi tra le sue co-cause.
Questa complessità si riscontra anche guardando alla situazione attuale, con una crisi alimentare globale annunciata (e in parte già in corso) “causata” dalla guerra in Ucraina, dai danni che essa ha prodotto localmente ai raccolti e dal blocco nei porti dei grani già disponibili e che in condizioni normali sarebbero stati esportati. A ben vedere, già da anni la Fao, nei suoi rapporti annuali sulla sicurezza alimentare, segnalava con allarme che non vi era alcun progresso nella lotta globale contro la fame, anzi. Nell’ultimo rapporto (quello del 2021) si rilevava come, anche per effetto di Covid-19, nel corso del 2020 il numero di persone che avevano patito la fame era aumentato di 161 milioni rispetto al 2019. Ma il Covid si aggiungeva solo agli effetti negativi del cambiamento climatico: a cui andavano attribuiti direttamente una serie di disastri ambientali localizzati capaci di compromettere la produzione agraria di vaste aree. Lo scenario non è migliorato in seguito — ed è in questo quadro di evidenti difficoltà produttive che si è inserita l’invasione russa dell’Ucraina. Non sappiamo quanto durerà la guerra, ma è ragionevole pensare
che il danno causato alla capacità globale di produrre e distribuire alimenti durerà anni. Nel frattempo, il clima continuerà a surriscaldarsi, prevedibilmente a un passo più rapido di quanto si era sperato perché la guerra contribuisce a cambiare le priorità di molti Paesi. La siccità in corso in Italia, che danneggerà senz’altro i raccolti, è solo un esempio locale di difficoltà globali.

Aggiungiamo che la popolazione mondiale continua a crescere, e con essa la domanda di cibo. Vi è molto, in questo quadro, che pare ormai tristemente ineluttabile, e il massimo che possiamo fare è cercare di mettere una pezza alle (stupide) azioni degli uomini.