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Emergenza clima, la tirannia della comodità

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Tocca decidere a noi da che parte vogliamo stare e se abbiamo il coraggio di provare a creare un mondo migliore
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Peccato che Greta Thunberg non sia potuta arrivare a Torino ieri per il primo Climate Social Camp e per il raduno mondiale dei Fridays for Future, il movimento che lanciò nell'estate del 2018 andando a manifestare per il clima, da sola, un venerdì mattina, al posto di andare a scuola, e postando la sua foto su Instagram. Peccato per almeno due ragioni.

La prima è che avevamo l'occasione per dirle scusa. Scusa Greta, se non ti abbiamo preso sul serio; scusa se ci siamo offesi quando ci hai accusati di fare solo blablabla; scusa se non abbiamo ancora fatto abbastanza per fermare il riscaldamento globale. L'anno scorso abbiamo promesso solennemente di piantare mille miliardi di alberi entro il 2030: quanti ne abbiamo già piantati? Eppure ora lo stiamo iniziando a capire, a vedere, cosa intendevi quando parlavi di siccità, incendi e ghiacciai che fondono. Speriamo di ricordarci l'estate 2022 non solo come la più calda di sempre (o…

Peccato che Greta Thunberg non sia potuta arrivare a Torino ieri per il primo Climate Social Camp e per il raduno mondiale dei Fridays for Future, il movimento che lanciò nell'estate del 2018 andando a manifestare per il clima, da sola, un venerdì mattina, al posto di andare a scuola, e postando la sua foto su Instagram. Peccato per almeno due ragioni.

La prima è che avevamo l'occasione per dirle scusa. Scusa Greta, se non ti abbiamo preso sul serio; scusa se ci siamo offesi quando ci hai accusati di fare solo blablabla; scusa se non abbiamo ancora fatto abbastanza per fermare il riscaldamento globale. L'anno scorso abbiamo promesso solennemente di piantare mille miliardi di alberi entro il 2030: quanti ne abbiamo già piantati? Eppure ora lo stiamo iniziando a capire, a vedere, cosa intendevi quando parlavi di siccità, incendi e ghiacciai che fondono. Speriamo di ricordarci l'estate 2022 non solo come la più calda di sempre (o come la più fresca dei prossimi dieci anni, come avverte un leader ambientalista); ma come quella in cui abbiamo compreso, finalmente, che l'allarme sul clima lanciato dagli scienziati, a partire almeno dal lontano 1972, era vero e fondato. Avevi ragione, avevano ragione. E noi torto.

(agf)

Ma il secondo motivo del rammarico è che l'assenza della giovane svedese che dal nulla ha creato un movimento sul tema della giustizia climatica aggregando militanti in tutto il mondo, rischia di spegnere i riflettori sull'appuntamento torinese e sulle questioni che verranno dibattute. E questo non ce lo possiamo permettere. Non ce lo possiamo permettere da tempo, in realtà, ma adesso di più: adesso abbiamo l'occasione di scegliere. Di farci sentire.

Finita l'esperienza da unità nazionale del governo Draghi, che necessariamente ha dovuto trovare mediazioni difficili fra forze politiche molto diverse (il termovalorizzatore di Roma e i rigassificatori sono stati solo gli ultimi esempi), la transizione ecologica deve riprendere slancio ed entrare nella prossima campagna elettorale come il tema chiave. Quello che definirà gli schieramenti. I tempi e i modi per affrontare la questione climatica infatti non sono neutrali ma riflettono diverse visioni del mondo.

Da una parte c'è chi pensa che stia andando tutto bene, che al massimo con lo scioglimento dei ghiacciai "avremo più case con vista mare" (Donald Trump) e che comunque "a luglio ha sempre fatto caldo" dobbiamo farcene una ragione (Giuliano Ferrara). I negazionisti del clima partono da una posizione di indubbio vantaggio: ci dicono quello che vorremmo sentirci dire. Sono quelli che davanti ad ogni scadenza - come il bando delle auto a benzina a partire dal 2035 - invocano un rinvio come se potessimo rinviare anche gli uragani che un pianeta più caldo comporta. Sono quelli che ci invitano a cedere a quella che Tim Wu, il consulente della Casa Bianca per la tecnologia, recentemente ha definito "la tirannia della comodità". Non cambiamo nulla e se il popolo ha caldo, che accenda l'aria condizionata...

Dall'altra parte c'è un mondo nuovo. Libero da un'altra tirannia, quella dei combustibili fossili; e dalla plastica. Un mondo alimentato da energie rinnovabili e con un rapporto più sano, rispettoso, con le risorse del pianeta. Che non vanno sprecate, ma ove possibile, riciclate, riutilizzate. Un tempo questa visione veniva bollata come portatrice di povertà diffusa, l'ambiente era visto come antitetico all'occupazione e alla crescita economica. Ma non è più così. Oggi abbiamo le tecnologie e le risorse per cambiare tutto, provare a frenare il riscaldamento globale e creare una società più giusta.

Spetta ai partiti saper tradurre questa visione in scelte concrete. E spetterà a noi elettori il 25 settembre dire chiaramente da che parte stiamo: vogliamo vivere ancora nella "tirannia della comodità" o abbiamo il coraggio di provare a creare un mondo migliore?