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Il sottile crinale delle alleanze

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Al punto in cui sono giunte le cose l'intesa si presenta plausibile a destra, più difficile a sinistra
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Le cronache confermano giorno dopo giorno che è assai complicato comporre il mosaico delle alleanze, sia a destra sia a sinistra. Se non ci fossero i vincoli della legge Rosato, i due maggiori partiti, FdI e Pd, intorno ai quali si giocherà la contesa elettorale, avrebbero tutto l'interesse a presentarsi da soli davanti agli elettori. Ormai è tardi, ovviamente, per tentare l'avventura, ma due o tre mesi fa qualcuno aveva suggerito una strada del genere: forzare i limiti del "Rosatellum", sulla base di un impegno d'onore dei due rivali a non costruire alleanze e alchimie nei rispettivi campi. Ciascuno avrebbe fatto il massimo sforzo sia nell'uninominale sia nel proporzionale, confinando i partner in un ruolo subordinato. Le intese di governo si sarebbero poi stipulate nel nuovo Parlamento. Era una tesi estrema, ma non inverosimile.

Se ne avverte l'eco nelle ultime ore: a destra Giorgia Meloni è insofferente verso le trappole ap…

Le cronache confermano giorno dopo giorno che è assai complicato comporre il mosaico delle alleanze, sia a destra sia a sinistra. Se non ci fossero i vincoli della legge Rosato, i due maggiori partiti, FdI e Pd, intorno ai quali si giocherà la contesa elettorale, avrebbero tutto l'interesse a presentarsi da soli davanti agli elettori. Ormai è tardi, ovviamente, per tentare l'avventura, ma due o tre mesi fa qualcuno aveva suggerito una strada del genere: forzare i limiti del "Rosatellum", sulla base di un impegno d'onore dei due rivali a non costruire alleanze e alchimie nei rispettivi campi. Ciascuno avrebbe fatto il massimo sforzo sia nell'uninominale sia nel proporzionale, confinando i partner in un ruolo subordinato. Le intese di governo si sarebbero poi stipulate nel nuovo Parlamento. Era una tesi estrema, ma non inverosimile.

Se ne avverte l'eco nelle ultime ore: a destra Giorgia Meloni è insofferente verso le trappole apparecchiate per lei dal duo Salvini-Berlusconi. A sinistra Enrico Letta deve comporre ciò che sulla carta è problematico, a meno che non ci sia la volontà di chiudere l'accordo per ragioni di convenienza: deve incollare segmenti della sinistra, che sono abbastanza vicini alle tesi dei 5S anche nel giudizio diffidente verso Draghi, con i centristi lib-dem di Calenda e sullo sfondo di Renzi, le cui posizioni sono opposte.

Al punto in cui sono giunte le cose, l'intesa si presenta plausibile a destra, dove si tratta di riconoscere la candidatura a Palazzo Chigi di Giorgia Meloni e accordarsi sui collegi mettendo la sordina agli odi interni. Viceversa, a sinistra è più difficile, in quanto più profonde sono le ragioni del dissidio. Letta è pressato dalla sinistra interna che lo sollecita a essere più incisivo sui temi sociali. Il sottinteso è che la rottura con Conte tende a spingere il Pd su una linea moderata, quasi di centrodestra; di conseguenza occorre bilanciare l'apertura a Calenda con figure di garanzia.

Peraltro il capo di "Azione", che sta raccogliendo i profughi del berlusconismo (da Brunetta a Mara Carfagna) ritiene di essere credibile solo se non darà l'impressione di aver svenduto la linea "liberale" in cambio di qualche seggio, accettando per di più la convivenza con la sinistra e Di Maio. A sua volta Letta non può apparire prigioniero dei centristi: Calenda oggi e domani magari Renzi. Se il suo scopo è recuperare voti dagli elettori 5S delusi da Conte, il segretario del Pd non può apparire troppo entusiasta per la mano tesa di centristi ed ex berlusconiani.

Si cammina su un crinale sottile e non è un caso che Renzi abbia rotto gli indugi e si sia detto pronto ad andare al voto da solo o insieme ai centristi che decidessero di rifiutare il patto con Letta. È solo una manovra per alzare il prezzo dell'intesa in termini di seggi? Può darsi, in tanti lo pensano. Tuttavia i motivi per distinguersi non mancano. Calenda insieme a Italia Viva, Bonino ed ex berlusconiani potrebbe ottenere un discreto successo, sia pure solo nel proporzionale.

Se l'obiettivo è svuotare Forza Italia, allora è meglio un cartello che non si allea a sinistra con le correnti desiderose di condizionare il vertice del Pd: anche sulla politica estera, cioè sulla questione Russia-Ucraina. È una tesi, non si sa quanto sincera, ma può essere sostenuta. In quel caso spetterebbe a Letta, libero dall'ipoteca centrista, l'onere di recuperare voti dal mondo 5S su una linea laburista.