Caro Direttore,
Giorgia Meloni ( ma anche Salvini e Berlusconi) non dovrebbe far finta di niente davanti all'episodio delle scritte antisemite alla Sapienza contro Emanuele Fiano.
Anch'io mi batto con il mio partito, il Pd, perché valori e programmi della sinistra progressista, riformista e ambientalista prevalgano il 25 settembre e perché questa destra perda le elezioni. Temo infatti le pesanti ambiguità sulla collocazione internazionale ( troppi i legami e le amicizie con Putin, con Orbán, con forze antieuropeiste). Temo torsioni autoritarie sulla Costituzione, che va pienamente applicata, non manomessa. Penso al fatto che i valori della sinistra e del Pd siano l'esatto contrario di quelli della destra: un Paese più solidale e meno egoista, meno impaurito; più equo nei diritti sociali e meno diseguale nelle pari opportunità; una società aperta e non chiusa, che rispetti i diritti di tutti.
È su cose come ques…
Caro Direttore,
Giorgia Meloni ( ma anche Salvini e Berlusconi) non dovrebbe far finta di niente davanti all'episodio delle scritte antisemite alla Sapienza contro Emanuele Fiano.
Anch'io mi batto con il mio partito, il Pd, perché valori e programmi della sinistra progressista, riformista e ambientalista prevalgano il 25 settembre e perché questa destra perda le elezioni. Temo infatti le pesanti ambiguità sulla collocazione internazionale ( troppi i legami e le amicizie con Putin, con Orbán, con forze antieuropeiste). Temo torsioni autoritarie sulla Costituzione, che va pienamente applicata, non manomessa. Penso al fatto che i valori della sinistra e del Pd siano l'esatto contrario di quelli della destra: un Paese più solidale e meno egoista, meno impaurito; più equo nei diritti sociali e meno diseguale nelle pari opportunità; una società aperta e non chiusa, che rispetti i diritti di tutti.
È su cose come queste che vogliamo battere la destra.
Non gridiamo "al lupo al lupo", al fascismo che ritorna. Poi ogni giorno, però, accade qualcosa di inquietante. Ieri le scritte contro Fiano. Perciò c'è bisogno di gesti, parole, comportamenti chiari e sinceri. Non ho tanto paura del fascismo di ieri, con i suoi orrori, con le sue barbarie, ma dei neofascismi e dei neonazismi di oggi. Giorgia Meloni ha usato parole di condanna della dittatura fascista e delle leggi razziali. Per lei sono state un passo in avanti. Gianfranco Fini era arrivato una ventina di anni fa al "male assoluto" e lei ancora no. Ma i pur tardivi passi in avanti rischiano di essere vanificati da altre cose. Una è quella fiamma nel simbolo del suo partito. Non può, l'ex-leader dei giovani di destra, che ha fatto in tempo a frequentare anche il Movimento Sociale-Destra Nazionale, non sapere cosa significhi, quali radici e quale passato evochi. E quale coerenza ha frequentare Vox, quel misto di sovranismo, neofranchismo, populismo di estrema destra con affermazioni di distacco dal fascismo storico? O votare in Parlamento europeo contro la risoluzione di condanna del regime di Orbán, per gravi violazioni di diritti umani e civili, discriminazione di genere, non inficia la credibilità di certe affermazioni? Nel partito della Meloni ci sono (oggi, non ottanta anni fa) esponenti di primo piano (anche Presidenti di Regione, amministratori) che non provano imbarazzo alcuno a festeggiare gli anniversari della Marcia su Roma. Esponenti che in troppi casi negano la Shoah, che organizzano iniziative con esponenti della destra estrema, in certi casi perfino di tendenze suprematiste. Iniziative in cui dominano atteggiamenti nostalgici, coreografie di croci celtiche, pubblicazioni richiamanti l'odio razziale.
È su questo - non solo sugli orrori del fascismo di ieri - che occorre essere netti, chiari, direi radicali. Antifascisti. Rispettosi della Costituzione. Queste cose che ho richiamato rischiano di sdoganare, anche involontariamente, comportamenti concreti, menti deboli ed esaltate che nelle loro pericolose ossessioni razzistiche, omofobiche, antisemite, passano all'azione. Nel circuito dell'odio in rete, nella realtà. Si comincia con le scritte contro l'ebreo Fiano, figlio di Nedo deportato ad Auschwitz. E si va oltre. Oggi, non ottanta anni fa. Da Utoya a Macerata, da reti nere nazionali e sovranazionali come gli articoli e i libri di Paolo Berizzi e Luca Mariani (e i troppi fatti di cronaca legati all'odio) confermano ogni giorno.
Prendere radicali e inequivocabili distanze dal fascismo di ieri, significa essere radicali e rigorosi contro comportamenti politici di oggi. E magari evitare, tra i tanti, di candidare proprio la Rauti in un collegio contro Emanuele Fiano, figlio di Nedo.
L'autore è deputato del Partito democratico