La politica voti per il clima
di Luca FraioliCi sono oltre quindicimila voci che all’unisono chiedono alla politica italiana di occuparsi del riscaldamento globale. Sono quelle delle persone che hanno già firmato su change.org., a meno di 48 ore dal lancio, la petizione “Un voto per il clima”, nata dall’appello dei climatologi, i quali dalle pagine di Repubblica e di Green&Blue hanno chiesto con forza ai partiti di “considerare la crisi climatica come un problema prioritario da affrontare, perché mina alla base tutto il nostro futuro”.
Ora la vera domanda è: gli schieramenti che affilano le armi per la campagna elettorale, ascolteranno quelle migliaia
di voci? La premessa, e cioè la sordità dimostrata da tutta la politica italiana ai tanti campanelli di allarme climatici degli ultimi anni, non lascia ben sperare. Anche se ci si limita alle ultime, terribili settimane, sembra che tutto venga derubricato a fatalità, imprevedibile e pass…
Ci sono oltre quindicimila voci che all’unisono chiedono alla politica italiana di occuparsi del riscaldamento globale. Sono quelle delle persone che hanno già firmato su change.org., a meno di 48 ore dal lancio, la petizione “Un voto per il clima”, nata dall’appello dei climatologi, i quali dalle pagine di Repubblica e di Green&Blue hanno chiesto con forza ai partiti di “considerare la crisi climatica come un problema prioritario da affrontare, perché mina alla base tutto il nostro futuro”.
Ora la vera domanda è: gli schieramenti che affilano le armi per la campagna elettorale, ascolteranno quelle migliaia
di voci? La premessa, e cioè la sordità dimostrata da tutta la politica italiana ai tanti campanelli di allarme climatici degli ultimi anni, non lascia ben sperare. Anche se ci si limita alle ultime, terribili settimane, sembra che tutto venga derubricato a fatalità, imprevedibile e passeggera, mentre al contrario è spesso conseguenza di una emergenza ormai ben nota e studiata dagli scienziati.
I Palazzi romani hanno ignorato i fumi mefitici che hanno soffocato la città quando sono andati a fuoco i depositi dei rifiuti, così come le nubi sprigionatesi dai roghi di campi e storiche pinete. Hanno rapidamente archiviato, dopo il lutto d’ordinanza per le vittime, la tragedia rappresentata dallo scioglimento dei ghiacci della Marmolada. Hanno delegato alle autorità locali le misure tampone per una siccità senza precedenti che ha ridotto il Po, da re dei fiumi italiani, a rigagnolo divorato dall’acqua di mare che risale dal Delta. Al riparo dei loro impianti di aria condizionata, non devono neppure essersi accorti dei 40 gradi che l’estate del 2022 ha fatto segnare da Nord a Sud. Il risultato è che il clima, nonostante sia la più grande emergenza che gli esseri umani abbiano mai dovuto affrontare a livello globale, è completamente assente da questo inizio di campagna elettore che si concluderà con il voto del 25 settembre.
Per questo i climatologi italiani hanno rotto gli indugi e scritto una lettera aperta ai partiti, a tutti, indipendentemente dalla loro collocazione in Parlamento. Per questo il Premio Nobel per la Fisica 2021 Giorgio Parisi ha aderito all’appello: “I prossimi anni saranno cruciali. Più si aspetta a prendere provvedimenti, più il riscaldamento continua e diventerà difficile tornare indietro”, ha spiegato a Repubblica. “Ecco perché è importante che i partiti mettano in chiaro oggi nei programmi elettorali quali sono i loro progetti per la lotta ai cambiamenti climatici”.
Ma il Nobel individua anche l’altro grande corno della questione, l’altro quesito fondamentale: che ruolo avranno gli elettori? Riusciranno con le loro scelte a premiare quelle forze politiche che si saranno dimostrate più attente all’emergenza climatica? “La responsabilità è sia dei politici che degli elettori: se questi ultimi non fanno in modo che sia conveniente per i partiti fare una politica climatica, i politici non la attueranno certo in modo spontaneo”, spiega Parisi.
Per gli elettori più giovani il riscaldamento globale è un tema cruciale, come conferma il sondaggio di Demos & PI pubblicato ieri su questo giornale. E forse i partiti, dopo aver nella maggior parte dei casi irriso Greta Thunberg al suo esordio ormai quattro anni fa, si renderanno conto che nel frattempo i coetanei dell’attivista svedese sono diventati maggiorenni e si presenteranno alle urne il prossimo 25 settembre.
Insomma, non è detto che fare del clima una bandiera, un impegno serio e non di facciata, significhi necessariamente perdere le elezioni. Negli Usa Biden, al netto delle difficoltà poi incontrare per far approvare il suo Climate Bill, le ha vinte. Ma è successo anche nelle più vicine, e simili a noi, Austria e Germania.
Il Nobel Parisi ha usato una metafora illuminante, è il caso di dirlo: la scienza illumina la strada davanti a noi, come i fari di un’auto nella notte. Ma è la politica che sta al volante, e che può anche decidere di guidare a fari spenti, senza tener conto del parere degli scienziati. Poi però i partiti dovranno render conto ai loro passeggeri, agli elettori. Oggi ce ne sono quasi 15mila che sul clima indicano a gran voce la direzione da prendere. E sono destinati ad aumentare.