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Elezioni, le responsabilità del centrosinistra

La complessità va gestita e non assecondata. Va trasferita agli elettori come un fattore di comprensione e non di caos. Va amministrata ora per essere plausibile dopo le elezioni. Il pericolo principale è mostrarsi in una confusione perenne
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Mentre la destra di questo Paese lancia deprimenti e propagandistiche proposte, il centrosinistra sembra avviluppato nella sindrome di "Rossi e Turigliatto". I due dimenticabili senatori "comunisti" che nella legislatura 2006-2008 contribuirono non poco a far cadere l'ultimo governo Prodi. Un esecutivo che aveva riportato dopo decenni il rapporto debito-Pil quasi al 100 per cento è stato così sacrificato per aprire la strada alla vittoria piena di Silvio Berlusconi e all'umiliazione del nostro Paese. Un paio di anni dopo - durante la crisi finanziaria - era infatti trattato dalla Cancellerie europee come lo zimbello dell'Ue. Ecco, le incredibili polemiche di questi giorni sembrano irresponsabilmente riprodurre il medesimo schema.

Il tutto appare studiato non solo per far perdere l'unica coalizione progressista e quindi per crogiolarsi tra i banchi dell'opposizione, ma anche per consegnare a Meloni e Salvini le chiavi integrali del…

Mentre la destra di questo Paese lancia deprimenti e propagandistiche proposte, il centrosinistra sembra avviluppato nella sindrome di "Rossi e Turigliatto". I due dimenticabili senatori "comunisti" che nella legislatura 2006-2008 contribuirono non poco a far cadere l'ultimo governo Prodi. Un esecutivo che aveva riportato dopo decenni il rapporto debito-Pil quasi al 100 per cento è stato così sacrificato per aprire la strada alla vittoria piena di Silvio Berlusconi e all'umiliazione del nostro Paese. Un paio di anni dopo - durante la crisi finanziaria - era infatti trattato dalla Cancellerie europee come lo zimbello dell'Ue. Ecco, le incredibili polemiche di questi giorni sembrano irresponsabilmente riprodurre il medesimo schema.

Il tutto appare studiato non solo per far perdere l'unica coalizione progressista e quindi per crogiolarsi tra i banchi dell'opposizione, ma anche per consegnare a Meloni e Salvini le chiavi integrali del sistema. Bonelli e Fratoianni, se non vogliono trasformarsi nei nuovi "gemelli" della sconfitta, hanno dunque il dovere morale di prendere atto della realtà.

Soprattutto dovrebbero capire che in questo momento le loro parole rischiano davvero di diventare l'utile idioma a disposizione del vocabolario reazionario. Si facciano allora un giretto sulle spiagge italiane e capiranno che l'emergenza adesso è in primo luogo impedire che la prospettiva della modernità venga cancellata in un solo giorno, il 25 settembre 2022.

In campagna elettorale la destra è avvantaggiata da una naturale semplicità, nei messaggi e nella linea di comando. È però una semplicità formale. Che non è certo in grado di rispondere alle tortuosità di un mondo complicato, reso intricato dalla globalizzazione e da un assetto internazionale in evoluzione. Non a caso, alla prova del governo ha sistematicamente fallito limitandosi ad occupare e distribuire potere.

La sinistra è invece complessa. Ma questa complessità va gestita e non assecondata, va trasferita agli elettori come un fattore di comprensione e non di caos. Va amministrata ora per essere plausibile dopo le elezioni. Questo è il pericolo principale del centrosinistra. Mostrarsi in una confusione perenne.

Per evitarlo serve la capacità di leadership del partito principale, ossia il Pd. E serve un "programma". Le differenze e le "complessità" di una grande alleanza riformista possono essere compensate in una base comune di impegni. Qualche anno fa Romano Prodi diceva: "Meglio il programma dell'Unione fatto di quasi trecento pagine che un tweet". Meglio appunto la complessità della sinistra che la semplicità irrealistica della destra.

Esiste allora un'agenda - sinonimo ormai insopportabile di programma - che il presidente del consiglio Draghi sta attuando non perché sia sua. Ma perché rappresenta una piattaforma concordata con l'Ue affinché i soldi del Recovery Fund arrivino costantemente nelle casse del ministero del Tesoro. Perché è l'unica via credibile per riformare questo Paese e renderlo un po' più moderno.

Non è un feticcio di Bruxelles, basta ascoltare i leader della sinistra europea e ambientalista per capire e prendere atto che si tratta di un percorso compatibile con i valori di un fronte progressista. Lo considerano, anzi, la sola ancora di salvezza per l'Italia. Una coalizione europeista e occidentale non può metterla in discussione. Esattamente come basterebbe considerare il Green Deal della Commissione europea come bussola comune per un futuro ecosostenibile.

Tutto il resto diventano tentativi di autoperpetuarsi a spese degli italiani e dell'Italia. Questo non è il momento degli egoismi, ma del senso della realtà. Soprattutto per forze politiche che certo non possono contare su consensi sterminati. Questa pessima legge elettorale attribuisce un potere di interdizione ai più "piccoli". La politica, però, non può limitarsi al narcisismo autoreferenziale.