Morte di Alessia e Giulia, si spenga il tribunale social
di Maria Novella De Luca , di Maria Novella De LucaSi dice spesso che davanti a una tragedia, a un lutto assoluto come quello della perdita di un figlio o di una figlia, ogni parola sia vana, ogni aggettivo inutile, ogni verbo uno sbaglio e la scelta migliore sia il silenzio. E’ vero, è così. Eppure questa volta, invece, le parole del parroco di Castenaso, don Giancarlo Leonardi, durante gli strazianti funerali di Alessia e Giulia, le due adolescenti travolte da un treno alla stazione di Riccione dopo una notte in discoteca, sono state fondamentali. Perché quel parroco che conosceva Alessia e Giulia fin da bambine, ha messo a tacere lo sfrontato “tribunale dei social” che fin dalle prime ore della tragedia aveva messo sotto accusa il papà delle ragazze, “reo” di aver permesso loro non solo di andare a ballare, ma anche, quella volta e soltanto quella maledetta volta, di tornare da sole con il treno.
«Da domenica vediamo una cronaca della tragedia, ne cogliamo letture e gi…
Si dice spesso che davanti a una tragedia, a un lutto assoluto come quello della perdita di un figlio o di una figlia, ogni parola sia vana, ogni aggettivo inutile, ogni verbo uno sbaglio e la scelta migliore sia il silenzio. E’ vero, è così. Eppure questa volta, invece, le parole del parroco di Castenaso, don Giancarlo Leonardi, durante gli strazianti funerali di Alessia e Giulia, le due adolescenti travolte da un treno alla stazione di Riccione dopo una notte in discoteca, sono state fondamentali. Perché quel parroco che conosceva Alessia e Giulia fin da bambine, ha messo a tacere lo sfrontato “tribunale dei social” che fin dalle prime ore della tragedia aveva messo sotto accusa il papà delle ragazze, “reo” di aver permesso loro non solo di andare a ballare, ma anche, quella volta e soltanto quella maledetta volta, di tornare da sole con il treno.
«Da domenica vediamo una cronaca della tragedia, ne cogliamo letture e giudizi: sembra che tutti abbiano una parola da dire, che ci siano tanti maestri». Pronti a dare lezioni di paternità, di buona genitorialità, «non si fanno tornare due ragazze da sole a quell’ora», «io non le avrei mandate», (ma anche commenti assai più duri e insultanti) incuranti del disumano dolore di un padre e di una madre. Vittorio e Tania, che si sono comportati come tutti i genitori di adolescenti di questo mondo. Hanno concesso cioè che le loro figlie strappassero un pezzetto libertà, chiunque abbia a che fare con dei teenager sa che in quell’età della scoperta e dell’irrequietezza, ogni sabato sera è una contrattazione di orari, di regole di sicurezza, di moniti, di raccomandazioni. Una birra sì e non di più, chiamami a metà serata, un messaggio quando esci dal locale, non farti le canne, non prendere passaggi da chi non conosci, lasciami il numero del tuo amico, se capita una storia proteggiti, si parla chiaro oggi nelle famiglie.
Sabati notte infernali con gli occhi sul display del cellulare, in attesa del messaggio Whatsapp: “Sto tornando”. Ma è soltanto quando la chiave gira nella toppa e l’adolescente con passo felpato rientra avendo infranto (com’è inevitabile) buona parte di quelle raccomandazioni che l’ansia si placa. E allora che fare? Cosa avrebbe dovuto fare papà Vittorio che ogni sabato sera quelle sue dolcissime figlie le andava a riprendere ovunque fossero? Non lasciarle uscire e tornare con il treno perché quella sera e soltanto quella maledetta sera, si sentiva così male da non poterle raggiungere dopo la serata al Peter Pan?
No, quel papà ha deciso di fidarsi, del resto migliaia di adolescenti sulla riviera romagnola tornano a casa (all’alba) con i treni della notte. E chissà quante volte anche Giulia e Alessia avranno chiesto a Vittorio: «Possiamo tornare da sole, lo fanno tutti». L’adolescenza è così, procede a strappi, poi si cresce e di fare l’alba come rito di iniziazione non ti importa più, subentra la cautela, la ragione. Fa paura ed è giusto che i genitori mettano limiti, argini, nell’età dell’incertezza sapere che esistono confini da non superare dà sicurezza, anche a costo di farsi detestare un po’.
E’ un continuo trovare mediazioni e punti di incontro tra il mondo adulto e il loro mondo, magari provando ad entrarci un po’, cercando di schivare l’errore di fare paragoni con la propria età giovane. Esisteva forse Instagram trent’anni fa e lo specchio continuo dei social? Si cammina su un piano inclinato, ed è incredibile quanto di fronte a un figlio o figlia adolescente che vuole vivere e trasgredire ci si dimentichi della propria irrequietezza a quell’età. Perché la giovinezza è andare, provare, è mare aperto, è fiducia: «Ad Alessia e Giulia nella loro giovinezza sono state consegnate fiducia, stima, libertà e autonomia. È stata chiesta una responsabilità. Stavano vivendo la libertà dell’amore, dei desideri, dei sogni grandi della vita. Mentre noi sussurriamo, Alessia e Giulia gridano al nostro mondo di adulti che dobbiamo credere in loro. Ai giovani dobbiamo dire: andate in mare aperto, al porto ci saremo sempre noi ad aspettarvi».
Sono ancora le parole di don Giancarlo Leonardi ai genitori di Alessia e Giulia. Non c’è colpa in questa tragedia, si spenga il tribunale dei social, facile parlare se il dolore brucia la pelle di un altro, chissà quanto ancora Vittorio si tormenterà su quell’unica sera in cui non è potuto andare a prendere dopo la discoteca le sue ragazze. Nessun genitore ha la verità in tasca, adesso, di vero, restano soltanto il silenzio e la pietà.