Thank you. Grazie agli americani che hanno risollevato l’industria del turismo italiana e dato una bella spinta alla nostra crescita economica.
I dati diffusi ieri da Confcommercio sono una cartolina felice da un settore la cui ripresa dopo gli anni bui della pandemia e’ fondamentale per il benessere del Paese. Con i russi bloccati da sanzioni, mancanza di soldi e, si spera, pudore morale, sta ai viaggiatori made in Usa bere gli aperitivi a Capri, occupare gli alberghi di Porto Cervo e affollare i ristoranti di Forte dei Marmi.Tra luglio e settembre più di quattro milioni di americani arriveranno in Italia e lasceranno 2,1 miliardi di euro nel Bel Paese, 20% in più del 2019, l’ultimo anno “normale” prima del Covid, secondo Confcommercio. Ad attirarli sono tre motivi. Il primo e’ il crollo dell’euro nei confronti del dollaro. Se un biglietto verde dello Zio Sam vale quasi quanto un bigliettone emesso dalla Banca Centrale Europea,…
Thank you. Grazie agli americani che hanno risollevato l’industria del turismo italiana e dato una bella spinta alla nostra crescita economica.
I dati diffusi ieri da Confcommercio sono una cartolina felice da un settore la cui ripresa dopo gli anni bui della pandemia e’ fondamentale per il benessere del Paese. Con i russi bloccati da sanzioni, mancanza di soldi e, si spera, pudore morale, sta ai viaggiatori made in Usa bere gli aperitivi a Capri, occupare gli alberghi di Porto Cervo e affollare i ristoranti di Forte dei Marmi.Tra luglio e settembre più di quattro milioni di americani arriveranno in Italia e lasceranno 2,1 miliardi di euro nel Bel Paese, 20% in più del 2019, l’ultimo anno “normale” prima del Covid, secondo Confcommercio. Ad attirarli sono tre motivi. Il primo e’ il crollo dell’euro nei confronti del dollaro. Se un biglietto verde dello Zio Sam vale quasi quanto un bigliettone emesso dalla Banca Centrale Europea, quegli aperitivi, pizze e camere sembrano proprio un affare, soprattutto quando l’economia e il mercato del lavoro Usa stanno andando come i treni.
Il secondo e’ la fine delle dure regole che ci hanno protetto dal virus. I viaggi tra Usa e Italia sono stati particolarmente colpiti dalle restrizioni del Covid perche’ entrambi i Paesi sono stati piu’ prudenti di altri nel fare fronte alla pandemia. Ma questa voglia di uscire dopo i lockdown - gli economisti la chiamano “domanda repressa” - e’ risultata in uno rimbalzo potente nel traffico tra le due sponde dell’Atlantico.
La terza ragione e’ meno scientifica e più romantica. Gli americani, soprattutto quelli provenienti dai ceti sociali medio-alti, amano molto l’Italia, grazie agli stretti legami tra le due nazioni, il “mito” del nostro Paese (non tutti gli stereotipi sono negativi), e, naturalmente, i film di Hollywood e Cinecitta’ (da la Dolce Vita a Il Talento di Mr Ripley passando per Vacanze Romane e Cinema Paradiso).
E non c’e’ solo l’America. Gli arrivi europei stanno andando bene - quelli della Spagna hanno addirittura raggiunto i livelli di prima del Covid. Manca, invece, all’appello uno dei pilastri storici del turismo nostrano: la Germania, vittima dei suoi problemi economici, l’aumento del costo della vita e l’enorme incertezza sulle fonti di energia per l’inverno.
La ripresa c'è, ma, attenzione, e’ molto fragile. Guardando lo studio di Confcommercio e’ chiaro che l’industria del turismo italiana dipende quasi interamente dal traffico aereo e qui iniziano i problemi. Non e’ solo il fatto che i voli verso il nostro Paese sono ancora molto sotto i numeri del 2019 (anche se stanno meglio della media europea) ma anche che il modo in cui i turisti si organizzano e’ molto diverso dagli anni felici prima della pandemia. Il trauma del Covid sta spingendo i viaggiatori stranieri a prenotare sempre più a ridosso delle vacanze, proprio per paura di cancellazioni e imprevisti. I giapponesi, per esempio, prenotano i voli solo 32 giorni prima della partenza, meno della metà dei 76 giorni del 2019. Questo crea problemi alle imprese turistiche, che non sanno esattamente quanto guadagneranno e, quindi, quanto e come assumere, e come investire nelle loro strutture. Ma la vera incognita e’ il disagio negli aeroporti e sugli aerei tra scioperi, mancanza di personale e ritardi sempre piu’ lunghi. E’ un fenomeno che non tocca solo l’Italia ma che rischia di ridurre la qualità dell’esperienza turistica per milioni di persone con la voglia di venire da noi e i soldi che ci servono.
Nel frattempo, però, uno dei tradizionali motori della nostra economia, si e’ riacceso. In una difficile congiuntura politico-finanziaria, non ci resta che dire: thank you and welcome.