Lotta al cancro, quando la scienza salva la vita
di Roberto Burioni , di Roberto BurioniA un certo punto della storia dell'Uomo accadono cose che non si sono mai viste. Una macchina sgraziata dotata di eliche bizzarre che riesce a staccarsi da terra e volare e diventa l'aereo, un bulbo di vetro contenente un filamento incandescente che comincia ad emettere luce, il progenitore della lampadina. Talvolta queste "cose mai viste" sono, come negli esempi citati, l'alba di una rivoluzione che si concretizza cambiandoci la vita, altre volte purtroppo sono solo novità illusorie, che si perdono in poco tempo.
Succede pure che queste innovazioni impieghino anni per diventare concretamente utili: Alexander Fleming vide per la prima volta una sostanza prodotta dai funghi che ammazzava i batteri nel 1928, ma ci vollero 15 anni per arrivare al concreto uso clinico della penicillina; il primo trapianto di cuore fu eseguito da Christiaan Barnard nel 1967, però il primo trapiantato sopravvisse solo 18 giorni e per trapianti in grado di salvare effetti…
A un certo punto della storia dell'Uomo accadono cose che non si sono mai viste. Una macchina sgraziata dotata di eliche bizzarre che riesce a staccarsi da terra e volare e diventa l'aereo, un bulbo di vetro contenente un filamento incandescente che comincia ad emettere luce, il progenitore della lampadina. Talvolta queste "cose mai viste" sono, come negli esempi citati, l'alba di una rivoluzione che si concretizza cambiandoci la vita, altre volte purtroppo sono solo novità illusorie, che si perdono in poco tempo.
Succede pure che queste innovazioni impieghino anni per diventare concretamente utili: Alexander Fleming vide per la prima volta una sostanza prodotta dai funghi che ammazzava i batteri nel 1928, ma ci vollero 15 anni per arrivare al concreto uso clinico della penicillina; il primo trapianto di cuore fu eseguito da Christiaan Barnard nel 1967, però il primo trapiantato sopravvisse solo 18 giorni e per trapianti in grado di salvare effettivamente la vita dei malati si dovette attendere la scoperta di farmaci in grado di inibire il rigetto dell'organo trapiantato. Però il momento simbolico dell'evento "mai visto prima" c'è stato anche allora.
Qualche settimana fa abbiamo assistito a una "cosa mai vista" che è accaduta in un campo che è particolarmente importante: quello della cura del cancro, una malattia che ancora oggi - nonostante gli avanzamenti degli strumenti per la diagnosi e delle strategie per la cura - semina dolore e lutto nella nostra comunità.
La cosa mai vista è concettualmente molto semplice: dodici persone si sono ritrovate con un cancro (per l'esattezza un adenocarcinoma) del retto, la parte finale del nostro intestino, diagnosticato in una fase già avanzata. Al di là della gravità della malattia, al momento pazienti di questo tipo devono iniziare un percorso molto complicato, fatto di chemioterapia, radioterapia e soprattutto chirurgia, con interventi che lasciano sequele molto rilevanti e che alterano profondamente, anche in caso di guarigione, la qualità della vita.
Però questi 12 pazienti avevano un tumore dotato di caratteristiche particolari, tali da fare prevedere ai ricercatori la notevole efficacia di un nuovo farmaco che riesce - diciamo così - a guastare la festa al tumore. Forse non lo sapete, ma il cancro - oltre a crescere in maniera incontrollata - riesce spesso anche a bloccare le cellule del sistema immunitario che per mestiere dovrebbero spazzarlo via.
Chi conosce la storia moderna non ha dimenticato il "checkpoint Charlie", che si trovava ai confini tra Berlino Est e Berlino Ovest, un luogo dove chi voleva attraversare la frontiera veniva fermato. I tumori si attrezzano con dei checkpoint che, invece di bloccare le persone, bloccano le cellule del sistema immunitario che potrebbero distruggerli, e per questo riescono a crescere indisturbati. Il farmaco che è stato somministrato ha l'effetto di eliminare questo checkpoint: in altre parole impedisce al tumore di bloccare le cellule immunitarie.
Fino a qui siamo nel racconto di un normale studio scientifico estremamente interessante, ma quello che "non si è mai visto" arriva sei mesi dopo. Sì, perché dopo sei mesi di terapia tutti i 12 pazienti trattati non hanno più traccia del tumore. Non vi preoccupate se pensate di non avere capito, è successo anche a me e ho dovuto rileggere il lavoro scientifico tre volte per crederci. Senza chemioterapia, senza radioterapia e soprattutto senza chirurgia, solo e solamente con la somministrazione di questo nuovo farmaco il tumore è letteralmente scomparso. Non si vede più niente, i pazienti appaiono completamente guariti.
Ecco, la scomparsa completa di 12 cancri del retto in 12 pazienti solo ed esclusivamente grazie a una medicina, senza neanche l'intervento chirurgico, è qualcosa che non si era mai visto prima, e che non può non lasciarci letteralmente a bocca aperta. Certo, ci vuole cautela. Sono solo 12 pazienti e non sappiamo cosa accadrà quando gli studi si estenderanno, sono passati solo 6 mesi e il tumore potrebbe tornare negli anni più terribile di prima, era un tumore particolare con alcune alterazioni genetiche che lo rendevano particolarmente vulnerabile. Per questi e per molti altri motivi non possiamo ancora cantare vittoria.
Però, mentre pensiamo a questi motivi che inducono a una giusta cautela, non possiamo non dire che vedere un cancro in fase avanzata sparire completamente dopo una terapia sperimentale nel 100% dei casi trattati è qualcosa di strabiliante e che fino ad oggi era difficile anche solo da immaginare. Senza prematuri trionfalismi, possiamo - in questo periodo in cui le brutte notizie non mancano - gioire per un successo senza precedenti che arriva, ancora una volta, dalla scienza.
Non possiamo prevedere il futuro e solo il tempo ci dirà che impatto potranno avere queste nuove cure nell'aiutarci a sconfiggere malattie ora molto difficili da curare. Però il presente ci dice che la scienza - da tanti bistrattata - non di rado ci salva la vita.