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Turchia, Erdogan il funambolo

Oggi fa da mediatore con la Russia e facilita i negoziati per il grano
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Con il declino dell’Impero Ottomano, nella prima metà del XIX secolo, lo zar russo Nicola I iniziò a chiamare la Turchia «il malato d’Europa», definizione denigratoria che ha perseguitato quel Paese per anni fino al XX secolo. Adesso, sotto la leadership controversa di Erdogan, la Turchia non soltanto si è ripresa dai suoi mali, ma il suo presidente si sta trasformando in una sorta di acrobata di talento. Si sposta tra nemici e interessi conflittuali, stringe amicizie per poi rinnegarle ed ergersi a protagonista nel Mediterraneo mediorientale, nella politica europea e africana. Più di ogni altra cosa, riesce a giostrarsi tra Stati Uniti e Russia. Erdogan è stato decisivo nei tentativi di fermare la guerra tra Russia e Ucraina e ha ospitato i colloqui tra i Paesi coinvolti. Lui e altri leader hanno fallito perché Putin non era interessato a raggiungere un compromesso, ma solo a uccidere Zelensky o costringerlo alla resa.…

Con il declino dell’Impero Ottomano, nella prima metà del XIX secolo, lo zar russo Nicola I iniziò a chiamare la Turchia «il malato d’Europa», definizione denigratoria che ha perseguitato quel Paese per anni fino al XX secolo. Adesso, sotto la leadership controversa di Erdogan, la Turchia non soltanto si è ripresa dai suoi mali, ma il suo presidente si sta trasformando in una sorta di acrobata di talento. Si sposta tra nemici e interessi conflittuali, stringe amicizie per poi rinnegarle ed ergersi a protagonista nel Mediterraneo mediorientale, nella politica europea e africana. Più di ogni altra cosa, riesce a giostrarsi tra Stati Uniti e Russia. Erdogan è stato decisivo nei tentativi di fermare la guerra tra Russia e Ucraina e ha ospitato i colloqui tra i Paesi coinvolti. Lui e altri leader hanno fallito perché Putin non era interessato a raggiungere un compromesso, ma solo a uccidere Zelensky o costringerlo alla resa. Oggi Erdogan fa da mediatore e ha facilitato i negoziati per il grano, conclusi dopo che la Russia ha acconsentito (per il momento) a sospendere l’assedio navale e a esportare il cereale.


Erdogan è nato nel 1954 in un misero quartiere di Istanbul e ha frequentato scuole religiose. Tuttavia, nel 1994, quando è stato eletto sindaco di Istanbul, le sue tendenze religiose erano moderate. Solo anni dopo, diventato primo ministro nel 2002 e poi presidente nel 2014, ha radicalizzato i suoi principi islamisti. In parte perché si è reso conto che, malgrado le promesse, l’Europa cristiana non avrebbe mai approvato l’ingresso del suo Paese nell’Ue. Abbandonata così la speranza di entrare in Europa, ha guardato a Est e a Sud per proporsi come potenza regionale in Medio Oriente e oltre, in Asia e Africa. Ha stretto un patto d’alleanza con il Qatar che, come lui, è un baluardo per l’ideologia dei Fratelli musulmani; si è intromesso in Somalia e Gibuti e nella guerra civile yemenita. Tuttavia, gli esempi più eclatanti delle sue doti di funambolo si manifestano nel conflitto israelo-palestinese e in Siria. Erdogan ha portato avanti con Israele una collaborazione militare, delle agenzie di sicurezza e intelligence avviata nel 1958, le cui premesse vanno fatte risalire alla comune lotta al nazionalismo arabo in generale e in Siria in particolare. Nel 2010, però, il volubile leader turco, noto per il temperamento irascibile, ha rotto i rapporti con Israele: ha inveito con lo stato ebraico per il suo atteggiamento nei confronti dei palestinesi, ha usato parole incendiarie — spesso marcate da antisemitismo — e si è schierato dalla parte di Hamas, che appartiene ai Fratelli musulmani. Infine, ha concesso a Hamas di far mettere radici su suolo turco alla sua rete terroristica, che ha cospirato attentati da Gaza e dalla Cisgiordania contro Israele. L’anno scorso, all’improvviso, ha però ripreso a coltivare rapporti più distesi con Israele.

L’Organizzazione d’intelligence turca (Mit) ha collaborato con il Mossad per arrestare terroristi iraniani che tramavano l’omicidio di turisti israeliani su suolo turco. Le limitate tensioni tra Iran e Turchia non hanno impedito al presidente turco di recarsi a Teheran per un vertice a tre con Putin e Raisi. Il risultato più importante del vertice è che c’è stato. Erdogan ha dato prova di fiducia in sé stesso facendo attendere Putin prima della riunione. In passato le cose andavano diversamente: Putin faceva aspettare gli ospiti, ed è rimasto memorabile il caso del premier israeliano costretto ad attenderlo per tre ore. Putin chiede a Erdogan di sostenerlo in Ucraina, ma il leader turco si rifiuta, preferisce restare a guardare senza prendere posizione. La Turchia è l’unico Paese della Nato a non rifornire di armi l’Ucraina, a non applicare sanzioni a Mosca e a consentire agli oligarchi russi di atterrare su suolo turco con i loro jet privati. Putin vorrebbe stringere i rapporti con Assad e stabilizzare la Siria imponendo il ritiro delle forze armate straniere. Anche prima della guerra, però, non era in posizione così forte da riuscire a farlo. Adesso quello che desidera è impossibile. Il leader turco ha un obiettivo preciso per la Siria: vuole creare una cintura di sicurezza e indebolire i nemici di sempre, i curdi. Si sente così fiducioso da mettere in mostra il suo disprezzo sia per la Russia che per gli Stati Uniti. Benché membro della Nato e malgrado le proteste Usa, ha acquistato batterie russe di S-400 per la contraerea. Con i suoi sogni da megalomane, Erdogan aspira a essere un sultano autocratico dei tempi moderni e a ritornare alle glorie dell’Impero Ottomano, quando regnava sul Medio Oriente e su ampie regioni d’Europa.

(Traduzione di Anna Bissanti)