Come spiegare il voltafaccia di Carlo Calenda? Forse ricorrendo alla psicoanalisi. In un libro di Freud, che continua a far pensare, Disagio nella civiltà, il padre della psicoanalisi usa una espressione efficace: “narcisismo delle piccole differenze”. Approfondendo questa idea René Girard ha analizzato il conflitto mimetico, quello che avviene tra simili, tra doppi, che porta a ingigantire le differenze minime. Il narcisismo è diventato un fenomeno corrente come ha spiegato ampiamente in Arcipelago N (Einaudi) Vittorio Lingiardi. Ma basta questo a spiegare quanto avviene nel campo della “sinistra” dove agiscono personaggi come Calenda e Renzi? Forse non è il caso di allargare lo sguardo anche allo schieramento opposto, alla destra dalle tre teste, come l’Idra di Erna con cui si misura Eracle? In quanto a “narcisismo delle piccole differenze” anche lì ci sono esempi eclatanti: Matteo Salvini ne è il pe…
Come spiegare il voltafaccia di Carlo Calenda? Forse ricorrendo alla psicoanalisi. In un libro di Freud, che continua a far pensare, Disagio nella civiltà, il padre della psicoanalisi usa una espressione efficace: “narcisismo delle piccole differenze”. Approfondendo questa idea René Girard ha analizzato il conflitto mimetico, quello che avviene tra simili, tra doppi, che porta a ingigantire le differenze minime. Il narcisismo è diventato un fenomeno corrente come ha spiegato ampiamente in Arcipelago N (Einaudi) Vittorio Lingiardi. Ma basta questo a spiegare quanto avviene nel campo della “sinistra” dove agiscono personaggi come Calenda e Renzi? Forse non è il caso di allargare lo sguardo anche allo schieramento opposto, alla destra dalle tre teste, come l’Idra di Erna con cui si misura Eracle? In quanto a “narcisismo delle piccole differenze” anche lì ci sono esempi eclatanti: Matteo Salvini ne è il perfetto esponente. La divisione impera ovunque, ma di certo più a sinistra che a destra, dove il cemento della conquista del potere sembra andare al di là delle differenze pur marcate che esistono tra i partiti e al loro interno. Non differenze ideologiche, piuttosto di caratteri, aspirazioni personali, ambizioni. Monna Lisa-Meloni è perfetta in questo. Il suo refrain è: sarò la prima donna Primo Ministro, è un mantra ad alto tasso narcisistico. Del resto non è venuta al mondo come aspirante influencer ? Un vecchio poeta triestino, ebreo, in un suo libro di brevi prose intitolato Scorciatoie e raccontini del 1946, subito dopo il conflitto mondiale e la guerra civile, che aveva insanguinato la penisola, ha scritto: “Vi siete mai chiesti perché l’Italia non ha avuto in tutta la sua storia – da Roma ad oggi – una sola vera rivoluzione?
La risposta-chiave che apre molte porte – è forse la storia d’Italia in poche righe. Gli italiani non sono parricidi; sono fratricidi. Romolo e Remo, Ferrucio e Maramaldo, Mussolini e i socialisti, Badoglio e Graziani… “Combatteremo – fece stampare quest’ultimo in un suo manifesto – fratelli contro fratelli”. Saba, che era stato introdotto alla psicoanalisi nella Trieste frequentata da Freud, riecheggia qui le tesi di Totem e tabù (1913), un libro che deve aver letto nel 1930. In questo scritto Freud descrive un mito: l’orda primitiva dominata da un padre prepotente, padrone delle donne, per cui i fratelli si coalizzano e l’uccidono, poi lo divorano per introiettare la sua forza e s’impongono dei tabù. All’opposto del parricidio c’è la lotta tra i fratelli, l’omicidio, come nella storia biblica di Caino e Abele. Saba in questa fulminante “scorciatoia” sostiene che “gli italiani sono l’unico popolo (credo) che abbiano alla base della loro storia (o della loro leggenda) un fratricidio (…). Gli italiani vogliono darsi al padre, ed avere da lui, in cambio, il permesso di uccidere gli altri fratelli”. Sarà vero? Di certo negli aspetti della storia italiana troviamo una catena di conflitti a cominciare da quelli tra guelfi e ghibellini, e tra bianchi e neri, quando i guelfi si divisero a loro volta in due. C’è sicuramente una tendenza al conflitto che attraversa la millenaria storia italiana. Alla fine della società aristocratica dell’Antico regime, la fraternità democratica, che si è creata a partire dal Risorgimento, ha mostrato un progressivo conflitto tra i fratelli: italiani contro italiani. Umberto Eco ne ha parlato a più riprese come di una tara di un paese senza un Padre, con tanti piccoli despoti locali, una pluralità rissosa e conflittuale, per cui ci si divide in una progressione geometrica fino a produrre realtà minuscole che collimano con l’identità di uno solo. In questo Calenda e Renzi a sinistra ne sono ancora oggi l’esempio. L’antropologia di Saba riesce così a spiegare anche questo evento della divisione litigiosa? Forse non del tutto, ma un sospetto lo introduce. Del resto, anche l’opposizione tra destra e sinistra, la gara elettorale in corso, si presenta secondo uno schema simile. Come se la guerra civile iniziata l’8 settembre 1943 non fosse mai terminata. Se nelle fotografie Giorgia Meloni espone una sciarpa simile a quella degli ultrà su cui è scritto: “Dio, Patria e Famiglia”, motto mussoliniano per eccellenza, non siamo molto lontani da una contesa che si presenta come divisoria, un fratricidio politico, di cui la scelta di Calenda è solo il sottoinsieme di un altro insieme entro cui si iscrive il tutto. Saremo capaci di uscire da questa divisione? Se il buon giorno si vede dal mattino, quello di Carlo Calenda è l’ennesimo esempio dell’Arcipelago N: io io io io e gli altri.