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Elezioni: Forza Italia, la destra vulnerabile

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Cosa farà il mondo che fu berlusconiano e oggi s'interroga inquieto? È evidente che il terzo polo, se mai riuscirà a prender forma, tenterà di rivolgersi a quel mondo
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Uno dei temi della campagna elettorale riguarda l'elettorato di Forza Italia, almeno quella parte che per anni ha seguito Berlusconi con fede tenace ma non incrollabile. Questo elettorato è o era il riflesso di un'opinione pragmatica, in particolare nel centro-nord, legata al mondo della piccola e media impresa, delle professioni, diffidente con moderazione verso Roma, a cui ha sempre chiesto tasse ridotte, ma soprattutto meno vincoli e maggiore efficienza della pubblica amministrazione.

È la porzione del paese che ha guardato con fiducia al governo di Mario Draghi e si è sentita ben rappresentata in Italia e all'estero dall'ex presidente della Bce. All'improvviso ha visto dissolversi il bel quadretto: governo crollato con il concorso determinante di Forza Italia, Berlusconi in apparenza prigioniero di Salvini, parole d'ordine massimaliste e proposte demagogiche, in uno scenario di cartapesta che riproduce il modulo di ventotto anni fa, ai…

Uno dei temi della campagna elettorale riguarda l'elettorato di Forza Italia, almeno quella parte che per anni ha seguito Berlusconi con fede tenace ma non incrollabile. Questo elettorato è o era il riflesso di un'opinione pragmatica, in particolare nel centro-nord, legata al mondo della piccola e media impresa, delle professioni, diffidente con moderazione verso Roma, a cui ha sempre chiesto tasse ridotte, ma soprattutto meno vincoli e maggiore efficienza della pubblica amministrazione.

È la porzione del paese che ha guardato con fiducia al governo di Mario Draghi e si è sentita ben rappresentata in Italia e all'estero dall'ex presidente della Bce. All'improvviso ha visto dissolversi il bel quadretto: governo crollato con il concorso determinante di Forza Italia, Berlusconi in apparenza prigioniero di Salvini, parole d'ordine massimaliste e proposte demagogiche, in uno scenario di cartapesta che riproduce il modulo di ventotto anni fa, ai tempi della celebre "discesa in campo".

La domanda è: cosa farà il mondo che fu berlusconiano e oggi s'interroga inquieto? Il centrodestra sembra alla vigilia di un'affermazione storica, ma a guidare l'esercito non c'è più lui, il prestigiatore di Arcore, ridotto a un rango minore. In verità, la leadership del cartello non si sa bene di chi sia, dal momento che Giorgia Meloni avanza confortata da tutti i sondaggi, ma agisce e parla come presidente di Fratelli d'Italia, protesa verso la conquista di un voto in più rispetto all'asse di fatto Salvini-Berlusconi. E sembra poco credibile che il plotoncino dei "centristi" (Toti, Lupi eccetera) sia in condizione di riequilibrare la deriva a destra dell'alleanza.

Tajani, il delfino dell'ultimo Berlusconi, si affanna a sottolineare che "il centro esiste e siamo noi", consapevole dunque che un problema c'è e non piccolo: la rappresentanza di quell'Italia moderata e realista che non ha condiviso granché degli eventi dell'estate calda. È un'Italia che al Nord si appoggia anche alla Lega, ma nella versione dei presidenti di regione e, quando ci sono, dei buoni amministratori, perché rifugge dai colpi di testa.

Ora è evidente che il "terzo polo", se mai riuscirà a prender forma, tenterà di rivolgersi a quel mondo, sforzandosi di far emergere la contraddizione tra l'esigenza di certezze e il rischio delle crociate retoriche. Non è un compito semplice e certo non basta che Renzi e Calenda si mettano d'accordo sulla spartizione dei seggi. Serve invece presentarsi come alternativa verosimile a una Forza Italia sul viale del tramonto e una Lega in declino sotto il vessillo dell'eterno Salvini. Quindi idee e proposte ragionevoli su temi concreti.

Ad esempio, abbiamo visto Berlusconi e il capo leghista lanciarsi subito in promesse mirabolanti, da fiera paesana, come la "tassa piatta" che finirebbe per devastare i conti dello Stato. Al contrario, l'economista Luigi Marattin suggerisce un'ipotesi per riformare il sistema fiscale che sembra fatta apposta per diventare una bandiera del "terzo polo". È solo un esempio, ma si capisce che la prospettiva politica Renzi-Calenda ha senso solo se si allarga e viene percepita come qualcosa di più serio della rivincita di due signori autoreferenziali, entrambi provenienti dal Pd.

All'interno di tale cornice avrebbe dunque un significato proporre un profilo innovativo che arriva dal centrodestra. Mara Carfagna, il cui nome corre in queste ore, rappresenta (e non è la sola) i delusi del mondo berlusconiano, proprio l'elettorato a cui il "terzo polo" intende rivolgersi. La sfida è interessante e richiede anche mosse un po' scenografiche.

Non tutto è già deciso in questa campagna elettorale, come ha ben spiegato la sondaggista Alessandra Ghisleri. E l'elettorato è più mobile di quanto si pensi. Purché, si potrebbe aggiungere, non lo si prenda in giro.