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Silvio Berlusconi, presidenzialisti ed estremisti

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L'annuncio del leader di Forza Italia è inquietante, non tanto per il progetto in sé, quanto per le sue presunte conseguenze: cioè le dimissioni di Sergio Mattarella, rese obbligate dalla futura nuova configurazione dei poteri costituzionali
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La destra italiana è sempre stata presidenzialistica. E anche agli inizi della legislatura appena terminata è stata presentata alla Camera una proposta di legge costituzionale, a prima firma Meloni, che voleva introdurre in Italia il presidenzialismo: l'elezione diretta del Capo dello Stato, che non sarebbe più stata una figura di garanzia, super partes, essendogli anzi affidato il compito di presiedere il Consiglio dei ministri, e di dare al governo l'indirizzo politico. La permanenza della figura del primo ministro e l'introduzione della sfiducia costruttiva in capo al Parlamento rendevano l'intero disegno francamente poco comprensibile, oltre che sbilanciato.

Ma il punto non è questo: la sostanza politica del tema sta oggi nel fatto che - poiché in passato le riforme costituzionali, pur approvate in Parlamento, sono sempre uscite sconfitte dalla prova referendaria - le destre tentano il "grande slam", la conquista dei du…

La destra italiana è sempre stata presidenzialistica. E anche agli inizi della legislatura appena terminata è stata presentata alla Camera una proposta di legge costituzionale, a prima firma Meloni, che voleva introdurre in Italia il presidenzialismo: l'elezione diretta del Capo dello Stato, che non sarebbe più stata una figura di garanzia, super partes, essendogli anzi affidato il compito di presiedere il Consiglio dei ministri, e di dare al governo l'indirizzo politico. La permanenza della figura del primo ministro e l'introduzione della sfiducia costruttiva in capo al Parlamento rendevano l'intero disegno francamente poco comprensibile, oltre che sbilanciato.

Ma il punto non è questo: la sostanza politica del tema sta oggi nel fatto che - poiché in passato le riforme costituzionali, pur approvate in Parlamento, sono sempre uscite sconfitte dalla prova referendaria - le destre tentano il "grande slam", la conquista dei due terzi dei seggi delle Camere, una maggioranza grazie alla quale la riscrittura della Carta non sarebbe sottoposta al voto popolare.

Fin qui, nulla di nuovo. Nuovo invece, e inquietante, è l'annuncio da parte di Berlusconi non tanto del progetto presidenzialistico in sé, quanto delle sue presunte conseguenze: cioè le dimissioni di Mattarella, rese obbligate dalla futura nuova configurazione dei poteri costituzionali.

Ciò significa che fin dal giorno dopo le elezioni, se il risultato fosse quello massimo che la destra persegue, Mattarella sarebbe un presidente a scadenza: infatti, in attesa che la nuova Costituzione venisse licenziata dalle Camere, e venisse eletto un nuovo Capo dello Stato, la sua autorità subirebbe oggettivamente una grave compromissione.

Poiché oltre che i contenuti sono importanti i modi e i tempi con cui i messaggi vengono lanciati, Berlusconi ha voluto dire, sostanzialmente, che il presidenzialismo è inteso, da destra, come pratica dei "pieni poteri"; ovvero, come una ri-costituzione dell'Italia che non prevede equilibri istituzionali e che implica che tutti gli spazi della politica siano saturati dai vincitori piglia-tutto, legittimati dal popolo: oltre alla presidenza del governo, della Camera, del Senato, anche, in prospettiva, la presidenza della Repubblica (che, fin da subito, verrebbe ridimensionata), con le ovvie conseguenze sull'intero ordinamento. Nessun potere sarebbe più neutrale, o di garanzia: la politicizzazione regnerebbe sovrana. L'anima delle destre, del resto, è proprio qui: più conflitto che ordine, più parzialità che forme neutre, più populismo che istituzionalismo.

Ma perché lanciare con tanto anticipo un attacco a Mattarella? Perché caricare anche questo tema, e in questo modo, sul piatto già colmo della bilancia di destra? È un gesto improvvido, fuori tempo? Un passo falso? Quello che fin d'ora si può dire è che sembra che Berlusconi abbia voluto riprendersi la centralità nella campagna elettorale, spostando i riflettori da Salvini e Meloni su sé stesso, mostrandosi più estremista dei suoi alleati, che non a caso hanno dato segno di qualche disagio.

Al di là di sue possibili ambizioni personali, pare abbia inteso marcare che la cifra di questo scontro elettorale non deve stare nel moderatismo, ma nell'estremismo, non nelle proposte programmatiche ma nella visione complessiva dell'Italia e dei suoi assetti politici istituzionali. Come a certificare che il 25 settembre è uno spartiacque, e che l'obiettivo delle destre non è un compromesso, ma un salto di cultura costituzionale. E che Mattarella, l'attuale custode della Costituzione, non deve interferire col nuovo corso.

Se questa bulimia di potere è la sostanza del presidenzialismo, secondo il messaggio di Berlusconi, allora è evidente che la scommessa che vi è implicita - cioè che i cittadini siano ormai stanchi degli equilibri della democrazia parlamentare - non deve essere vinta dalla destra. Così drammatizzate, le elezioni potrebbero insomma avere perduto il loro residuo significato "normale", aggiungendo una emergenza democratica alle altre che il Paese deve fronteggiare.