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Fisco, a chi conviene la flat tax

Milano (fotogramma)

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Dopo decenni di esperimenti di tassazione piatta, sappiamo due cose. Primo: non vi è alcuna prova che favorisca la crescita. Secondo: vi sono invece prove solide che aumenti la diseguaglianza economica. Perché, dunque, il centrodestra insiste?
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Proporre una riforma fiscale significa proporre un'idea di società. È una verità scomoda che, in questo avvio di campagna elettorale, è rimasta sottotraccia. Il centrodestra ribadisce la sua vecchia idea di flat tax. Chiariamo subito un punto: introdurre una flat tax non è sinonimo di riduzione della pressione fiscale. In linea di principio, modificando in modo appropriato le aliquote sarebbe anche possibile ridurre la pressione fiscale per tutti, aumentando contemporaneamente la progressività del prelievo.

Una riduzione della pressione fiscale, qualora ciò fosse possibile senza sfasciare le finanze pubbliche e compromettere l'erogazione di servizi essenziali, sarebbe auspicabile. Ma perché mai tale riduzione dovrebbe essere perseguita tramite una flat tax? Proviamo a ricostruire le origini storiche di questa idea.

L'imposta sul reddito personale, che è la principale innovazione fiscale dell'et&agra…

Proporre una riforma fiscale significa proporre un'idea di società. È una verità scomoda che, in questo avvio di campagna elettorale, è rimasta sottotraccia. Il centrodestra ribadisce la sua vecchia idea di flat tax. Chiariamo subito un punto: introdurre una flat tax non è sinonimo di riduzione della pressione fiscale. In linea di principio, modificando in modo appropriato le aliquote sarebbe anche possibile ridurre la pressione fiscale per tutti, aumentando contemporaneamente la progressività del prelievo.

Una riduzione della pressione fiscale, qualora ciò fosse possibile senza sfasciare le finanze pubbliche e compromettere l'erogazione di servizi essenziali, sarebbe auspicabile. Ma perché mai tale riduzione dovrebbe essere perseguita tramite una flat tax? Proviamo a ricostruire le origini storiche di questa idea.

L'imposta sul reddito personale, che è la principale innovazione fiscale dell'età contemporanea (il primo esempio "moderno" risale al 1799, quando la Gran Bretagna la introdusse in via temporanea per finanziare la guerra contro Napoleone), nasce progressiva. All'inizio la pagavano solo i più ricchi, poi la platea dei contribuenti fu ampliata in parallelo con l'estensione di alcuni diritti, tra cui quello di voto, ma l'impostazione rimase decisamente progressiva, ovvero con aliquote crescenti rispetto al reddito. Un po' ovunque in Occidente, la progressività dell'imposta fu rafforzata nella prima parte del Novecento, con il concorso di tutte le forze politiche.

Per fugare ogni dubbio: i sistemi fiscali progressivi non sono un'invenzione della "sinistra". Il massimo di progressività fu raggiunto attorno al 1975, quando negli Stati Uniti l'imposta sul reddito prevedeva 25 scaglioni e un'aliquota massima del 70% (in Italia, nello stesso periodo, gli scaglioni erano 32 e l'aliquota massima 72%). A quel punto, alcuni economisti iniziarono a obiettare che il sistema era divenuto troppo complesso, risultando inefficiente e anche potenzialmente ingiusto - tanto che, si argomentava, una tassa piatta con una sola aliquota (con magari una soglia di esenzione per i redditi più bassi) sarebbe stata preferibile.

Negli Stati Uniti, l'idea di flat tax fu abbracciata dai Repubblicani del presidente Reagan e ispirò le riforme fiscali degli anni '80, che portarono le aliquote a due e ridussero quella massima al 28%. In seguito si fece parzialmente retromarcia: oggi i cittadini americani sono soggetti a sette aliquote, con la massima al 37%. Dagli Stati Uniti, l'idea di semplificare il sistema fiscale e contestualmente ridurre le aliquote massime si diffuse nel resto dell'Occidente, caratterizzando in particolare le agende politiche dei partiti di centrodestra.

A distanza di vari decenni dai primi esperimenti di tassazione piatta o quasi piatta, però, sappiamo due cose. Primo: non vi è alcuna prova che i Paesi che hanno semplificato maggiormente i sistemi fiscali, e in particolare hanno ridotto di più le aliquote massime, abbiano beneficiato di maggiore crescita. Secondo: vi sono invece prove piuttosto solide che i Paesi che hanno ridotto maggiormente la progressività del sistema fiscale hanno subito un aumento maggiore della diseguaglianza economica.

Torniamo al dibattito attuale. Il nostro sistema è già molto semplice, con sole quattro aliquote. Anche ammettendo che la semplicità sia una virtù in sé, l'obiettivo è già stato raggiunto - salvaguardando la progressività.

Perché, dunque, il centrodestra insiste sull'obiettivo della flat tax? Non per ridurre la pressione fiscale, visto che basterebbe rimodulare le quattro aliquote. E non per favorire la crescita economica visto che, in passato, la riduzione del numero di aliquote non ha favorito la crescita.

Perché, dunque? Non sarà per via di una certa idea di società - una in cui, ad esempio, la diseguaglianza economica non è ritenuta un problema rilevante? Se così fosse, sarebbe opportuno dirlo chiaramente, così che gli elettori possano fare una scelta informata.

guido.alfani@unibocconi.it