Se fossimo ancora ai tempi del dominio della stampa scritta, sarebbe bastato conservare un fascicolo di quotidiani politici delle ultime settimane per capire, o ricordare subito, la scossa brutale che ha radicalmente cambiato nel giro di pochi giorni - e poi verso una buca sempre più profonda - la vita pubblica italiana. Il Paese - che Giorgia Meloni adesso chiamerebbe nazione, (anche in un buon inglese e in un minaccioso spagnolo), era governato da un economista considerato nelle istituzioni e nelle Università del mondo fra i personaggi più rilevanti non solo nel suo campo ma anche per la qualità rara di vedere presto e in profondo ciò che stava per accadere, in economia ma anche in politica, con una capacità di connessione fra momenti, personaggi e regimi diversi, e una bene organizzata strategia di anticipo. Per questo l'Unione Europa e gli Stati Uniti lo consideravano un punto di forza da invidiare all'Italia (un fatto mai accaduto…
Se fossimo ancora ai tempi del dominio della stampa scritta, sarebbe bastato conservare un fascicolo di quotidiani politici delle ultime settimane per capire, o ricordare subito, la scossa brutale che ha radicalmente cambiato nel giro di pochi giorni - e poi verso una buca sempre più profonda - la vita pubblica italiana. Il Paese - che Giorgia Meloni adesso chiamerebbe nazione, (anche in un buon inglese e in un minaccioso spagnolo), era governato da un economista considerato nelle istituzioni e nelle Università del mondo fra i personaggi più rilevanti non solo nel suo campo ma anche per la qualità rara di vedere presto e in profondo ciò che stava per accadere, in economia ma anche in politica, con una capacità di connessione fra momenti, personaggi e regimi diversi, e una bene organizzata strategia di anticipo. Per questo l'Unione Europa e gli Stati Uniti lo consideravano un punto di forza da invidiare all'Italia (un fatto mai accaduto da molti decenni) e da condividere.
Due fatti gravi e improvvisi erano indicati da lui come il pericolo incombente. Il primo è aver fatto tesoro, non da economista ma da politico colto, di un testo di Thomas Mann degli anni Trenta, di recente ripubblicato in una splendida traduzione di Renata Colorni: "Una via diretta parte dalla follia dell'inflazione per approdare alla follia dei regimi" ("Disordine e dolore precoce", edizioni Henry Beyle).
Fu durante il periodo dell'inflazione che i tedeschi disimpararono a contare su se stessi come persone, per aspettarsi tutto dalla "politica", dallo "Stato", dal "destino". I milioni di lavoratori e risparmiatori ingannati divennero quella "massa" con la quale il dottor Goebbels ebbe poi a che fare. L'inflazione è uno scenario che rende tutti cinici, duri di cuore e indifferenti.
Il secondo è stata l'esplosione della guerra russa in Ucraina, l'invasione totale e improvvisa di un Paese libero da parte di una grande potenza atomica. Draghi - come tutto il mondo libero - fu, dal primo momento, contro quella guerra, e vide, come tutti i capi del mondo libero, la necessità di essere immediatamente dalle parte dell'aggredito. Si è posta la questione del come ripristinare, nonostante l'offesa e il danno immenso dell'invasione, un ritorno alla pace con una forma di ritiro dell'aggressione. La Russia ha risposto, senza alcun cedimento, che solo la resa dell'aggredito avrebbe portato alla interruzione della guerra. Il mondo libero, e dunque il governo italiano di Draghi hanno scelto l'unica altra strada possibile: dare sostegno e armi all'aggredito per metterlo, come chiedeva, in condizioni di resistere.
Pensate al treno che porta a Kiev, e al suo leader, il sostegno all'aggredito, la condanna dell'invasore e l'aiuto richiesto di armi per resistere. Sul treno ci sono il cancelliere della Germania, il presidente della Francia e il Capo del governo italiano, cioè i punti di guida dell'Europa. Oggi, dopo quello che è accaduto in Italia, dovreste immaginare Meloni o Salvini al posto di Draghi. Cioè nessuno. Ma il danno è stato ancora più grande. Si è fatto avanti e ha preso vigore, un affollato schieramento filo-russo che ha intrecciato e condannato senza tregua la pace (perché non era la resa dell'aggredito) e l'invio di armi di soccorso. Queste armi, nella fervida predicazione a sostegno della guerra, dovevano risultare incostituzionali in Italia perché considerate un inaudito gesto ostile alla Russia. Segue una grande campagna denigratoria contro Draghi (non si perdona ai nemici della Russia di Putin) fra le più aspre e feroci dopo il 1945.
Da quel momento il nuovo schieramento italiano che con Draghi aveva conosciuto, dopo decenni, un governo ordinato, ha sentito il bisogno di un ritorno al disordine, per il quale erano, e sono disponibili, Berlusconi (candidato alla presidenza della Repubblica, dopo molte condanne, come Pertini), Salvini, candidato a procurare, come in passato, la morte in mare, Meloni, che ha già pronte le inquadrature TV e le giacche rosa da presidente del Consiglio, e le piazze con gagliardetti vari. Ed eccoci ai macabri discorsi di Giorgia Meloni per i fascisti spagnoli, al "credo" del cristianesimo inventato di Salvini, agli intrecci di legami con l'ex presidente Trump, che nel suo Paese sta per essere incriminato. Come vedete, prestigio o non prestigio nel mondo, era indispensabile eliminare Draghi dalla scena politica italiana in questo periodo non felice della nostra storia.