Grazie a Natalia Aspesi che ha dedicato attenzione a un testo politico (firmato dalla Rete per l'Inviolabilità del corpo femminile, che raduna numerose associazioni e singole in Italia e all'estero) a cui generosamente riconosce di essere "davvero importante per contenuto" e per "un modo di raccontare che ricorda i testi femministi meravigliosi e perduti degli anni '70". Grazie in particolare per avere ricordato la grandezza di Carla Lonzi a cui il testo fa ampio riferimento.
Quel testo si trova online su change.org: "Un orizzonte politico comune a donne di tutti i partiti". "Siamo donne che votano ogni parte politica. Viviamo in ogni parte del Paese. Apparteniamo a ogni condizione sociale. Siamo madri e non madri. Abbiamo una fede, o siamo agnostiche, o atee. Ci tiene insieme l'essere donne e la consapevolezza che quello che è buono per una donna e per le sue figlie/figli è buono per tutte e tutti": qu…
Grazie a Natalia Aspesi che ha dedicato attenzione a un testo politico (firmato dalla Rete per l'Inviolabilità del corpo femminile, che raduna numerose associazioni e singole in Italia e all'estero) a cui generosamente riconosce di essere "davvero importante per contenuto" e per "un modo di raccontare che ricorda i testi femministi meravigliosi e perduti degli anni '70". Grazie in particolare per avere ricordato la grandezza di Carla Lonzi a cui il testo fa ampio riferimento.
Quel testo si trova online su change.org: "Un orizzonte politico comune a donne di tutti i partiti". "Siamo donne che votano ogni parte politica. Viviamo in ogni parte del Paese. Apparteniamo a ogni condizione sociale. Siamo madri e non madri. Abbiamo una fede, o siamo agnostiche, o atee. Ci tiene insieme l'essere donne e la consapevolezza che quello che è buono per una donna e per le sue figlie/figli è buono per tutte e tutti": questo l'incipit. Leggendolo integralmente ci si può rendere conto che Meloni non viene mai nominata, così come non si nomina alcun leader e alcun partito. Semmai, lonzianamente - forse lo scandalo è qui? - non si dà per scontato che si debba salvare la sinistra per poter salvare le donne. Lonzi lo disse con una chiarezza feroce: "Il marxismo ci ha vendute alla rivoluzione ipotetica". E vagheggiò, menzionando Olympe de Gouges, la possibilità che le donne formassero "un corpo unico".
Tutte insieme - quelle che voteranno a sinistra, quelle che voteranno altrove, quelle che non voteranno affatto- abbiamo provato a delineare un orizzonte che ci vede unite perché gli obiettivi condivisi dalle donne in questo Paese misogino e patriarcale sono più significativi di ciò che le divide.
Nel testo si parla della necessità di un cambio di civiltà oggi ostacolato "sia dal progressismo liberal che promuove la logica del dirittismo e fa scomparire le donne nel neutro; sia dal progetto antistorico di quelle destre che sognano di restaurare il patriarcato fermando la libertà femminile".
Cambio di civiltà che si declina in un'altra idea di lavoro, di salute, di cura, dell'abitare; delle necessità dei vecchi, di quelle dei giovani; di violenza come dispositivo del dominio; della solitudine delle madri; della sete di giustizia; dell'inviolabilità dei corpi delle donne e di tutti; della relazione come nuovo soggetto politico al posto dell'individuo armato di diritti.
In un mondo in cui il prometeismo maschile ci ha portati a toccare "il limite di sicurezza della sopravvivenza umana" (ancora Lonzi) anche molti intellettuali uomini, da Marcel Gauchet che parla del "modello materno della buona autorità", a Ivan Jablonka, Alain Touraine, e prima di loro Ivan Illich e Alexander Langer, affermano la necessità di un cambio di civiltà che dall'abiezione di cui il patriarcato li ha fatti oggetto riporti i valori della relazione materna al centro delle comunità umane.
Poi, vero: la premiership Meloni in vista costituirebbe una clamorosa novità storica con cui fare i conti. Del fatto che la novità si sia prodotta a destra anziché a sinistra, dove è sempre prevalsa la cooptazione paritaristica, si è già ragionato proprio su Repubblica in un dibattito aperto da Luca Ricolfi.
Ma il nostro testo non parla di questo. Quel testo vuole essere un dono. Una messa a disposizione di ciò che sappiamo della vita e del mondo per chiunque si ponga in ascolto e intenda farsene politicamente interprete.