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Una certa idea di patria

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Che cosa avrebbe detto Primo Levi nel leggere le prime righe del programma politico con cui la destra italiana si presenta alle elezioni del 25 settembre?
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Chissà cosa avrebbe detto Primo Levi nel leggere le prime righe del programma politico con cui la destra italiana si presenta alle prossime elezioni: "Politica estera incentrata sulla difesa dell'interesse nazionale e difesa della Patria"? Proprio lui che nel 1944 era stato caricato su un carro bestiame e spedito ad Auschwitz in virtù delle leggi razziali che avevano espulso gli ebrei italiani dalla terra chiamata "patria".

In una pagina de I sommersi e i salvati (1986) si sofferma sulla parola "Patria", e scrive: "Si colloca vistosamente fuori del linguaggio parlato: nessun italiano, se non per scherzo, dirà mai "prendo il treno e ritorno in patria". È di conio recente, e non ha un senso univoco; non ha equivalenti esatti in lingue diverse dall'italiano, non compare, che io sappia, in nessuno dei nostri dialetti (e questo è un segno della sua origine dotta e della sua intrinseca astrattezza), n&e…

Chissà cosa avrebbe detto Primo Levi nel leggere le prime righe del programma politico con cui la destra italiana si presenta alle prossime elezioni: "Politica estera incentrata sulla difesa dell'interesse nazionale e difesa della Patria"? Proprio lui che nel 1944 era stato caricato su un carro bestiame e spedito ad Auschwitz in virtù delle leggi razziali che avevano espulso gli ebrei italiani dalla terra chiamata "patria".

In una pagina de I sommersi e i salvati (1986) si sofferma sulla parola "Patria", e scrive: "Si colloca vistosamente fuori del linguaggio parlato: nessun italiano, se non per scherzo, dirà mai "prendo il treno e ritorno in patria". È di conio recente, e non ha un senso univoco; non ha equivalenti esatti in lingue diverse dall'italiano, non compare, che io sappia, in nessuno dei nostri dialetti (e questo è un segno della sua origine dotta e della sua intrinseca astrattezza), né in Italia ha avuto sempre lo stesso significato".

Nel brano, che cerca di spiegare perché gli ebrei tedeschi non fossero fuggiti davanti al nazismo, Levi sottolinea come questo termine indica, a seconda delle epoche, entità geografiche di estensione diversa: dal villaggio o paese in cui si è nati, e dove hanno vissuto i propri padri, all'intera nazione, idea che nel Risorgimento s'è estesa all'intera penisola italiana.

Fa una serie di esempi, da Pascoli, che parla della sua Romagna come il "dolce paese", a Lucia Mondella per cui patria sono i monti con le "cime ineguali" che si scorgono dietro il lago di Lecco. Del resto il detto latino, citato da Cicerone, probabilmente da Pacuvio, suona così: "la patria è dove si sta bene".

Il sostantivo femminile, che tanto piace alla destra italiana, così da metterlo in apertura del suo programma, ha nel suo Dna la terna mussoliniana "Dio, Patria e Famiglia". Viene dal latino patrius, "paterno" e insieme al termine natio (da cui "nazione") aveva un significato culturale e giuridico inferiore a termini come populus e civitas.

Levi ha ragione nel ritenere che il termine patria ha avuto un valore negativo a causa dell'uso patriottico e nazionalista fatto dal fascismo durante il ventennio.

Il "mio paese" è l'espressione che connota in italiano la propria origine geografica, territoriale e linguistica. L'Italia è composta di paesi e città più di qualunque nazione europea, e l'identità geografica, e linguistica, è il dato in cui ci si riconosce.

Per i milioni di emigrati che nell'Ottocento e nel Novecento andavano a cercar fortuna all'estero, la patria era quella piccola porzione di terra in cui si era nati e in cui riposavano i propri cari, e a cui si sperava di ritornare.

Neppure durante la grande emigrazione interna degli anni Sessanta del Novecento, che ci ha così mescolati, il termine "patria" aveva un significato specifico, anzi il pensiero di chi partiva ritornava al "paese" che aveva lasciato.

Certo durante il Risorgimento la parola Patria aveva un significato per chi combatteva per liberare l'Italia dallo "straniero" e ottenere l'unità del Bel Paese. I vocabolari definiscono la patria "il territorio abitato da un popolo a cui ciascuno si sente di appartenere per nascita, lingua, cultura, storia e traduzioni".

Noi non abbiamo come la lingua tedesca due parole per esprimere la complessità di questa parola: Heimat indica il luogo natio e può essere tradotta nella nostra lingua come "piccola patria", mentre Vaterland è la terra dei padri. Nel Risorgimento, poi, il termine era usato in modi differenti. Manzoni non lo ha inserito nella sua poesia Marzo 1821 se non nella dedica al germanico Teodoro Koerner, poeta morto combattendo a Lipsia: uno straniero.

Non è forse venuta l'ora di superare l'idea di nazione e di patria in una Europa? Forse non è un caso il Manifesto di Ventotene, Per una Europa libera e unita, sia stato scritto da tre antifascisti, Altiero Spinelli, Ernesto Rossi e Eugenio Colorni, quest'ultimo ucciso dai militi fascisti pochi giorni prima della liberazione di Roma. La patria è dove si sta bene: in Europa.