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Flat tax, gli errori della destra. Il dibattito tra Boeri e Perotti e la replica di Maurizio Leo

(ansa)
Cosa non funziona nelle proposte di Forza Italia e FdI. La risposta all'intervento di Maurizio Leo, che replica ulteriormente in coda a questo articolo. "Cinque punti per precisare quello che intendo"
3 minuti di lettura

Giovedì scorso abbiamo scritto su queste colonne sulla proposta di flat tax avanzata da Fratelli d'Italia e adottata nel programma della coalizione di destra. Sabato Maurizio Leo, responsabile economico di FdI, ha risposto, chiarendo che l'aliquota del 15 per cento si applica al reddito eccedente il livello più alto dei cinque anni precedenti, e si applica per un solo anno. L'idea è "di creare un meccanismo incentivante, a favore di chi crea ricchezza, di chi lavora, di chi si dà da fare, di chi ci crede... uno stimolo, temporaneo ancorché decisivo, ad alzarsi dal divano, a darsi da fare". Peccato che, messa così, la proposta di FdI sia ancora più balzana di quanto avessimo osato pensare, ed ottenga facilmente l'effetto opposto.

Giovedì scorso abbiamo scritto su queste colonne sulla proposta di flat tax avanzata da Fratelli d'Italia e adottata nel programma della coalizione di destra. Sabato Maurizio Leo, responsabile economico di FdI, ha risposto, chiarendo che l'aliquota del 15 per cento si applica al reddito eccedente il livello più alto dei cinque anni precedenti, e si applica per un solo anno. L'idea è "di creare un meccanismo incentivante, a favore di chi crea ricchezza, di chi lavora, di chi si dà da fare, di chi ci crede... uno stimolo, temporaneo ancorché decisivo, ad alzarsi dal divano, a darsi da fare". Peccato che, messa così, la proposta di FdI sia ancora più balzana di quanto avessimo osato pensare, ed ottenga facilmente l'effetto opposto.


Prendiamo un individuo che cinque anni fa guadagnava 20.000 euro e poi si è "seduto sul divano" (come dice Leo, usando una espressione inutilmente offensiva) per quattro anni. Se si rimette a lavorare, beneficerà di un incentivo (sotto forma di aliquota al 15 per cento) solo se guadagna più di 20.000 euro. Non un grande modo di incentivare la gente ad "alzarsi dal divano". Ma anche se riesce a beneficiare dell'aliquota di vantaggio, sarà solo per un anno. Supponiamo che ora guadagni 22.000 euro: veramente qualcuno crede che essere tassati al 15 anziché al 25 per cento sui 2000 euro in più, un risparmio di 200 euro per un solo anno, sia uno "stimolo decisivo" per cercare lavoro e "alzarsi dal divano" in modo permanente?


Inoltre, come abbiamo messo in luce nel nostro articolo, una tassa così congegnata comporta, anziché una sola aliquota piatta, un'infinità di aliquote diverse, a seconda dell'andamento dei redditi nei cinque anni precedenti. Non un gran modo di semplificare il sistema fiscale. Ma non è finita, in fatto di complicazioni. Per compilare la dichiarazione dei redditi, ogni anno ogni contribuente deve riprendere in mano le proprie dichiarazioni dei cinque anni precedenti. Ma non basterà guardare l'ultima riga. Immaginiamo che il meccanismo di riferisca ai soli redditi da lavoro: se lo scopo è fare "alzare dal divano" sarebbe illogico penalizzare un individuo perché in uno dei cinque anni precedenti un investimento ha fruttato bene. Caf e commercialisti si stanno già fregando le mani, saranno ben pochi i lavoratori dipendenti in grado di compilare la dichiarazione da soli.


Uno degli argomenti principali della flat tax è di far emergere il sommerso. Ma la flat tax di Fratelli d'Italia crea un potente incentivo a non dichiarare redditi estemporanei, perché un anno "buono" con tanto lavoro potrebbe impedire di usufruire dell'aliquota al 15 percento per i prossimi cinque anni.

La flat tax incrementale implica inoltre un aumento della volatilità dei redditi, favorendo chi è in fase di reddito ascendente e penalizzando chi sta subendo un calo del reddito: esattamente il contrario di quanto dovrebbe fare un sistema fiscale

Potremmo continuare, ma crediamo che possa bastare. Solo una curiosità: veramente nessuno nella intera coalizione di destra si è mai chiesto come mai una tassa di questo tipo non esiste in alcun Paese del mondo?


Caro direttore,
Ringrazio per la nuova occasione che mi viene offerta per meglio precisare le nostre proposte, senza spirito polemico e anzi cogliendo gli ultimi spunti emersi sulle vostre pagine. Per punti e solo citandone alcuni.

1. Per amor di verità, non ho mai parlato di quinquennio precedente, bensì di orizzonte pluriennale da valutare anche alla luce del consuntivo di redditi 2021 (ancora da dichiarare); periodo che potrebbe anche essere triennale, senza comunque modificare il senso complessivo della proposta.

2. Riteniamo che la tassazione piatta sul reddito incrementale abbia efficacia incentivante, così come quella già prevista dal 2015 sui premi di risultato dei dipendenti, e comunque non comprendiamo come possa ipotizzarsi l’effetto opposto; il tutto considerato che una immediata tassazione piatta su più ampio spettro sarebbe esposta all’opposta censura di insostenibilità finanziaria.

3. Sul tema della semplificazione e avendo qualche familiarità con i modelli dichiarativi, abbiamo difficoltà a comprendere le critiche, per una norma che potrebbe essere impostata addirittura come automatismo dichiarativo.

4. Anche il mancato incentivo all’emersione del sommerso sarebbe incoerente con l’esperienza e presupporrebbe che si possa rinunciare del tutto a un incentivo, solo perché sfruttandolo un anno se ne potrebbe perdere un pezzo negli anni dopo. D’altro canto, la proposta va inquadrata nella prospettiva di un progressivo addolcimento delle aliquote.

5. Avvantaggiare gli incrementi di reddito è la ratio della misura, per le ragioni che ho cercato di spiegare. D’altro canto, tra i soggetti con redditi ascendenti compaiono spesso i nuovi imprenditori in fase di start-up e comunque i più giovani, magari i neo-laureati ai primi anni di esperienza lavorativa: utilizzare la leva fiscale a loro favore mi pare obiettivo condiviso, da destra a sinistra.
Maurizio Leo