C'è un momento in cui la Storia mondiale cambia e all'improvviso rende strategica l'Italia per i disegni di Vladimir Putin. Tra il 2014 e il 2015 l'occupazione della Crimea e la spedizione militare in Siria spingono l'area di interesse russa nel cuore del Mediterraneo: l'inizio della marcia proseguita con lo sbarco in Libia e la penetrazione verso l'Africa centrale.
A quel punto, le basi della Nato e delle forze americane nella Penisola si trasformano nell'unico bastione contro l'espansione di Mosca. Non a caso, è proprio nel 2015 che la misteriosa Maria Adela Kuhfeldt Rivera inizia la sua missione nel quartier generale atlantico di Napoli.
Ma non è soltanto una questione militare: Roma appare agli occhi del Cremlino come "il ventre molle" dell'Unione Europea, il posto migliore dove cercare referenti politici ed economici. Con qualunque strumento.
Fino ad allora, il mai chiarito rapporto personale tra Silvio…
C'è un momento in cui la Storia mondiale cambia e all'improvviso rende strategica l'Italia per i disegni di Vladimir Putin. Tra il 2014 e il 2015 l'occupazione della Crimea e la spedizione militare in Siria spingono l'area di interesse russa nel cuore del Mediterraneo: l'inizio della marcia proseguita con lo sbarco in Libia e la penetrazione verso l'Africa centrale.
A quel punto, le basi della Nato e delle forze americane nella Penisola si trasformano nell'unico bastione contro l'espansione di Mosca. Non a caso, è proprio nel 2015 che la misteriosa Maria Adela Kuhfeldt Rivera inizia la sua missione nel quartier generale atlantico di Napoli.
Ma non è soltanto una questione militare: Roma appare agli occhi del Cremlino come "il ventre molle" dell'Unione Europea, il posto migliore dove cercare referenti politici ed economici. Con qualunque strumento.
Fino ad allora, il mai chiarito rapporto personale tra Silvio Berlusconi e Putin aveva aperto le porte a ogni genere di collaborazione, inclusa la progettazione comune di armi e aerei ad alta tecnologia, spostando l'asse delle nostre forniture energetiche dal Nord Africa ai giacimenti di gas siberiani.
Le relazioni con il Cavaliere erano così popolari in Russia da spingere l'Fsb - ossia gli eredi del Kgb - a produrre uno spettacolare film d'azione in cui gli 007 del Cremlino salvavano Berlusconi da un attentato jihadista nel centro di Roma.
Anche dopo il declino del leader di Forza Italia, aziende di Stato, oligarchi ed emissari governativi hanno rinvigorito gli investimenti del nostro Paese, considerata la testa di ponte ottimale per trasferire capitali e metterli al sicuro dal rischio di sanzioni.
Altre figure si sono mosse per estendere l'influenza nella sfera politica. Manovre in apparenza senza coordinamento, che adesso però è bene leggere come tessere di un mosaico complessivo, una trama dalle mille sfaccettature e un'unica prospettiva: riuscire a condizionare le scelte della nostra democrazia.
Ci sono operazioni dai contorni ancora oscuri. L'accordo che gemella la Lega a Russia Unita, il partito di Putin, siglato a Mosca da Matteo Salvini nel 2017. E, l'anno successivo, la trattativa condotta dal suo amico Gianluca Savoini nelle sale dell'Hotel Metropol per negoziare accordi petroliferi destinati anche al sostegno della politica: trattative confermate a Report dall'oligarca Konstantin Malofeev, il finanziatore del sovranismo internazionale promosso da Aleksandr Dugin.
Parallelamente, nello stesso periodo comincia la delegittimazione dei partiti che difendono le sanzioni europee: una spinta promossa dai media più vicini al nuovo zar, rinforzata da ondate di fake news sparse sui social da indirizzi anonimi. È l'ouverture di una campagna che non si è più fermata.
Tanti agenti si sono mossi nell'ombra. Nel 2021 l'arresto del capitano di fregata Walter Biot, preso in flagranza mentre intascava il denaro degli 007 russi, ha messo in luce quanto fosse vasta la ragnatela tessuta dalle spie nella capitale e i loro referenti nell'ambasciata: l'ufficiale era in servizio nello Stato Maggiore della Difesa, dove fotografava dossier delicati in cambio di quattrini.
Altre partite si sono giocate alla luce del sole. L'arrivo in Lombardia della spedizione militare per sostenere la lotta al Covid, nata da un colloquio diretto tra Putin e l'allora premier Giuseppe Conte, resta un episodio incredibile: l'unico mai avvenuto nel territorio della Nato, che ha regalato alla propaganda del Cremlino gli argomenti per diffamare l'Europa e ai virologi dell'ex Armata rossa l'occasione di raccogliere informazioni fondamentali sulla pandemia.
Oggi l'invasione dell'Ucraina e lo stallo nel conflitto ha reso ancora più urgente la ricerca di una svolta italiana: solo fermando il flusso di aiuti bellici ed economici a Kiev, Mosca ha una speranza di ottenere la vittoria.
Basta ricordare gli attacchi dell'ex premier Medvedev per rendersi conto di quanto il voto del 25 settembre sia diventato vitale per Mosca. Basta rileggere le frasi pronunciate mercoledì 24 agosto da Mario Draghi per capire quale sia la minaccia che Putin vuole sventare: "Si parla molto di sovranità, ma dipendere per quasi metà delle proprie forniture di gas da un Paese che non ha mai smesso di inseguire il suo passato imperiale è l'esatto contrario della sovranità. Non deve accadere mai più".